domenica, Aprile 5

Afghanistan: un passo verso i negoziati, non un ‘accordo di pace’ Tutte le difficoltà sulla strada verso la pace, che non è ancora detta, in attesa che intanto si firmi l’accordo tra talebani e USA-talebani

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Lo scorso venerdì 21 febbraio il conflitto afgano ha vissuto quella che potrebbe essere una svolta molto importante per il futuro del Paese. I talebani e i rappresentanti degli Stati Uniti hanno rilasciato dichiarazioni in cui confermavano di aver raggiunto un accordo che prevede il graduale ritiro militare degli Stati Uniti dall’Afghanistan,in cambio della promessa dei talebani di interrompere i legami con Al Qaida e altri gruppi terroristici, e di avviare negoziati intra-afgani per risolvere il conflitto più mortale del mondo.
L‘accordo dovrebbe essere firmato il 29 febbraio,a Doha, in Qatar, a condizione che per sette giorni, a partire dallo scorso 22 febbraio, vi siariduzione della violenza’. Il Presidente americano si è detto fiducioso e da più parti si fa appello a non sprecare l’occasione.

Riduzione della violenza’, termine che sarebbe il risultato di un compromesso tra le parti -i talebani sono stati contrari a scendere a compromessi che possano minacciare la coesione del loro movimento, il Governo afghano chiedeva un cessate il fuoco nazionale completo come prerequisito per i colloqui dopo il blocco di settembre- che dovrebbe descrivere sostanzialmente un cessate il fuoco; concretamente significa che le forze di sicurezza statunitensi, talebane e afghane limiteranno le operazioni di combattimento.

Il testo dell’accordo non è stato diffuso, ma secondo gli analisti che seguono la vicenda, nella sostanza dovrebbe essere simile, se non proprio uguale, al progetto di accordo ‘concordato in linea di principio’ nell’agosto 2019, prima che Donald Trump, a settembre, interrompesse le trattative, l’elemento nuovo sembra essere solo la ‘riduzione della violenza’ di tutte le parti sul terreno.

I negoziati intra-afghani dovranno iniziare, secondo questo piano, dieci giorni dopo la firma a Doha. Nell’accordo si prevede anche uno scambio di prigionieri di massa tra talebani e Governo afgano, che potrebbe coinvolgere fino a 5.000 talebani incarcerati e 1.000 membri del personale di sicurezza afgano tenuti prigionieri.

Alti funzionari statunitensi si sono incontrati con il Presidente afghano Ashraf Ghani per discutere dell’attuazione dell’accordo. Nonostante il Governo afgano non partecipi ai negoziati tra Stati Uniti e talebani, sarà un attore critico nella maggior parte dei prossimi passi.

Dopo la firma, il momento più critico saranno i negoziati intra-afghani, da iniziare subito, e ancora non si sa dove. Tali discussioni dovranno affrontare questioni difficili legate a una soluzione politica del conflitto.
Secondo alcuni funzionari statunitensi, riferisce Crisis Group, la ‘riduzione della violenza’ potrebbe continuare mentre proseguono i colloqui, ma non è chiaro se l’accordo specifica la possibilità di tale estensione, e resta da vedere se i talebani saranno concordi. Questo cessate il fuoco sotto mentite spoglie è precario, e il rischio, secondo gli analisti,è quello che si vada incontro a varieincomprensioni, cattiva comunicazione o intenzionalità potrebbero innescare episodi di violenza.
La
squadra negoziale del Governo afgano non è stata ancora ufficialmente annunciata, nonostante le discussioni per più di un anno sulla formazione di una squadra inclusiva, ampiamente rappresentativa. Crisis Group ha appreso chealmeno cinque diversipiani di processo di pacesono stati diffusi da figure diversedell’opposizione politica afgana, tutti sostanzialmente simili nella sostanza, ma che prevedono ruoli e rappresentazioni diverse durante i colloqui.

Non sarà facile per il Governo afgano e i politici dell’opposizione coordinare una posizione unitaria di contrattazione.
La difficoltà si è aggravata dopo che il presidente Ghani è stato dichiarato vincitore delle
elezioni presidenziali dell’anno scorso, il 18 febbraio, un risultato duramente contestato dal suo principale rivale, Abdullah Abdullah, che ha annunciato l’intenzione di istituire un governo parallelo. Molto è in gioco; molti degli oppositori politici di Ghani, che hanno presentato denunce di corruzionedurante ogni elezione presidenziale dal 2009, hanno fatto pressioni per un processo di pace che includesse un governo ad interim con le dimissioni di Ghani.

I negoziati intra-afgani implicheranno questioni cruciali e altamente divisive sulla condivisione del potere nelle sfere politica e di sicurezza, nonché la questione fondamentale se l’Afghanistan rimarrà o meno il tipo di democrazia elettorale che è oggi.
Nessuno di questi problemi può essere risolto rapidamente, avverte Crisis Group. Più si prolungheranno i colloqui, maggiori saranno le possibilità che attori locali, nazionali, regionali creino confusione, seminando diffidenza e violenza.
Si spera che questo accordo tra Stati Uniti e talibani porti effettivamente a una notevole riduzione della violenza e delle vittime da entrambe le parti, pur, avvisano lato USA calibri come James B. Cunningham, ex Ambasciatore americano nel Paese, «mantenendo livelli sufficienti di forze internazionali per sostenere l’antiterrorismo e addestrare, consigliare e assistere. I dettagli e i collegamenti dell’accordo saranno cruciali e nessuno dovrebbe sottovalutare quanto sarà difficile il passaggio dal presente accordo a una soluzione politica». Non solo, Cunningham sottolinea che quello a cui certe correnti dei talebani puntano è il ristabilimento dell’Emirato islamico, che la maggior parte degli afgani respinge. «C’è motivo di credere che almeno alcuni nei vertici talebani abbiano una visione più realistica e sfumata. Ma affinché i negoziati sul futuro dell’Afghanistan continuino e abbiano successo, deve essere chiaro ai talebani che non possono prevalere con la forza e il terrore. In assenza di tale chiarezza, i talebani hanno ben pochi incentivi a scendere a compromessi per adattarsi alle realtà dell’attuale Afghanistan. Questo è il requisito fondamentale per trovare una soluzione politica al conflitto ».

La comunità internazionale può svolgere un ruolo utile se riesce proporre un mediatore neutrale, sostenendo un quadro solido per far progredire i colloqui e impegnandosi a continuare a fornire fondi per lo sviluppo economico dell’Afghanistan, un Paese che ha avuto 100.000 civili uccisi o feriti negli ultimi 10 anni -solo l’anno scorso sono stati uccisi 3.493 civili e 6.989 feriti-, secondo i dati delle Nazioni Unite.

«Quasi nessun civile in Afghanistan è fuggito dall’essere colpito in qualche modo dalle violenze in corso» , ha affermato Tadamichi Yamamoto, rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per l’Afghanistan. «E’assolutamente indispensabile per tutte le parti cogliere l’occasione per fermare i combattimenti, la pace è attesa da tempo».

Quello che sta per iniziare nel Paese è, insomma, l’ennesimo momento cruciale, e questa volta potrebbe essere l’ultimo treno che passa. Quello che sta per essere firmato è un passo verso i negoziati, non di per sé un ‘accordo di pace’, sottolineanogran parte degli analisti.

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