venerdì, Giugno 5

Afghanistan: Trump rilancia ed è pronto a trattare con i talebani

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«Non dirò quando andremo ad attaccare, ma attaccheremo», «Non parleremo di numeri di truppe o del nostro piano per ulteriori attività militari», ha detto Donald Trump nell’atteso discorso alla Nazione dalla base militare di Fort Myer nel corso del quale doveva annunciare la nuova strategia americana in Afghanistan, ma, annunciando uncambio di strategia’, ha dichiarato che sarà espanso l’intervento militare americano in Afghanistan. Decisione presa, ha sottolineato, ‘inchinandosi’ ai consigli dei suoi funzionari militari, che, come previsto, dopo l’uscita di scena di Steve Bannon hanno ricondotto il Presidente su di una linea di politica estera e militare tradizionale.
Quanti saranno gli uomini che andranno a rafforzare il contingente di 8.400 militari al momento impegnati sul terreno il Presidente, dunque, non lo ha detto, ma la Casa Bianca ha lasciato trapelare di aver autorizzato il Pentagono all’invio di altri 4.000 uomini, e il vice Presidente Mike Pence avrebbe informato il Congresso che saranno inviati altri 3.900 militari. L’attuale doppia missione di addestrare e assistere le forze afghane nella lotta contro i talebani e di condurre missioni antiterrorismo contro organizzazioni come al Qaeda o lo Stato Islamico in Iraq e Siria, dovrebbe restare immutata.

«Il popolo americano è stanco di guerra senza vittoria. Condivido la frustrazione del popolo americano», ha detto Trump, e, ammettendo che in campagna elettorale e all’inzio della sua presidenza il suo «istinto originale» era quello del ritiro il prima possibile delle truppe americane da quel Paese –«mi piace seguire il mio istinto, ma per tutta la vita ho sentito che le decisioni sono molto diverse quando si siede dietro la scrivania nello Studio Ovale»-, ha spiegato le tre ragioni per le quali ha cambiato idea, aggiungendo che le organizzazioni dei terroristi saranno «cancellate», «alla fine combatteremo e vinceremo».
Le tre ragioni di Trump per continuare il coinvolgimento statunitense nella guerra afgana a sostegno del Governo di Kabul contro i talebani sono: onorare i soldati americani che sono morti in quella guerra a partire dal 2001; evitare che l’Afghanistan diventi un rifugio per i terroristi che si ritirano da altre aree, «un ritiro frettoloso creerebbe un vuoto che i terroristi – tra cui Isis e Al Qaeda – sarebbero immediatamente riempiti, proprio come avvenuto prima dell’11 settembre», sottolineando la necessità di non ripetere l’errore commesso in Iraq, dove il ritiro precoce degli Usa ha creato un vuoto colmato dall’Isis; stabilizzare l’Asia meridionale, perché «le minacce alla sicurezza che affrontiamo in Afghanistan e nella regione sono immense», ha detto il capo della Casa Bianca, parlando esplicitamente delle minacce che vengono dal Pakistan e sottolineando che Pakistan e India sono Nazioni dotate di bomba nucleare.

Gli sforzi statunitensi saranno diretti a sostenere le forze afghane di sicurezza fino a quando non saranno in grado di combattere da sole i talebani, senza indicare tempi di scadenza e programmi operativi precisi, i tempi saranno dettati dalle condizioni sul terreno. Trump ha però avvertito il Governo afghano che il suo sostegno «non è un assegno in bianco», «il nostro impegno non è illimitato», e che spera di vedere «riforme» e «risultati reali» a breve. Carta bianca, invece, all’apparato militare, al quale spetterà definire il numero di uomini, le modalità, e il se e quando sarà possibile uscire dall’Afghanistan, «le condizioni sul campo e non programmi arbitrari guideranno da ora la nostra strategia».

Altro ‘cambio di rotta’ annunciato, politicamente molto importante, è l’apertura alla possibilità di un accordo politico con i talebani che risolva la lunga guerra in Afghanistan.  Trump ha autorizzato il suo Segretario di Stato, Rex Tillerson, a sostenere i colloqui tra i talebani e il Governo afganosenza precondizioni’. «Potrebbero essere possibili accordi politici che includano elementi dei talebani», ha detto Trump, aggiungendo «ma nessuno sa se e quando questo accadrà». I talebani hanno riguadagnato terreno in Afghanistan dal 2015 e ora, secondo le informazioni in mano al Governo americano, controllano il 40% del Paese. Il pragmatismo di Trump e dei militari anche in questo caso ha la meglio: con una forza che controlla il 40% di un Paese come l’Afghanistan non si può che tentare un accordo, anche perché, ha dichiarato Trump, «Noi non vogliamo costruire Nazioni» a nostra immagine e somiglianza, «andiamo ad ammazzare i terroristi».

Immediata la risposta dei talebani, i quali hanno liquidato la nuova strategia per l’Afghanistan annunciata dal Presidente Usa con un ‘niente di nuovo’ . Il suo discorso «non presenta novità ed è stato molto poco chiaro», ha commentato il portavoce Zabiullah Mujahid. I talebani, anzi, hanno avvertito che l’Afghanistan diventerà il ‘cimitero’ degli Usa: «Se l’America non ritira le sue truppe dall’ Afghanistan, presto l’Afghanistan diventerà il cimitero di questa superpotenza nel 21esimo secolo», ha affermato Mujahid.

Duro il monito lanciato da Trump al Pakistan, accusato di proteggere i terroristi. «Non possiamo più tacere sui porti sicuri del Pakistan per le organizzazioni terroristiche, i talebani e gli altri gruppi che rappresentano una minaccia», ha dichiarato Trump, avvertendo Islamabad che «ha molto da perdere se continua ad ospitare criminali nostri nemici mentre da noi riceve miliardi».
«Oggi ci sono 20 organizzazioni terroristiche» tra Afghanistan e in Pakistan, la più alta concentrazione al mondo, ha proseguito Trump, sottolineando come Islamabad ha un arsenale nucleare e come le tensioni con l’India potrebbero degenerare in una guerra. «Dobbiamo fermare il riemergere di porti sicuri che consentono ai terroristi di minacciare l’America e dobbiamo evitare che armi e materiale nucleare arrivino nelle mani dei terroristi», auspicando anche un maggiore coinvolgimento dell’India a fianco dell’America e più sforzi agli alleati Nato.

Una svolta nella politica estera di Donald Trump sottolineata da tutti gli analisti politici, un successo per le lobby militari e soprattutto per l’industria militare. Con l’annuncio di questa notte l’intervento militare in Afghanistan potenzialmente non ha più un orizzonte di conclusione, i costi stellari dell’intervento militare americano nel Paese si potranno dilatare all’infinito. E, Afghanistan a parte, ora si tratterà di capire se e come questo cambio di rotta influirà  -come sembra- sugli altri teatri sui quali sono impegnati gli USA  -a partire dalla Siria fino all’Iraq-, la ‘guerra permanente’ auspicata dal Pentagono potrebbe essere insita nell’annuncio appena fatto daTrump .

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