martedì, Agosto 4

Afghanistan: passi in avanti o passi indietro? Dopo l' attentato all' Hotel Intercontinental, nuovo raid aereo americano, emblema, insieme alla pressione sul Pakistan, della nuova strategia di Donald Trump per uscire dallo stallo del conflitto

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L’ invio di altri uomini – la nuova Amministrazione li ha raddoppiati nell’ ultimo anno – non costituisce di per sé un approccio rivoluzionario: già Obama lo aveva fatto, anche se in misura più consistente (100.000 uomini), lasciando, alla fine del suo secondo mandato 8000 uomini sul territorio, ma con risultati scarsi per non dire opposti alle aspettative che hanno visto i Talebani – ha fotografato in ottobre l’ Ispettorato Speciale per la ricostruzione dell’Afghanistan –  arrivare a controllare oltre il 13% dei 407 distretti dell’Afghanistan e a contendere un altro 30%, traendo dalla produzione e gestione del traffico di droga la principale fonte di finanziamento. A cambiare veramente, le concessioni fatte dal Comandante in Capo ai Generali, a cui è stata data carta bianca, conferendo maggiore autorità e rimuovendo le scadenze temporali.

Le direttrici, dunque, esplicate dal Presidente americano a fine agosto 2017, sono: «Primo, la nostra nazione deve cercare un esito onorevole e duraturo degno degli enormi sacrifici che sono stati fatti, specialmente i sacrifici delle vite … In secondo luogo, le conseguenze di una rapida uscita sono sia prevedibili che inaccettabili … Terzo e infine, ho concluso che le minacce alla sicurezza che affrontiamo in Afghanistan e nella regione più ampia sono immense».

«In Afghanistan, le nostre truppe non sono più minate da scadenze artificiali e non diciamo più ai nostri nemici dei nostri piani. Stiamo iniziando a vedere i risultati sul campo di battaglia. E abbiamo chiarito al Pakistan che, mentre desideriamo una collaborazione continua, dobbiamo vedere un’azione decisiva contro i gruppi terroristici che operano sul loro territorio. E ogni anno effettuiamo ingenti pagamenti in Pakistan. Devono aiutare» ha detto il Presidente americano annunciando la “nuova strategia” degli Stati Uniti.

Proprio, nei primi giorni del nuovo anno, Trump è tornato a puntare il dito contro il Pakistan accusando di non fare nulla contro i Talebani, contestando l’ inutilità dei 33 miliardi di dollari di aiuti forniti dal 2002, annunciando la revoca dei fondi militari (oltre 255 milioni di dollari) e aprendo la strada alla Cina.  Islamabad, dal canto suo, ha convocato l’ ambasciatore degli Stati Uniti e pochi giorni dopo la Rappresentante permanente degli Stati Uniti, Nikki Haley, all’ ONU ha spiegato che «il Pakistan ha fatto il doppio gioco per anni: talvota lavorano con noi e poi ospitano anche i terroristi che attaccano le nostre truppe in Afghanistan. Quel gioco non è accettabile». «Abbiamo contribuito e sacrificato di più nella lotta al terrorismo internazionale e portato a termine la più grande operazione di controterrorismo in tutto il mondo. Gli Stati Uniti non dovrebbero spostare la colpa per i propri errori e fallimenti sugli altri. Possiamo rivedere la nostra cooperazione se non è apprezzata » ha risposto Maleeha Lodhi, Rappresentante del Pakistan alle Nazioni Unite.

Di ritorno da una visita a Kabul dei 15 membri del Consiglio di Sicurezza ONU, la prima dal 2010, Nikki Haley ha affermato che l’Afghanistan si sta avvicinando a tenere colloqui di pace con i talebani a seguito di una nuova strategia afgana messa in atto dagli Stati Uniti l’anno scorso. «Stiamo vedendo che siamo più vicini ai colloqui con i talebani e al processo di pace di quanto abbiamo visto prima», chiarendo come i funzionari afgani «stanno iniziando a vedere i talebani concedere, stanno iniziando a vederli muoversi verso il tavolo». «La politica degli Stati Uniti sull’Afghanistan sta funzionando. Lavoreremo davvero per un processo di pace, con l’obiettivo che non vogliamo più che l’Afghanistan sia un rifugio sicuro per il terrorismo» ha aggiunto l’ Ambasciatrice, manifestando di aver ricevuto la richiesta dalle autorità di Kabul di esercitare nuove pressioni sul Pakistan «per venire al tavolo e cambiare il loro comportamento», magari chiedendo di imporre nuove sanzioni.

L’ambasciatore dell’ONU del Kazakistan Kairat Umarov, l’attuale presidente del Consiglio di sicurezza dell’ONU che ha guidato la visita a Kabul, ha constatato che i membri hanno espresso timore per «la persistenza dell’insicurezza, in particolare con l’intensificazione delle attività terroristiche nel nord e nell’est dell’Afghanistan e il raggruppamento di stranieri combattenti terroristi provenienti dalla Siria e dall’Iraq in Afghanistan».

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