sabato, Gennaio 25

Afghanistan: passi in avanti o passi indietro? Dopo l' attentato all' Hotel Intercontinental, nuovo raid aereo americano, emblema, insieme alla pressione sul Pakistan, della nuova strategia di Donald Trump per uscire dallo stallo del conflitto

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Nella giornata di sabato scorso, un tremendo attentato è stato lanciato dai Talebani all’ albergo Intercontinental di Kabul in Afghanistan: almeno 22 i morti, oltre 40 secondo il portavoce del ministero della Sanità, Waheed Majroh. Tra le vittime dell’ attacco, durato più di 12 ore e conclusosi con l’ uccisione di tutti e sei i terroristi, 6 cittadini ucraini. A detta del portavoce del Ministero dell’ Interno, Nasrat Rahimi, due membri del commando che ha «ha usato pistole, kalashnikov e granate e uno di loro indossava una cintura esplosiva», avevano dormito in albergo. «Erano circa le 20:30 … erano seduti in un angolo dell’albergo e hanno subito iniziato a sparare» ha rivelato un testimone, un dipendente dell’ hotel, alla France Presse.

Risale a ieri, invece, la notizia del rapimento di una dipendente delle Nazioni Unite e di suo figlio nella zona di Khair Khana nella capitale afghana Kabul. Secondo la tv afghana Tolo, la donna sarebbe stata sequestrata mentre accompagnava il figlio a scuola prima di andare al lavoro e stando alle notizie riportate dall’agenzia di stampa afghana Pajhwok, la donna rapita sarebbe membro dello staff del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (Unfpa).

A poche ore dalla strage dell’ albergo di Kabul, gli Stati Uniti avrebbero effettuato una serie di raid aerei: secondo alcuni media internazionali, almeno 60 i talebani periti, tra cui il noto comandante Turabi.  I bombardamenti si sarebbero concentrati in due distretti della provincia di Paktika, nel sudest del Paese.

L’aviazione statunitense ha da poco schierato in Afghanistan aerei A-10 Thunderbolt per fornire supporto a corto raggio alle truppe americane e afghane. “Mossa nuova, ma di un vecchio gioco” l’ ha definita il Washington Post. Certamente è l’emblema delle intensioni dell’ Amministrazione Trump di intensificare le operazioni militari e il coinvolgimento militare americano contro i talebani, oltre 16 anni dopo gli attacchi dell’11 settembre. Gli A-10, provenienti  dalla 303esimo Squadrone di combattimento della Base di Whiteman nel Missouri, sono partiti meno di 24 ore dopo essere arrivati ​​all’aeroporto di Kandahar venerdì 19 gennaio.

«Questa ulteriore potenza aerea darà loro il vantaggio decisivo necessario per avanzare con sicurezza» avrebbe dichiarato il generale Jeffrey Harrigian del Comando Centrale dell’ Asia centro-orientale dell’ Air Force americana a Fox News, precisando che «dal momento che abbiamo applicato una maggiore pressione sui talebani e sulle loro fonti di entrate con un’aerea di precisione, abbiamo acquisito un notevole slancio nei nostri sforzi per costringerli a riconciliarsi o affrontare la sconfitta». Oltre agli A-10, il Comando Centrale dell’Aeronautica americana avrebbe nuovi droni MQ-9 Reaper e elicotteri HH-60G.

Va detto che, dopo la parentesi della Presidenza di Barack Obama che aveva aperto a dialoghi di pace con i Talebani, Donald Trump, che ha più volte accusato i suoi predecessori, soprattutto George W. Bush, di non aver tutelato gli interessi americani nell’ ‘esportare la democrazia’, ha deciso di ridare vigore la lotta alla minaccia terrorista talebana e qaedista rinforzando, seppur con la dovuta cautela, la presenza militare a stelle e strisce sul territorio. Le statistiche della Missione Onu per l’Afghanistan avrebbero registrato dal 1° gennaio al 30 settembre 8019 vittime civili di cui 2640 morti e 5329 feriti.

Al momento, prosegue l’ inquietante avanzata dei miliziani dell’ Isis, in ritirata in Siria: infatti sebbene fossero presenti in Afghanistan dal 2014, gli affiliati all’ Islamic-State Khorasan Province (Is-K) nell’ ultimo periodo, anche grazie ai social network, sono andati dilagando nel Paese, sfruttando le divisioni tra la maggioranza sunnita pashtun e la minoranza sciita hazara, rivendicando dall’estate del 2016 circa 20 attentati, la maggior parte dei quali dopo la ‘madre di tutte le bombe’, da una decina di tonnellate, sganciata nell’ aprile dello scorso anno.

Un mese fa, il governatore della provincia di Helmand, Hayatullah Hayat, fece sapere che i marines americani sarebbero tornati, dopo più di tre anni di assenza. Più recentemente, il Pentagono ha confermato lo schieramento nel Paese della 1a Security Assistance Force Brigade (SFAB), nel tentativo di aumentare la preparazione dell’esercito afghano. Queste speciali Brigate dovrebbero agevolare la coordinazione tra gli operatori americani e i Paesi in cui operano. Aumentare le capacità dell’ esercito afghano per esercitare pressioni sui Talebani era la necessità manifestata dal Generale Joseph Votel del Comando Centrale per il Medioriente. L’obiettivo americano – ha detto Votel – è concentrare gli sforzi e ottenere il più velocemente possibile dei successi nell’ imminente ‘stagione dei combattimenti’, esemplificando, per così dire, la nuova strategia di Donald Trump.

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