domenica, Giugno 7

Aerospazio e Difesa: Fermiamo la caccia grossa di Parigi A Parigi ci guardano. Il Governo attento a rinnovare alcune posizioni apicali. Occorre sorvegliare i piani di intervento che stanno circolando per evitare che pericolose alleanze possano danneggiare il lavoro fin ad ora svolto

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Costretto a un isolamento necessario alla tutela dei lavoratori e alla prevenzione del contagio da coronavirus COVID-19, il mondo delle industrie e delle imprese sta vivendo uno stato di crisi senza precedenti. A farne le spese sono tutti. L’economia è ferma, fatti salvi alcuni comparti, primo tra tutti l’alimentare. Ma il campo delle attività di avanguardia va tenuto sotto un controllo particolare, perché la sua tutela può rappresentare la salvaguardia per la ripresa delle attività più promettenti da parte di ogni Nazione, e anche la messa in sicurezza da eventuali azioni militari che possono svilupparsi in un futuro vicino.

In Italia non sono mancate critiche di chi troppo frettolosamente classifica guerrafondaie le aziende che producono sistemi di difesa.
Solidarietà pelosa’ definisce ieri un giornale delle frange più estreme, le attività di rilevanza strategica e non riesce a comprendere che non è questo il momento della riconversionedella produzione bellica a favore di quella medico-sanitaria’.
Primo perché non è immediato il passaggio da una tecnologia all’altra. E non sarebbe compito di un analista assumere questo concetto, piuttosto quello di domandarsi chi e perché in passato ha sguarnito il sistema sanitario nazionale lasciandolo senza medici e senza macchinari adeguati.
In seconda battuta, poi, è importante sottolineare che proprio il momento di maggior crisi è tempo di proteggere tutto quanto si è fatto nei campi più spinti della scienza industriale, piuttosto che smantellarli, per evitare che alcuni dei prodotti di punta vengano fagocitati a prezzi stracciati dalle potenze straniere e rivenduti con marchi estranei.

Non è un caso che in questi giorni di estrema incertezza causata dalla crisi legata a Covid-19, a Parigi si segua con grande attenzione l’evolversi di una storia piena di incognite e cosparsa di insidie per aerospazio e difesa.
La Francia, si sa, ha la maggior concentrazione di industrie e agenzie del settore e non meraviglia che in questo momento sia il fulcro delle discussioni più intransigenti da parte di imprenditori, operatori commerciali e capi azienda. Ma ricordiamo tutti che l’Italia è la terza potenza industriale del Vecchio Continente e il suo peso è assai superiore a quello narrato dal solito pressapochismo da strapazzo.

In un suo articolo molto recente Michele Nones, vicepresidente dell’Istituto Affari Internazionali, ha messo in evidenza i pericoli che corrono le nostre imprese dell’aerospazio, sicurezza e difesa nell’essere scalate. È già avvenuto in passato, quando nel principio dell’efficientamento del sistema industriale italiano e nella smania inconsapevole di ridurre la presenza pubblica nelle imprese di Stato, si è aperto agli investitori privati, ma non si sono mantenute le capacità tecnologiche e industriali sul territorio e molti settori sono stati indeboliti da strategie politiche, finanziarie e industriali in contrasto con i nostri interessi nazionali, e il sistema normativo e procedurale non ha impedito le acquisizioni in contrasto con gli interessi essenziali della sicurezza nazionale. Molto è stato trascurato in questi anni anni. Ora, però, sembra che qualcosa stia cambiando e che il Governo stia ponendo una maggiore attenzione nella scelta di chi guida realtà così delicate. Non è presto per dirlo e del resto occorre essere molto veloci nelle decisioni.

Nones vede, giustamente, nella garanzia della sovranità tecnologica e industriale un campo di fondamentale importanza, sia in termini di deterrenza sia di intervento. E se è vero che i grossi gruppi mondiali sono sull’orlo del baratro, occorre sorvegliare i piani di intervento che stanno circolando su tavoli delle principali capitali mondiali per evitare che pericolose alleanze possano danneggiare il lavoro fin ad ora svolto.

E proprio quando si vive un momento di carico di ordini, prospettive di finanziamenti certi e un parco di prodotti competitivi, si può affrontare con maggiore determinazione la competizione, senza alcun timore di sudditanza.

Come dicevamo, in questi giorni stiamo osservando un governo attento a rinnovare alcune posizioni apicali. Il processo è comprensibilmente lungo, e dovrà essere articolato su mandati molto chiari. Noi riteniamo che sia necessario essere attenti alla tutela del proprio patrimonio e delle proprie conoscenze. Solo così si eviterà l’assalto indiscriminato, saltando certamente gli spiriti di nazionalismo troppo spinto e di isolamento industriale: ma non per questo, rinunciando alla propria identità e alla dignità di attività di un livello pari ai massimi livelli.

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