lunedì, Novembre 18

Aeolus, alla ricerca del vento perduto È in volo una sonda europea per lo studio di venti

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Quando chi scrive – bambino – chiese cosa fosse il vento, un buontempone molto saggio gli rispose semplicemente: “l’aria che ha fretta”. Da allora il tempo e un’istruzione piuttosto severa hanno provato a dargli diverse definizioni: la più semplice è che si tratta di un movimento dell’aria rispetto alla terra, determinato da differenze di pressione atmosferica tra porzioni geografiche adiacenti; e chi si è trovato in spiaggia in quest’estate bizzarra ne deve aver ben compreso il significato, vedendosi volare ombrelloni e borse dopo momenti di assoluta calma climatica. Tuttavia il fenomeno, nella sua semplicità è assai complesso come tutti gli eventi naturali e l’uomo che fin dalla sua preistoria ne ha beneficiato sia per la navigazione che per la produzione di energia e per l’agricoltura, oggi nella sua evoluzione ha ben pensato di studiarne gli effetti in modo sistematico, abituandosi a conviverci e a fruttarne le sue capacità, visto che già dai tempi di Ulisse, il poeta Omero attraverso i suoi versi così sempre attuali fece ben comprendere ai suoi seguaci che fosse impossibile governarlo.

Così il movimento di una massa d’aria atmosferica da un’area con alta pressione a una con bassa -ovvero il vento nell’atmosfera- da marzo del prossimo anno verrà studiato attraverso una sonda che permetterà di migliorare scientificamente le previsioni meteorologiche. È Aeolus, appena lanciato con la dodicesima missione di Vega, il vettore prodotto nella nostra Colleferro e frutto di un’idea degli scienziati italiani che sono stati i pionieri dei voli spaziali nel nostro Paese. «L’Italia è molto presente in questa missione» – ha dichiarato il presidente dell’Asi Roberto Battiston, commentando la partenza avvenuta lo scorso 22 agosto dal poligono europeo di Kourou, in Guyana francese, dopo il rinvio di 24 ore a causa dei venti in quota. E qui ci evitiamo ogni scontata ironia!

E alla base della Caienna, affacciata sull’Oceano Atlantico era presente anche Samantha Cristoforetti che si è detta soddisfatta di essere per la prima volta allo spazioporto europeo, per assistere alla grande sfida tecnologica, così innovativa di misurazione della velocità dei venti.

Acronimo di Atmospheric Dynamics Mission, ADM Aeolus è il quinto satellite del Living Planet Programme dell’Agenzia Spaziale Europea, con un nome necessariamente dedicato al dio dei venti, quello che secondo la mitologia albergava nell’arcipelago delle Eolie. Nel Mare Nostrum. Ma qui sarebbe facile ogni divagazione che nulla ha a che spartire con il luogo di contesa che sta diventando in questi caldi giorni di agosto nostrano!

La sua mission, quella di Aeolus è di migliorare la conoscenza dell’atmosfera e della meteorologia registrando e monitorando le condizioni in varie parti del mondo per sviluppare modelli climatici da utilizzare per prevedere il comportamento futuro del sistema ambientale. Il satellite è costruito da Airbus Defence and Space; tra i suoi strumenti c’è Aladin che è un lidar, ovvero un dispositivo che permette di determinare la distanza di un oggetto o di una superficie utilizzando un impulso laser nell’atmosfera. Il sistema è stato costruito negli stabilimenti della Leonardo a Campi Bisenzio e a Pomezia.

Aeolus genererà circa 100 profili del vento ogni ora. Grazie a queste informazioni gli scienziati potranno modellizzare l’ambiente per prevederne l’efficacia dei comportamenti, ma anche gli effetti di inquinamento e delle variazioni termiche di sua conseguenza.

La sonda, di circa 1,3 tonnellate, è stata lanciata su un’orbita eliosincrona a 320 km di altezza e la sua missione ha una durata prevista di 3 anni.

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