giovedì, Novembre 14

Accordo General Motors-sindacati: verso il rinnovo del contratto L'intesa potrebbe porre fine a uno dei più lunghi scioperi che il colosso abbia mai affrontato

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Dopo un lungo braccio di ferro, General Motors e il sindacato United Auto Workers (Uaw) sembrano aver raggiunto un accordo di principio per quanto concerne il rinnovo del contratto quadriennale di lavoro che potrebbe porre termine allo sciopero che si protrae ormai dallo scorso 15 settembre. A partire da quella data, i lavoratori iscritti all’Uaw hanno infatti incrociato le braccia per intensificare la pressione sul gigante automobilistico e costringerlo così a concedere loro salari più elevati, benefit accresciuti, oltre che a riaprire complessi produttivi chiusi o a rischio chiusura per effetto dello stallo a cui le parti in causa erano giunte in merito alle trattative sul rinnovo del contratto.

Lo sciopero a oltranza coinvolge quasi 50.000 lavoratori operanti in 31 impianti disseminati in tutti gli Stati Uniti, e segna la prima presa di posizione netta dell’Uaw contro General Motors dal 2007, quando ragioni di sicurezza sul posto di lavoro indussero alla mobilitazione quasi 75.000 dipendenti occupati in oltre 80 fabbriche.

La scorsa settimana, i vertici dell’Uaw hanno invece manifestato soddisfazione per la piega presa dalle negoziazioni, anche se lo sciopero  è proseguito regolarmente in ragione del fatto che la sua revoca dipendeva dagli esiti di una riunione sindacale su cui gli iscritti all’Uaw saranno chiamati ed esprimere il proprio parere mediante un voto a maggioranza. Pur non essendo stati pubblicati i dettagli dell’accordo di massima, voci di corridoio sostengono che General Motors abbia accolto pare assai rilevante delle richieste messe sul tavolo dai vertici sindacali. Al punto che, secondo le rivelazioni più accreditate, l’intesa sarebbe costata al colosso qualcosa come 1,5 miliardi di dollari che andranno a gravare sul bilancio della seconda metà del 2019. L’impatto preciso si potrà valutare soltanto a partire dal prossimo 29 ottobre, quando General Motors – già sotto pressione per la contrazione del mercato automobilistico statunitense – presenterà i conti del terzo trimestre. Per quanto onerosa, l’intesa rappresenta comunque un considerevole passo in avanti per l’azienda; basti pensare che, secondo le stime, la paralisi di un impianto di assemblaggio sarebbe costato a General Motors  una perdita pari a ben 1,3 milioni di dollari all’ora. E non va dimenticato che la casa automobilistica, inizialmente persuasa di poter resistere al blocco della produzione determinato dallo sciopero grazie agli oltre 800.000 veicoli accumulati, si vide ben presto costretta a prendere in considerazione la possibilità concreta di rinviare il lancio di nuovi su cui tuttora vengono riposte grandi aspettative, a partire dalla nuova Chevrolet Silverado e dal pick-up serie Sierra.

Inoltre, la notizia dell’accordo – destinato con ogni probabilità a fungere da modello per future intese con le altre due grandi case automobilistiche statunitensi, vale a dire Ford e Fiat-Chrysler – ha consentito al marchio di recuperare terreno sui listini, dopo il crollo patito nelle due settimane successive all’inizio dello sciopero, il più lungo che General Motors abbia mai affrontato fin dagli anni ’70.

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