venerdì, Novembre 15

Accordi commerciali UE-EAC bloccati, Bruxelles inizia la guerra mediatica

0
1 2 3 4


Consapevole che gli argomenti in difesa degli accordi economici EPA rischiano di essere confusi con la propaganda e non risultare credibili, l’Unione Europea tenta dicomprare’ l’assenso di importanti Paesi africani quali la Tanzania, Paese chiave nella East African Community. Contemporaneamente al rifiuto della Tanzania di firmare gli accordi EPA, Bruxelles concede 180 milioni di Euro per potenziare il settore energetico grazie alla collaborazione con la German Development Bank e l’Agenzia Francese per lo Sviluppo. Questo finanziamento si aggiunge a quello recentemente concesso per lo sviluppo agricolo ed energetico 2014-2020, pari a 626 milioni di Euro di cui la prima tranche di 205 milioni è stata già versata. Il Governo di Dodoma ringrazia, evidenziando il positivo ruolo europeo per lo sviluppo nazionale ma rimane ferma sulla sua decisione di non firmare gli accordi EPA.

Durante il 18° summit della East African Community la questione delle relazioni commerciali con l’Europa non è stata risolta. Il paragrafo 7 del comunicato congiunto del 18° Summit EAC difende la mancata firma degli accordi commerciali con l’Europa e il diritto degli Stati membri indecisi di esaminare attentamente le conseguenze del partenariato proposto da Bruxelles. Nessuna ritorsione sarà presa verso Kenya e Rwanda che hanno firmato come entità statali singole gli accordi. Il comunicato informa che entro un mese il Parlamento di Arusha comunicherà alla UE le sue condizioni per l’accordo, chiedendo la fine delle sanzioni economiche europee sul Burundi, considerate una condizione fondamentale per la firma degli accordi EPA. Di fatto il comunicato congiunto blocca nuovamente la firma degli accordi commerciali.

Il futuro delle relazioni commerciali europee nell’Africa Orientale dipende dal Presidente ugandese Yoweri Kaguta Museveni, attuale Capo della East African Community. È in questo senso che va letta la rassicurante intervista rilasciata dagli Ambasciatori Schmidt e Fornara al The East African. Al riguardo Museveni è chiaro: occorre un consenso comune degli Stati membri per firmare gli accordi economici con l’Europa, soggetti a una profonda revisione proposta dalla East African Community e alla fine delle sanzioni verso il Burundi. A questo imbarazzante tema strettamente legato alla crisi politica e alla violazione dei diritti umani causata dal regime HutuPower del ex presidente e ora dittatore Pierre Nkurunziza, l’Ambasciatore europeo alla EAC: Roeland Van De Geer, risponde chiarendo che  «le sanzioni rimarranno in vigore fino a quando la situazione in Burundi non cambierà».

Se il Parlamento Europeo sarà convinto che accontentare la richiesta di Museveni possa far firmare gli accordi EPA, troverà il modo di giustificare la fine delle sanzioni economiche al Burundi nonostante che le violazioni dei diritti umani, crimini contro l’umanità e possibilità di una deriva genocidaria stiano aumentando. È triste constatare che i valori democratici non siano da anni al centro delle decisioni economiche del blocco europeo rendendolo un interlocutore come gli altri: interessato solo al commercio anche sulla pelle delle popolazioni africane. L’Unione Europea non rappresenta alcun modello se non l’esempio storico di una serie incredibile di errori che stanno facendo collassare l’unione politica ed economica con il rischio di un ritorno alle guerre tra Stati europei. L’Europa, per la sua attitudine aggressiva coloniale mantenuta fino ad ora, inizia a rappresentare il peggior blocco economico mondiale con cui fare affari. Ora ha lanciato una campagna mediatica per convincere della bontà e convenienza degli accordi EPA proposti e fino ad ora rifiutati. Non facciamoci ingannare. Questi accordi, senza profonda revisione a vantaggio dell’Africa, non vanno firmati”, ci spiega un docente della Università del Burundi in esilio forzato a Kampala.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore