venerdì, Novembre 15

Accordi commerciali UE-EAC bloccati, Bruxelles inizia la guerra mediatica

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Secondo lo studio europeo l’EPA rappresenterebbe la miglior opportunità economica per l’Africa e il mancato raggiungimento dell’accordo avrebbe pesanti conseguenze per l’economia del Continente. Lo studio si concentra sulla Comunità Economica dell’Africa Orientale esaltando i guadagni di tale accordo. Gli Stati membri della EAC, grazie alla firma degli accordi, registrerebbero un aumento della crescita economica annua del 0,3% e del benessere delle popolazioni del 0,2%. Le esportazioni verso l’Europa aumenterebbero del 13%. Anche l’industria locale trarrebbe vantaggi.

Il rapporto europeo è stato accolto con molto scetticismo. Viene confutata la tesi che l’industria locale trarrebbe vantaggi dal EAP. La libera circolazione dei prodotti manifatturieri europei esenti dalle tasse doganali creerebbe una concorrenza sleale rispetto ai prodotti manifatturieri africani, che si troverebbero svantaggiati nei propri mercati interni. Il prevedibile calo delle vendite distruggerebbe sul nascere le industrie dell’Africa Orientale che stanno sorgendo grazie alla collaborazione economica tra imprenditori africani, indiani e cinesi. Si sospetta, inoltre, che i prodotti UE che sarebbero esportati in Africa potrebbero avere qualità inferiore a quelli prodotti localmente e potrebbero non rispettare le rigorose normative europee sulla tutela della salute dei consumatori approfittando delle lacune legislative ancora riscontrabili in vari Paesi africani.

Il rapporto avverte del rischio di disintegrazione della East African Community in caso continui l’attuale situazione di adesione alla EAP sulla base delle decisioni dei singoli Stati. La EAC perderebbe grosse opportunità di esportare i propri prodotti sui mercati europei, il che porterebbe ad un declino dei fondi europei in sostegno dell’agricoltura (la UE è il principale finanziatore dello sviluppo agricolo dell’Africa Orientale) e metterebbe a rischio esportazioni EAC strategiche, quali quella agricola keniota che rappresenta il 20% delle esportazioni in Europa, capace di generare un fatturato pari a 1 miliardo di dollari annui.

Dinnanzi alle difficoltà che la neo nata rivoluzione industriale africana dovrebbe affrontare causa gli accodi commerciali a esclusivo vantaggio della Unione Europea, diventano insignificanti gli aumenti ipotizzati della crescita economia e benessere delle popolazioni che hanno percentuali inferiori al 0,5%. Se si esamina che il tasso di crescita economica annua più basso in Africa è del 4% un aumento del 0,3% è considerato dagli esperti economisti africani un non-beneficio, soprattutto se paragonato con gli accordi commerciali siglati con Stati Uniti, Cina e India capaci di assicurare una tasso di crescita economica del 1,08%.

Gli economisti africani fanno notare che la maggior parte delle esportazioni verso l’Europa riguardano prodotti agricoli coloniali (tè, caffè, cotone), minerali e idrocarburi. Tutti prodotti che possono trovare facilmente altri mercati. Le previsioni catastrofiche del calo di esportazioni keniote sarebbero addirittura infondate. Il Kenya ha firmato separatamente l’accordo EPA con l’Unione Europea. Un accordo che rimarrebbe valido anche se la East African Community non firmasse come blocco economico.
Alcuni economisti africani considerano il rapporto presentato dalla Unione Europea come tendenzioso e i dati  alterati per convincere gli Stati africani a firmare un accordo che non va firmato con una Unione Europea che si sta progressivamente sgretolando.
Il nocciolo duro degli economisti euro-pessimisti consiglia di concentrarsi su altre realtà economiche mondiali più credibili: America del Nord, Russia, Cina, Commonwealth e BRICS. Gli accordi commerciali EPA sarebbero tesi solo a mantenere il controllo europeo sulle materie prime africane e l’economia coloniale, sempre più rifiutata in Africa, dove alta è la richiesta di raggiungere l’indipendenza economica dopo aver conquistato quella politica negli Anni Sessanta.
Gli euro-pessimisti africani sottolineano che non si verificheranno perdite nelle esportazioni verso l’Europa e sono convinti che il fallimento della EPA sarà a tutto vantaggio dei Paesi Africani. L’Unione Europea diventerebbe debole e disposta a firmare accordi con i singoli Stati pur di assicurarsi una percentuale (ridotta) dei minerali e idrocarburi. Inoltre i Paesi africani possono usare la Gran Bretagna per accedere al largo mercato del Commonwealth, considerato più dinamico e interessante di quello europeo.

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