martedì, Luglio 16

Accordi commerciali UE-EAC bloccati, Bruxelles inizia la guerra mediatica

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La East African Community (EAC) sta divenendo un serio problema per l’espansione del commercio europeo in Africa. La Comunità Economica dell’Africa Orientale non ha firmato gli Accordi di Partenariato Economico (conosciuti sotto la sigla anglofona di EPA -Economic Partnership Agreement).
Solo due Stati membri hanno firmato separatamente l’accordo commerciale con l’Unione Europea: Kenya e Rwanda.  La Tanzania rimane ferma sulle sue posizioni: nessun accordo prima di specifici studi relativi all’impatto sull’economia nazionale di questi accordi. Una decisione presa lo scorso anno dal Parlamento di Dodoma che impose al Governo di non firmare gli accordi EPA in quanto metterebbero a rischio la nascente industria locale. Il Burundi lega la firma degli accordi alla fine delle sanzioni europee (richiesta avanzata nei giorni scorsi proprio da EAC) imposte a causa delle inaudite violazioni dei diritti umani e crimini contro l’umanità commesse dal Presidente Pierre Nkurunziza illegalmente al potere dal luglio 2015. L’Uganda ha promesso di firmare ma al momento attuale nessun atto concreto è stato fatto.

Le reticenze della EAC agli accordi commerciali proposti dalla UE sta compromettendo l’insieme dei accordi commerciali con il Continente. Secondo i dati forniti lo scorso aprile dalla Unione Europea gli accordi EPA stanno subendo significative resistenze in molti Paesi africani. In Africa Occidentale solo 2 Paesi su 18 hanno firmato gli accordi: Costa d’Avorio (novembre 2008), Ghana (luglio 2016). In Africa Centrale solo un Paese su 10 ha firmato: il Camerun. Nell’Africa Sud Occidentale solo 4 Paesi su 11 hanno firmato: Isole Mauritius, Isole Seychelles, Madagascar e Zimbabwe. Solo nell’Africa Settentrionale l’Unione Europea è riuscita a concludere la firma (ottobre 2016) con gli Stati membri della Southafrican Development Community SADC (Comunità per lo Sviluppo dell’Africa Settentrionale) grazie al supporto del Sudafrica.

I motivi della resistenza a firmare dimostrata dalla maggioranza dei Paesi Africani è identico a quello degli Stati membri della EAC: forti sospetti che gli accordi commerciali proposti vadano a beneficio delle industrie europee distruggendo sul nascere l’industria africana. Dubbi convalidati dall’ultimo rapporto presentato al Parlamento EAC, ad Arusha, Tanzania, dall’Agenzia ONU UNESCA (United Nation Economic Commission for Africa). Il rapporto, ‘Analysis of the Impact of EAC EU EPA Agreement‘ dimostra che l’accordo proposto dall’Unione Europea non solo è svantaggioso per la comunità economica EAC ma distruggerebbe l’avviata ma ancora fragile rivoluzione industriale e creerebbe un spaventoso deficit fiscale stimato a 1,15 miliardi di dollari annui, impedendo così agli stati membri della EAC di rafforzare lo stato sociale considerato necessario per sostenere le fasce più deboli dei cittadini dell’Africa Orientale. In ultima analisi le Nazioni Unite sconsigliano di firmare questi accordi commerciali.

L’Unione Europea è cosciente del rischio di essere esclusa dal mercato africano a tutto favore di Stati Uniti e Cina qualora la resistenza della EAC persista. Questo significherebbe perdere l’attuale posizione di accesso a materie prime a basso costo per supportare l’industria europea e la fine della economia coloniale sempre imposta all’Africa da Bruxelles. La UE è altrettanto cosciente che se riesce a superare le reticenze del blocco economico più avanzato (East African Community) gli altri Paesi reticenti accetteranno di firmare. A tale proposito Bruxelles ha reso pubblico uno studio sugli effetti degli Accordi di Partenariato Economico che contraddice in toto quello presentato dal UNESCA.

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