lunedì, Dicembre 16

Accadde Oggi: scampare alla fine del mondo 26 settembre 1983: falso allarme di un attacco missilistico USA

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Oggi è il 26 settembre del 2018. L’autunno è appena cominciato, nonostante il clima non sembra aver risentito del cambio di stagione, le scuole sono iniziate da qualche settimana e, in televisione, le pubblicità hanno già iniziato a fare i primi timidi riferimenti al Natale. La vita, quindi, scorre piuttosto serena, benché funestata da notizie quasi mai piacevoli riguardanti crisi economiche e venti di guerra in giro per il mondo. Tuttavia, questo giorno sarebbe potuto non esistere. L’umanità avrebbe potuto non assistere a nessuna delle giornate dal 26 settembre di trentacinque anni fa, se non fosse stato per Stanislav Petrov, ufficiale delle Forze di Difesa Aerea Sovietiche. La Terra avrebbe continuato a girare e nessun essere umano avrebbe potuto esserne testimone. Che cosa successe?

Anche nel 1983, il 26 settembre era un giorno come tanti. L’Unione Sovietica si avviava, inconsapevole, a scomparire nel giro di pochi anni, ma la Guerra Fredda continuava a persistere: gli Stati Uniti erano sempre il nemico e, benché non imminente, il pericolo di una guerra nucleare era una possibilità ritenuta concreta. Petrov si ritrovò a sostituire un collega al bunker Serpuchov 15: il suo compito era quello di monitorare l’attività missilistica degli USA, comunicare un eventuale attacco americano ai suoi superiori, che avrebbero risposto contrattaccando immediatamente. L’esito sarebbe stato distruttivo: le testate nucleari avrebbero annichilito intere nazioni, se non l’umanità intera.

Il radar iniziò a segnalare un lancio missilistico americano in direzione sovietica: Petrov lo ritenne un falso allarme. Pochi minuti dopo, lo stesso radar indicò che gli Stati Uniti avevano lanciato altri quattro missili verso l’Urss: la prima segnalazione poteva essere un errore della strumentazione sovietica, ma la possibilità che anche le altre quattro lo fossero diventava esigua.

Non per Petrov però: analizzando la portata del presunto attacco, rispetto alle potenzialità belliche americane, e considerando le traiettorie, ritenne che quelle segnalazioni continuavano a essere errori da parte del radar e così comunicò ai suoi superiori. E aveva ragione: una particolare congiunzione astronomica aveva ingannato i sistemi di rilevazione sovietici. Il mondo era salvo.

Questa vicenda venne messa a tacere dall’Unione Sovietica, perché metteva in cattiva luce la tecnologia in possesso dell’Urss. Petrov venne allontanato: l’uomo che salvò il mondo morì così in povertà e dimenticato da tutti.

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