giovedì, Luglio 2

Accadde Oggi: Pu Yi, l’ultimo imperatore 12 febbraio 1912: l’ultimo imperatore cinese abdica

0

L’Impero cinese ha abbracciato la maggior parte della storia dell’uomo: le sue origini affondano le proprie radici nel mito, sebbene sia solo dal 221 a. C. che il titolo imperiale venga usato ufficialmente a partire da colui che riunificò un territorio suddiviso da signorotti locali, ossia da Qin Shi Huangdi (quest’ultima parola significa, appunto, ‘imperatore’), capostipite della dinastia Qin. Duemila anni dopo, tuttavia, questa complessa e magnifica costruzione statuale giunse al suo termine: il 12 febbraio 1912 l’ultimo imperatore, Aisin-Gioro Pu Yi, fu costretto ad abdicare.

Ultimo esponente della dinastia dei Qing, al comando dal 1644, Pu Yi salì al trono imperiale nel 1908, a soli due anni di età, e fu così costretto a lasciare il trono ancora in giovanissima età, dalle truppe repubblicane di Sun Yat-sen. Finì così la storia dell’Impero cinese, ma non quella dell’imperatore Pu Yi. Anni dopo, le truppe giapponesi occuparono la Manciuria, con la scusa di liberare la popolazione locale, e fondarono lo Stato fantoccio del Manciukuò.

Date le origine mancesi della dinastia Qing, affidarono il trono del Manciukuò proprio a Pu Yi, che regnò dal 1932 al 1945, fino, cioè, alla fine della Seconda guerra mondiale, quando, con l’invasione sovietica, si concluse la breve storia dell’impero fantoccio sotto il controllo del Giappone. Venne arrestato e, una volta liberato, fu impiegato in mestieri che poco si confanno con la dignità regale alla quale era stato abituato sin da piccolo: fu giardiniere a Pechino e funzionario di un archivio. Morì a 61 anni, senza discendenti, ponendo così fine anche alla propria dinastia.

Le sue vicende hanno ispirato numerose opere, come il famosissimo film del 1987 di Bernardo Bertolucci ‘L’ultimo imperatore’ vincitore di 9 Premi Oscar (fra cui miglior film e miglior regia), ispirato dall’autobiografia dell’ex regnante e di cui, nel video, possiamo vedere un piccolo estratto.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore