sabato, Maggio 25

Accadde Oggi: Kosovo, per noi sei indipendente 21 febbraio 2008: l’Italia riconosce l’indipendenza del Kosovo

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Prendendo la definizione del vocabolario (il Sabatini-Coletti), per ‘balcanizzazione’ s’intende un «Processo storico-politico che porta una regione in condizioni di grave, quasi endemica instabilità». Non è un caso che il termine contenga la parola ‘Balcani’, l’area montuosa dell’est Europa da sempre soggetta a periodi di scarsa stabilità politica, che porta, data la complessa trama etnico-culturale e sociale da cui è composta lo popolazione, a tensioni sempre presenti sotto la superficie, che spesso esplodono in conflitti sanguinosissimi.

Gli anni ’90 sono l’esempio più recente e più violento che possiamo portare per meglio chiarire che cosa si può intendere, con la guerra in Bosnia, prima, e il conflitto in Kosovo verso la fine del decennio: i processi per quei conflitti sono tuttora in corso, alcuni dei quali con esiti tragici. E proprio la situazione del Kosovo, ancora oggi in fase di definizione, quella oggetto della rubrica di oggi: il piccolo Stato balcanico, con capitale Priština, benché ormai riconosciuto da poco più della metà delle nazioni del mondo, è ancora considerato dalla Serbia come parte integrante del proprio territorio, con lo status di regione autonoma, alla pari della Vojvodina (in cui spirano venti di indipendenza).

Nonostante ciò, il 21 febbraio del 2008, l’Italia, insieme a Danimarca, Estonia e Lussemburgo, ne ha formalmente riconosciuto l’indipendenza, a seguito della proclamazione d’indipendenza di quattro giorni prima. Data la particolare condizione politica, è ancora sotto il protettorato dell’ONU (con il sostegno di UE e OSCE), attraverso l’UNMIK – United Nations Interim Administration Mission in Kosovo -, un organismo che, presente dal 1999, ha come obiettivo quello di accompagnare il Kosovo nella transizione verso l’indipendenza. In questo breve filmato, possiamo vedere le immagini dei primissimi giorni del Kosovo indipendente, a dieci anni di distanza, con la speranza che quel crogiuolo di culture che è l’area balcanica non conosca più le sofferenze e la morte della guerra.

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