giovedì, Agosto 22

Accadde Oggi: Honma, il generale della marcia mortale 3 aprile 1946: giustiziato il generale giapponese Masaharu Honma

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In ogni scuola del mondo, per comprensibilissime ragioni di priorità e di mancanza di tempo, non si insegna la storia di tutto il mondo, ma si predilige dare spazio a quelle vicende storiche che riguardano, in maniera più o meno diretta, la propria area geografica e culturale di appartenenza. Anche gli eventi storici che coinvolgono tutto il mondo sono analizzati dalla propria prospettiva regionale, tralasciando o non approfondendo fatti relativi ad aree e a situazioni lontane da noi. Per esempio, quando si studia la Seconda Guerra Mondiale a scuola, ci si concentra molto sulle vicende riguardanti il conflitto in Europa, mentre si tende a dare una rapida lettura sugli eventi relativi al Pacifico. Se uno studente con poca voglia di approfondire autonomamente dicesse che nell’area del Pacifico sono successi solo l’attacco a Pearl Harbor e il lancio delle bombe atomiche, direbbe una cosa errata, ma non gli si potrebbe non concedere l’attenuante del fatto che ‘in classe abbiamo fatto solo questo’.

Il 3 aprile del 1946, a un anno dalla fine degli scontri del secondo conflitto mondiale, un generale giapponese, di nome Masaharu Honma, è stato giustiziato per crimini di guerra nelle Filippine per non aver impedito la marcia della morte di Bataan. Di che cosa si tratta? Nel corso della campagna delle  Filippine, l’esercito giapponese sconfisse quello composto da soldati filippini e statunitensi (all’epoca, in possesso delle isole) nella battaglia di Bataan, nel 1942. Occorreva, perciò, organizzare la deportazione dei prigionieri di guerra nei campi di prigionia giapponesi: l’esercito nipponico dispose così un piano per spostare i quasi 80 mila soldati nemici.  A causa di errori di calcolo – non si credeva che i prigionieri sarebbero stati così tanti – e di stime errate circa la capacità degli 80 mila di reggere i durissimi ritmi da loro imposti, la marcia dei prigionieri si rivelo un autentico massacro: le condizioni climatiche erano durissime, un epidemia di dissenteria devastò le fila degli americani e dei filippini e i nipponici fucilavano sommariamente, bastonavano e umiliavano quanti non riuscivano a reggere la marcia. Gli approvvigionamenti erano scarsi, così come il personale addetto alla cura dei feriti. Non si conosce il numero esatto delle vittime: si stima un massimo di 10 mila. Più uno: il generale Honma, dichiarato colpevole, o comunque corresponsabile, del massacro.

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