martedì, Agosto 4

Accadde Oggi: Biafra, povertà per antonomasia 29 maggio 1967: dichiarazione d’indipendenza del Biafra

0

Vocabolario alla mano, l’antonomasia è una figura retorica che prevede l’uso di un nome proprio al posto di un nome comune di cui ne ricorda le qualità. Un classico esempio riguarda il personaggio manzoniano di Perpetua, badante di don Abbondio, divenuta, per antonomasia, la parola che definisce tutte le badanti dei curati di campagna.

Questa introduzione bizzarra serve a introdurre l’argomento di oggi, che riguarda un’area geografica che è tristemente diventata, per certi versi, il luogo della carestia per antonomasia: il Biafra. Quando pensiamo a questa regione della Nigeria, compaiono nella nostra mente le devastanti immagini di bambini, donne e uomini distrutti dalla fame, trovandosi a vivere, loro malgrado, in una delle aree più povere e difficili del mondo. Le cause di questo desolante quadro possono essere ricondotte a ciò che avvenne verso la fine degli anni Sessanta, quando, a causa di brogli elettorali, volti a penalizzare, secondo il governatore del Biafra Odumegwu Ojugwu, l’etnia Igbo, venne dichiarata l’indipendenza di questa regione nigeriana. Era il 29 maggio 1967 e questa dichiarazione fu il preludio di una sanguinosissima guerra civile, che sarebbe scoppiata nel luglio di quell’anno. La guerra, fra fasi di attacco e altre di stallo, si protrasse per tre anni circa, concludendosi nel 1970 con la sconfitta dei secessionisti del Biafra, che pure avevano attirato un certo numero di alleati per la propria causa. Ma quello che più conta furono le cifre delle persone che persero la vita: secondo alcune stime, i morti furono circa tre milioni, di cui molti di fame. Ma, per le popolazioni del Biafra, le sofferenze non erano finite: il Governo nigeriano, formato da una giunta militare che aveva preso il potere a seguito di un colpo di Stato, attuò una serie di riforme discriminatorie nei confronti dell’etnia Igbo, maggioritaria nel Biafra: l’area, già debilitata da anni di guerra e vessazioni, si impoverì ulteriormente.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore