sabato, Agosto 8

Accadde Oggi: Karlov, omicidio in diretta 19 dicembre 2016: l’ambasciatore russo viene assassinato durante un discorso pubblico

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Il caso di oggi è recente, molto recente. Sicuramente tutti ricordiamo cosa è successo solamente un anno fa, il 19 dicembre 2016, quando, ad Ankara, l’ambasciatore russo in Turchia Andrej Gennad’evič Karlov, mentre presenziava a una mostra d’arte, cadde sotto i colpi di Mert Mevlut Altintas, poliziotto turco incaricato della sua difesa. Il poliziotto turco, freddato pochi minuti dopo, fu immediatamente immortalato da Burhan Ozbilici, vincitore, grazie a questi scatti del World Press Photo of the Year.

Che cosa ha spinto Altintas ha sparare a bruciapelo la persona che avrebbe dovuto proteggere, uccidendo l’ambasciatore e condannando se stesso a morte praticamente certa? Il poliziotto turco, dopo aver sparato il colpo, ha immediatamente fatto capire, urlando, che voleva vendicare il popolo siriano, bombardato e massacrato dall’esercito russo. ‘Non dimenticate la Siria, non dimenticate Aleppo’ ha gridato Altintas, prima di cadere sotto i colpi della successiva sparatoria. I rapporti fra Russia e Turchia non uscirono incrinati dopo questa vicenda, sebbene molti temessero che potesse avere delle pesanti ripercussioni dal punto di vista diplomatico: il presidente russo Vladimir Putin e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan decisero di collaborare per investigare insieme, per meglio comprendere le dinamiche di ciò che era successo, come il poliziotto fosse riuscito a compiere il gesto senza che nessuno lo intercettasse e se dietro Altintas si celasse in realtà un apparato organizzativo più complesso.

Quello che è rimasto, a un anno di distanza, è la forza delle immagini immortalate da Ozbilici e dal video qui presente: è difficile togliersi dagli occhi la potenza devastante di quei secondi, della normalità che, a seguito di pochi colpi si trasforma in dramma, poi in tragedia. Un fatto che ricorda, per le modalità e per l’impatto mediatico, quello di quest’anno al tribunale dell’Aia, in cui il criminale di guerra Slobodan Praljak si è avvelenato non appena saputo il contenuto del verdetto.

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