venerdì, Settembre 25

Abramo non abita più in Iran Uno studio del GAMAAN rileva una secolarizzazione senza precedenti della società iraniana. Solo il 40% si identifica come musulmano, e dei dichiarati musulmani solo il 32% si identifica sciita.

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«L’Iran sta soffrendo, non voglio che soffrano, ma la loro economia è fallita, e penso che vogliano fare un accordo, e io farò un accordo molto giusto», parola di Donald Trump, a margine della firma, ieri, degli Abraham Accords tra Israele e Emirati Arabi Uniti e Bahrein, alla Casa Bianca. Accordi voluti e stilati da Trump. Il tycoon poi ammicca e fa intendere non solo che presto altri Paesi si accoderanno (si parla di Oman e Sudan intanto), e sostiene che a farlo potrebbe essere molto presto anche l’Arabia Saudita, che in effetti secondo molti osservatori potrebbe essere interessata a questi accordi.

La immensa autostima del Presidente degli Stati Uniti oramai è arcinota. E però è anche arcinoto il fiuto (da imprenditore) del tycoon per gli umori profondi che sconquassano la società moderna, americana e non solo. E se è vero come è vero che gli Abraham Accords sono il trionfo del pragmatismo sul sogno e sugli ideali alti (religiosi piuttosto che civili), l’applicazione del concetto arabo dell’equilibrio (‘mu-wazana’), e se è vero che questo pragmatismo è e sarà contestato pesantemente da quel pezzo di mondo politico espressione e custode della tradizione religiosaislamica, in nome del diritto e dell’ideale, quello della solidarietà araba e islamica, se è vero che questa contestazione è stata così politicamente importante da dover chiamare a sostegno della politica i vertici religiosi dell’Islam a giustificarlo, i quali, attraverso Emirates Fatwa Council, hanno definito l’accordo con Israele come ‘maslaha’, cioè un interesse concreto, un atto che salvaguarda uno o più degli obiettivi fondamentali della sharia (la legge), è anche vero che la società islamica così come l’abbiamo conosciuta o abbiamo creduto di conoscerla molto probabilmente non c’è più, si sta profondamente laicizzando. Il che potrebbe aprire la strada agli Accordi di Abramo e in genere ad accordi similari, il che significherà di fatto, e per quanto non dichiarata, almeno non sull’immediato, la laicizzazione del Medio Oriente, ovvero un nuovo Medio Oriente, e con esso una nuova geopolitica, nuovi equilibri, che in questa fase neanche riusciamo immaginare, quel ‘nuovo Medioriente’ dichiarato da Trump ieri.

Un segnale in questa direzione, secondo gli analisti politici e della religione, viene proprio dall’Iran. IlGroup for Analyzing and Measuring Attitudes in IRAN (GAMAAN) -una fondazione indipendente dei Paesi Bassi per la ricerca e lo studia degli atteggiamenti degli iraniani su questioni politiche e sociali-, ha condotto un sondaggio online, con la collaborazione di Ladan Boroumand, co-fondatore del Abdorrahman Boroumand Center per i diritti umani in Iran.

I risultati attestano la «secolarizzazione senza precedenti della società iraniana», come affermaPooyan Tamimi Arab, docente di studi religiosi all’Università di Utrecht e Segretario di GAMAAN.

Secondo il censimento iraniano, il 99,5% della popolazione è musulmana, il dato però, afferma Arab, riflette i timori della popolazione nei confronti dello Stato, ostile verso l’ateismo piuttosto che verso i fedeli di altre religioni, da qui la decisione di GAMAAN di realizzare lo studio attraverso un sondaggio digitale che garantisse l’anonimato ai partecipanti. Il sondaggio è stato condotto su di un campione di 40mila iraniani che vivono all’interno del Paese.

«I nostri risultati rivelano cambiamenti drammatici nella religiosità iraniana, con un aumento della secolarizzazione e una diversità di fedi e credenze». Il primo dato, che per altro smentisce pesantemente il censimento dello Stato, è che «solo il 40% si identifica come musulmano». E «in contrasto con la propaganda statale che ritrae l’Iran come una Nazione sciita, solo il 32% si identifica esplicitamente sciita, mentre il 5% ha dichiarato di essere musulmano sunnita e il 3% musulmano sufi».
Per quanto attiene al 60% che non si dichiara musulmano: «9% ha dichiarato di essere ateo», il «7% preferisce l’etichetta di ‘spiritualità’». Vi sono poi gli altri credenti: «l’8% ha affermato di essere zoroastriano -che interpretiamo come un riflesso del nazionalismo persiano e un desiderio di un’alternativa all’Islam, piuttosto che una stretta aderenza alla fede zoroastriana- mentre l’1,5% ha affermato di essere cristiano».

Oltre le religioni è stata indagata la fede. «La maggior parte degli iraniani, il 78% crede in Dio, il 37% crede nella vita dopo la morte e il 30% crede nel paradiso e nell’inferno. In linea con altre ricerche antropologiche, un quarto dei nostri intervistati ha affermato di credere nei jinn (i geni). Circa il 20% ha affermato di non credere in nessuna delle opzioni, incluso Dio».

Fa notare Pooyan Tamimi Arab: «Questi numeri dimostrano che in Iran è in atto un processo generale di secolarizzazione», che è alla base di quello che l’analista richiama facendo suo il concetto de ‘I molti altari della modernità’, che è poi la religione dell’epoca pluralista secondo alcuni studiosi. «La stragrande maggioranza, il 90%, si è descritta come proveniente da famiglie religiose,credenti o praticanti. Eppure il 47% ha riferito di aver perso la propria religione nel corso della vita e il 6% ha affermato di essere passato da un orientamento religioso all’altro. I giovani hanno riferito livelli più elevati di non religiosità e conversione al cristianesimo rispetto agli intervistati più anziani».

A ulteriore dimostrazione dell’affievolimento dello spirito religioso o di una personale reinterpretazione della religione: «pltre il 60% ha dichiarato di nonaver eseguito le preghiere quotidiane musulmane obbligatorie, in sintonia con un sondaggio sostenuto dallo Stato del 2020 in cui il 60% ha riferito di non aver osservato il digiuno durante il Ramadan (la maggior parte perché ‘malato’)».Ma il dato più interessate è che in un sondaggio condotto nel 1975 prima della rivoluzione islamica, oltre l’80% ha affermava di aver sempre pregato e osservato il digiuno.Involuzione della religiosità, certo, ma altri dati suggeriscono una ulteriore motivazione: la secolarizzazione della società «è anche collegata a una visione critica del sistema di governo religioso: il 68% concorda sul fatto che le prescrizioni religiose dovrebbero essere escluse dalla legislazione, anche se i credenti detengono la maggioranza parlamentare, e il 72% si oppone alla legge che impone a tutte le donne di indossare l’hijab , il velo islamico». Non solo: «il 43% ha affermato che nessuna religione dovrebbe avere il diritto di fare proselitismo in pubblico», «il 41%crede che ogni religione debba essere in grado di manifestarsi in pubblico». Il che fa concludere che gli iraniani sono secolarizzati e hanno una visione decisamente laica della vita e dello Stato, probabilmente questi 40 anni di governo hanno mostrato i mali di una politica condotta a colpi di religione.
Il tutto fa
dire a Pooyan Tamimi Arab: «La rivoluzione islamica iraniana del 1979 è stata un evento determinante che ha cambiato il modo in cui pensiamo al rapporto tra religione e modernità», «Quattro decenni fa, la rivoluzione islamica ha insegnato ai sociologi che la secolarizzazione in stile europeo non è seguita universalmente in tutto il mondo. La successiva secolarizzazione dell’Iran, confermata dalla nostra indagine, dimostra che nemmeno l’Europa è eccezionale, ma piuttosto parte di complesse interazioni globali tra forze religiose e laiche». Quando si realizzerà la separazione tra il potere statale e il potere religioso, probabilmente queste trasformazioni sociali si accentueranno,afferma lo studioso.

Gli Accordi di Abramo, in una società secolarizzata ai vertici della quale è lo stesso establishmentpolitico-religioso che supera e seppellisce il concetto-precetto della solidarietà araba islamica -che comportava il sostegno obbligatorio alla causa palestinese- rappresentano una bomba che prima o poi scoppierà sotto i piedi della connessione tra il potere statale e il potere religioso, il che vorrà dire la laicizzazione dello Stato. L’interrogativo si appunta sui tempi.
In questo contesto, la previsione di Trump che anche l’Iran a suo tempo scelga di entrare nel club degli Stati Abraham Accords potrebbe non essere infondata

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