domenica, Dicembre 8

Aborto: l’ipocrisia dei diritti incustoditi Cristiani senza cristianesimo e progressisti infantili e superficiali si scontrano sulla pelle di due creature fragili nel deserto, una madre e un figlio

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Questo articolo di Domenico Barrilà è uscito 5 mesi fa sul blog www.correrepensando.net. Contiene una lettura scevra da ideologismi, quanto mai necessaria, sulla drammatica realtà dell’aborto.
Dopo gli eccessi del raduno delle famiglie di Verona, noi, per gentile concessione del curatore del Blog, Luciano Barrilà, che ringraziamo, abbiamo deciso di riproporvelo, attualizzato dall’autore.

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Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza’. È il nome della legge 194, parti della quale furono sottoposte al referendum nel maggio del 1981.

L’intendimento del legislatore, dunque, era ambizioso, ma di quelle nobili intenzioni rimane in vita, si fa per dire, solo la parte relativa all’Interruzione volontaria della gravidanza. Il resto, che forse serviva a nobilitare il dibattito, è tornato presto in magazzino, rimanendovi.

Si è riparlato molto di questa legge nei giorni scorsi, purtroppo in un contesto intemperante, come l’adunata di Verona. Tuttavia, al netto di questo aspetto, pure non secondario, può essere salutare riaprire il dibattito su un tema spesso rappresentato male o mortificato dalla disputa ideologica che regolarmente l’accompagna. Si tratta infatti, credo di poterlo dire con cognizione di causa, di una delle più grandi tragedie toccate in sorte all’umanità e, come tante altre, finite nell’agenda di individui inadatti a trattarne, perché accecati (destra e sinistra) da grumi di idee preconcette.

A cominciare dai cattolici integralisti, molto rappresentati a Verona, e da movimenti fascisti, anch’essi piuttosto visibili nella città scaligera. Due filoni che camminano a braccetto, che leggono la vita a segmenti, la amano prima che venga alla luce ma dopo se ne dimenticano o la mortificano, assegnandole punteggi e dignità a seconda del colore della pelle o dell’orientamento sessuale. Vengono, queste componenti, da un oscuro passato, ma fanno molti danni nel presente.

Considero costoro tra i maggiori responsabili, non i soli come vedremo, del clima irrespirabile creatosi intorno al tema dell’aborto, la loro incapacità di confrontarsi laicamente su questione che investono la vita delle persone è alla radice della radicalizzazione di materie decisive, scivolate nel tritacarne dell’intransigenza.

Fanatici, fascismi ai populismi, che vanno a braccetto e si accaniscono contro tutto ciò che esula dalle loro superstizioni. Quando una religione come il cristianesimo, nata su principi di fratellanza e solidarietà, finisce nelle spire di tali inculture, diviene una crudele caricatura delle intenzioni del Nazareno, rovesciandole di segno e allontanando gli uomini gli dagli altri. Una spaventosa eterogenesi dei fini, che sta uccidendo ogni traccia della rivoluzione cristiana.

Fanno buona compagnia a questi distruttori in nome di Cristo’, gli ideologi dei diritti, che una volta ottenuto ciò che volevano spariscono dalla circolazione, guardandosi bene dall’esercitare la funzione di controllo, vitale quanto quella legislativa.

La legge 194 è un caso clamoroso di superficialità di una certa componente della cultura radicale e progressista, che torna a parlare della legge sull’aborto solo se ritiene di sentirla minacciata, senza dirci che i suoi eccessi di zelo si riferiscono ad una sola parte della legge, non è certo a quella costruttiva, che parla di tutela sociale della maternità.

Da questo lato dello schieramento ci si balocca belle petizioni di principio, rigorosamente attraverso i social network, come se si trattasse di un gigantesco videogame, ma c’è da chiedersi quanti si sono presi la briga di parlare con una donna sottopostasi a Ivg.
Possiamo essere certi che se lo avessero fatto sarebbero rimasti in silenzio, ma uno dei regali più velenosi delle nuove tecnologie è la necessità di esserci, a tutti i costi, non importa quante fesserie o mostruosità si dicono, non importa quanta confusione e quanto risentimento si creano nell’animo dei cittadini. L’importare è dire qualcosa, per giustificare la propria esistenza in vita e lo stipendio da parlamentare.

La 194 è una legge di progresso, ma ogni aborto prevede almeno due vittime, chi nega questo finisce per dare ragione agli integralisti cattolici, ringalluzziti dall’attuale deriva politica.
Bisogna riprendere in mano il faldone e, ferma restando la legge, impegnarsi per migliorarla e per applicarla integralmente, preoccupandosi dei veri protagonisti, una donna spesso sola e sgomenta, non di rado costretta a decidere in condizioni estreme, e un bambino che scenderà prima che il viaggio cominci, senza avere diritto di parola.

Basta con queste commedie che mutano in tragedie, bisogna sedersi, parlarsi, dimenticando il consenso elettorale.

Difendere l’embrione e votare Lega o Casa Pound rende poco credibili i difensori della vita, anzi, li trasforma in cristiani senza cristianesimo.

Difendere la 194, anzi una parte di essa, e poi girare le spalle al bambino e alla madre, rende il mondo progressista infantile, poco credibile e, come spesso gli accade, lontano dalla realtà, dunque inadeguato a rispondere alle vere questioni che le persone in carne e ossa si trovano di fronte nella realtà situata.

Teatro alquanto differente della finzione ideologica della quale si alimentano tanti progressisti, mentre si scannano davanti ai cadaveri, carcasse di realtà, materiali e immateriali, che non sono in grado di proteggere.

Sottrarre milioni di donne alla lotteria dei sottoscala e delle mammane, è stato un atto di civiltà, un gesto di amore verso di esse, ma abbandonare la legge 194 a se stessa si è risolto nel più grande gesto di codardia e di irresponsabilità che la politica abbia realizzato in questi 40 anni.

È stato come abbandonare due creature fragili nel deserto, una madre e un figlio, di notte, senza cibo né acqua.

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