venerdì, Ottobre 18

Aborto: la nuova via di Papa Francesco

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Il codice di diritto canonico (al cannone 1398), prevede, per il procurato aborto, la scomunicalatae sententiae’ (automaticamente) per la donna, per chi la induce ad abortire e per chi pratica o coopera all’aborto. L’aborto rientra nel grande capitolo dei ‘delitti contro la vita e la libertà dell’uomo’ e si tratta di un peccato che può essere assolto solo dal vescovo o da alcuni sacerdoti da lui delegati, in rare circostanze o occasioni particolari il vescovo può conferire a tutti i sacerdoti della loro diocesi questa facoltà.

Lo scorso 1° settembre, in una lettera indirizzata al Presidente del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, Monsignor Rino Fisichella, Papa Francesco ha comunicato: «ho deciso, nonostante qualsiasi cosa in contrario, di concedere a tutti i sacerdoti per l’Anno Giubilare la facoltà di assolvere dal peccato di aborto quanti lo hanno procurato e pentiti di cuore ne chiedono il perdono».

Sulla condanna morale dell’aborto in sé, ci dice il teologo Giannino Piana, docente di Etica Cristiana presso la Libera Università di Urbino ed Etica ed Economia presso l’Università di Torino, e già Presidente dell’Associazione Italiana dei Teologi Moralisti, credo che la Chiesa non possa transigere. Diverso è, invece, il giudizio sulla persona che abortisce, anche perché diverse sono le motivazioni del ricorso ad esso”.
L’atto del Papa, prosegue Piana, “è pienamente in linea con la scelta da lui fatta di porre al centro del prossimo giubileo il tema della misericordia. Ma corrisponde, più radicalmente, a una visione di fondo del cristianesimo e della Chiesa, che Papa Francesco non manca di esternare, imperniata sull’attenzione alla condizione creaturale dell’uomo, dunque alla precarietà e alla debolezza che connota (e non può che connotare) il suo agire, nonché sul bisogno di sentirsi compreso ed accolto nei propri limiti. La decisione del Papa è, dunque, perfettamente coerente con la linea di condotta che, fin dall’inizio del suo pontificato, ha espresso; una linea che tende a coniugare la radicalità evangelica -Papa Francesco non rinuncia certo a richiamare l’ideale di perfezione- con la capacità di piegarsi sulla fragilità umana”.

Infatti, Papa Bergoglio nella lettera a Fisichella, è preoccupato della sollecitudine che ai confessori sarà necessaria: «I sacerdoti si preparino a questo grande compito sapendo coniugare parole di genuina accoglienza con una riflessione che aiuti a comprendere il peccato commesso, e indicare un percorso di conversione autentica per giungere a cogliere il vero e generoso perdono del Padre che tutto rinnova con la sua presenza».
E’ “inaccettabile alimentare il sentimento di colpevolezza”, prosegue Piana, “normalmente già acuto, con la durezza di minacce, che non lasciano alcuno spazio alla comprensione della persona e al lieto annuncio del perdono divino. L’aborto è, nella maggior parte dei casi, vissuto dalla donna come un fatto traumatico”.
L’esperienza abortiva, infatti, come ci spiega il professor Tonino Cantelmi, noto psicoterapeuta che ha fondato la prima Scuola di Specializzazione in Psicoterapia ad orientamento Cognitivo-Interpersonale in Italia e Dirigente Psichiatra per il Servizio Sanitario Nazionale dal 1995, “in tutte le sue forme, è traumatizzante. La natura traumatizzante è legata ai meccanismi di attaccamento già in atto tra madre e nascituro. La maggior parte delle donne che si accinge ad abortire è ambivalente rispetto all’atto che sta compiendo, e una donna su tre, dopo aver abortito, dichiara, secondo alcuni studi, che se potesse rivedere la sua scelta non lo farebbe. E’ in questo combinarsi di attaccamento e di ambivalenza che si va a costruire la natura traumatica dell’IVG, l’interruzione volontaria di gravidanza. Per tanto la cosiddetta sindrome post-aborto oggi andrebbe più correttamente inquadrata, nella maggior parte dei casi, nel Disturbo Post-Traumatico. Su questo punto sembrano convergere i tanti studi disponibili”.

La lettera di Papa Francesco, è, dunque, come dice Luigi Accattoli su ‘Il Corriere della Sera’ del 2 settembre 2015, «nel segno dell’avvicinamento della Chiesa all’umanità tribolata». Non intacca la gravità del peccato, che rimane tal quale nella morale cristiana, ma colloca il Giubileo in uno scenario di comprensione del peccatore e di vicinanza assoluta a chi soffre. “Nella lettera il Papa fa riferimento proprio alla ‘cicatrice’ che la donna porta nel cuore per una scelta sicuramente sofferta”, prosegue Cantelmi. Insomma, spinge i preti ad essere autentici facilitatori della Grazia e non oscuri burocrati dei sacramenti. In questo senso trovo che la decisione di Francesco non sia di per sé totalmente innovativa sul piano dottrinale (già i vescovi potevano concedere ai preti la facoltà di assolvere da questo peccato), ma è rivoluzionaria nella sua semplicità e in quell’azione di abbattimento delle doganespirituali che hanno afflitto la Chiesa”.

La riflessione etica cristiana ha faticato, in passato, a fare proprio il modello espresso da Francesco con questa decisione: “si oscillava, infatti, tra un rigorismo legalistico, che ha allontanato dalla Chiesa molti fedeli, e una indulgenza rinunciataria, che finiva per offuscare la bellezza del messaggio cristiano”, afferma Piana.
Sull’aborto, infatti, pesavano secoli di cultura morale, dall’ebraismo al cristianesimo, nel corso dei quali spesso la difesa della vita si è confusa in moralismo fine a se stesso. La fede ebraica è stata sempre generalmente contraria a infanticidio ed aborto, condannando i non ebrei per la diffusione di queste pratiche. Il Nuovo Testamento non contiene alcun riferimento esplicito a questo tema, dalle fonti cristiano come la Didaché (fine I° sec.), emerge, però, un rifiuto nei confronti dell’aborto per l’uccisione in esso insita. Tertulliano (150-300 d.C.) scrive: «Nemmeno l’embrione nel corpo della donna […] può essere distrutto. Vi è omicidio anticipato quando si impedisce una nascita. Un essere umano è già tale nella fase in cui lo sta divenendo, al pari di ogni frutto che è già contenuto nel suo seme». Nel Sinodo di Elvira (300-313 d.C.) e nel Concilio di Ancira (314 d.C.) si condannò esplicitamente la pratica abortiva, cosa che fece anche San Basilio Magno (330-379 d.C.). Sant’Agostino, in ‘Manuale sulla fede, speranza e carità’ (421 d.C.), afferma essere «individui viventi quei feti, estratti completamente smembrati dall’utero di donne incinte, per evitare, che rimanendovi ormai morti, finiscano per uccidere anche le madri […]non riesco ad immaginare come costui possa essere escluso dalla risurrezione dei morti». San Tommaso d’Aquino aderì invece alla riflessione sull’epigenismo (l’aborto non è un crimine, ma violazione del diritto naturale), ispirato da Aristotele, anche non consci che col concepimento degli zigoti inizia l’esistenza di un organismo come nuovo essere umano unico e irripetibile. Con la Decretum Gratiani (1140) e fino al 1869 il diritto canonico cattolico distinse tra feto “inanimato” e feto “animato”, distinzione poi abolita da Papa Pio IX nel 1869, l’anima esiste già al momento del concepimento.

Il Vaticano II ha rappresentato una vera svolta: “il dialogo della Chiesa con il mondo non poteva che includere anche l’adesione a una concezione positiva del corpo e della sessualità, che ha tuttavia trovato (e trova tuttora) difficoltà a tradursi in decisioni coerenti sul terreno etico e pastorale. Molto cammino rimane ancora da compiere, e a in questo senso la decisione del Papa rappresenta uno scossone salutare, una forte sollecitazione a procedere sulla strada tracciata dal Concilio”.
E’ difficile dire, sostiene Piana, “quali siano oggi le posizioni presenti nella Chiesa (o nelle Chiese)”, per tanto dire se la decisione del Papa esprima una posizione condivisa della Chiesa nel suo insieme oppure se Francesco ha fatto un balzo in avanti che lo porterà a dover gestire una opposizione importante. “Il prossimo Sinodo sulla famiglia potrà (forse) fornire qualche indicazione più precisa. Esiste, senza dubbio, un’opposizione piuttosto ampia agli indirizzi pastorali del Papa, a partire da membri eminenti della stessa Curia romana. Credo, però, che nelle comunità cristiane e, in larga misura, nell’animo degli stessi sacerdoti che vivono da vicino le situazioni difficili di molti fedeli, si esprima consenso e gratitudine nei confronti dell’opera di Papa Francesco, che ha restituito alla Chiesa una credibilità che sembrava avere perduto”. Circa le ripercussioni di questa decisione sui lavori del prossimo Sinodo sulla famiglia, secondo Piana, “non è facilmente definibile”. L’autorevolezza di cui gode il Papa e il suo magistero nell’ambito della Chiesa cattolica “è senz’altro assai alta. Questo non toglie che l’opposizione si faccia sentire, anche perché il Papa stesso ha sempre sollecitato un confronto franco e sincero con tutti”.

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