giovedì, Ottobre 17

Aborto: i dubbi degli USA e le tante poste in gioco Le leggi approvate in Alabama e Louisiana riportano al centro dell'attenzione il tema dell’interruzione di gravidanza

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Le recenti iniziative legislative in Alabama e Louisiana, volte a ridurre la possibilità di accesso alle pratiche d’interruzione di gravidanza, hanno riportato al centro dell’attenzione il tema dell’aborto negli Stati Uniti. Si tratta di un tema tradizionalmente delicato, da quando, nel 1973, con la sentenza ‘Roe v. Wade’, la Corte suprema ha scardinato i fondamenti della normativa antiabortista precedentemente vigente nella maggior parte del Paese. Anche se considerata una pietra miliare del diritto costituzionale statunitense, ‘Roe v. Wade’ ha alimentato sin dalla sua adozione un vivace dibattito fra ‘pro-life’ e ‘pro-choice’, dibattito che ha a sua volta portato al proliferare di gruppi attivi (anche violentemente) su entrambi i lati della barricata. Le posizioni ‘pro-life’ sono state ampiamente sostenute dal Presidente Trump durante la sua campagna elettorale e rispecchiano un’opinione diffusa in larghe fette della popolazione. Non a caso, nel ratificare la nuova normativa, lo stesso Governatore dell’Alabama, la repubblicana Kay Ivey, l’ha esplicitamente presentata come una risposta a ‘Roe v. Wade’ e al disagio da questa provocato ‘in molti americani’ e si è augurata che una legge tanto contestata possa offrire, alla Corte suprema, ‘l’opportunità migliore’ rivedere la posizione a suo tempo assunta.

Da questo punto di vista, la posizione dell’Alabama è solo la più avanzata fra quella dei numerosi Stati che – appoggiandosi comunque alle previsioni di ‘Roe v. Wade – stanno introducendo limitazioni più o meno stringenti alle rispettive legislazioni in tema di interruzione di gravidanza. Oltre ad Alabama e Louisiana, limitazioni di questo genere sono state, infatti, recentemente introdotte, fra gli altri, in Mississippi, Ohio, Georgia, Missouri, Kentucky, Arkansas, Utah e Iowa, mentre provvedimenti ‘pro-life’ sono in discussione in South Carolina, West Virginia, Florida e Texas. Sul fronte opposto, New York, Vermont, Maine e Nevada sono fra quelli più attivamente impegnati ad allargare le maglie di una normativa che – essendo di competenza statale – presenta comunque difformità anche importanti fra le diverse parti del Paese. E’ una frattura che ricalca in maniera abbastanza fedele quella che esiste fra repubblicani e democratici, con la maggioranza dei legislativi degli Stati ‘pro-life’ abbastanza prevedibilmente controllati dal Grand Old Party. Non mancano, tuttavia, le eccezioni, come quella della Louisiana, in cui una legge fortemente ‘pro-life’ è stata appena ratificata da un Governatore democratico.

Nelle scorse settimane, il Presidente Trump si è espresso apertamente a favore di una normativa in linea con quella approvata dalla legislatura dell’Alabama, sottolineando le sue posizioni ‘fortemente pro-life’ e contribuendo, in questo modo, ad accentuare la polarizzazione politica intorno al dibattito. Posizioni simili ha assunto il Vicepresidente Pence riguardo a una recente sentenza della Corte suprema sull’interpretazione da dare alla legislazione dell’Indiana, legislazione introdotta negli anni in cui Pence era Governatore di quello Stato. Anche per questa via, il tema dell’aborto ha finito, quindi, per trovare un posto nel più ampio quadro del dibattito elettorale. Al di là dei successi registrati nei singoli Stati, obiettivo del movimento ‘pro-life’ è una revisione in senso restrittivo di ‘Roe v. Wade’, come affermato chiaramente dal Governatore Ivey; una revisione in senso restrittivo che gli attuali equilibri della Corte suprema rendono per molti, possibile. Negli scorsi mesi, la nomina dei giudici Gorsuch e Kavanaugh ha, infatti, rafforzato molto le posizioni conservatrici, che potrebbero rafforzarsi ancora di più in futuro, soprattutto in caso di riconferma di Donald Trump alla Casa Bianca.

Anche per questo, da alcuni congressmen democratici sono state avanzate recentemente proposte per porre a livello federale paletti all’autonomia decisionale degli Stati in tema di interruzione di gravidanza. Appare però difficile che una simile legislazione possa essere approvata da un Congresso polarizzato come l’attuale e in un clima che sempre più chiaramente ‘da campagna elettorale’. Una rinnovata pressione ‘pro-choice’ potrebbe, anzi, paradossalmente, ottenere l’effetto contrario a quello desiderato, conducendo a uno stallo politico destinato ad aprire definitivamente la strada al ruolo delle corti. Considerazioni uguali e contrarie valgono per gli sforzi compiuti dal Partito repubblicano per fare adottare a livello federale paletti più stretti di quelli esistenti; tentativi che si sono sinora scontarti contro l’opposizione dei delegati democratici. Questi veti incrociati, uniti all’atteggiamento sempre più apertamente ‘pro-life’ della Casa Bianca, fanno sì che, con ogni probabilità, il tema dell’aborto continui ancora nei prossimi mesi ad occupare una parte importante sulla scena politica USA e, anche per questa via, a condizionare le scelte di posizionamento dei vari candidati alla corsa presidenziale del 2020.

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