lunedì, Novembre 11

A Toronto è strage, ma il terrorismo che il Canada teme è altro 10 morti e 15 feriti da un giovane instabile mentalmente è il frutto di quanto la sicurezza nazionale non può prevedere

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Che uno studente di 25 anni di origine armena, Alek Minassian, forse semplicemente perché deluso dalle donne e mentalmente instabile, potesse mettersi in strada con un furgone e uccidere 10 persone e ferirne altre 15 lanciandosi lungo un marciapiede di un tranquillo caldo primo pomeriggio di Toronto era davvero lontano dall’immaginario canadese. Eppure è quanto successo ieri, alle 13,30 ora locale, sulla Yonge Street, mentre era in corso la riunione dei Ministri Esteri e degli Interni del G7, con un livello di allerta ovviamente molto alto considerato l’appuntamento internazionale . Le Autorità, dopo qualche ora, hanno chiarito: si è trattato di un «atto che sembra decisamente deliberato», ha detto il capo della Polizia, Mark Sauders, che, non sbilanciandosi sul movente, non esclude la pista del terrorismo, ma nemmeno sembra dargli molto peso, anzi, i cronisti locali sostengono che la Polizia non credere che Minassian sia legato a un gruppo terroristico organizzato, ma non esclude nulla fino a quando l’indagine non sarà completa. I canali social dell’ISIS, secondo SITE Intelligence Group, organizzazione che monitora i canali social degli estremisti islamici, fino a questo momento non hanno rivendicato l’attacco, non ne fanno cenno, anche se lo Stato Islamico non è inconsueto a rivendicazioni tardive.

«La principale minaccia terroristica per il Canada continua a scaturire da estremisti violenti ispirati a gruppi terroristici come Daesh e al-Qaida. Daesh e, in misura minore, al-Qaida, continuano a incoraggiare i seguaci all’estero a mettere in atto attacchi semplici con l’uso di coltelli o veicoli …», così recita il report 2017 sulla minaccia terrorismo in Canada redatto dal Governo. E prosegue: «Anche l’estremismo di destra è una preoccupazione crescente in Canada».
Nei mesi scorsi, poi, venne sollevato il timore per attacchi con armi chimiche, che, secondo alcune fonti giornalistiche, erano oggetto di attenzione particolare da parte dei servizi di sicurezza.

Ecco: quanto erano pronti a fronteggiare i canadesi era un attacco di natura terroristica -jihadista o della destra interna-, per il quale il Governo negli ultimi anni si è organizzato con strumenti sicuramente di alto profilo anche dal punto di vista strettamente preventivo, in linea con la storia multiculturale del Paese, programmi di prevenzione e deradicalizzazione.

Il ragazzo sarebbe affetto da disturbi mentali e appartiene a una minoranza, quella armena -una comunità di circa 50mila persone- ottimamente inserita e culturalmente molto attiva e dinamica nella società canadese con capacità di dialogo e influenza decisamente importante, che non è motivo di ‘attenzionamento’ in riferimento alla sicurezza nazionale.

Il livello di riserbo delle Autorità nelle prime ore dopo l’attentato è indubbiamente alto, la pista terroristica è sondata, ma non vi sono elementi di rilievo al momento.

L’attuale livello di minaccia terroristica del Canada è ‘Medio’ , secondo quanto recita il report, il che significa che potrebbe verificarsi un attacco terroristico ‘violento’ -pari a quello del 22 ottobre 2014, quando un soldato canadese, Nathan Cirillo, venne ucciso presso il National War Memorial, da Michael Zehaf-Bibeau, a sua volta ucciso dalle forze di sicurezza. Il precedente più grave è del 29 gennaio 2017, quando 6 persone sono state uccise e 19 sono state ferite, nel corso di una sparatoria, in una moschea di Quebec City. In questo caso l’azione è stata frutto di terrorismo di estrema destra. «L’estrema destra non è un gruppo ideologicamente coerente e storicamente, la violenza di estrema destra in Canada è stata sporadica e opportunistica», recita il report. Sono attacchi «perpetrati da coloro che abbracciano l’estrema destra» che possono verificarsi, sostengono i servizi, non ultimo perchè «c’è stato un aumento degli episodi di incitamento all’odio segnalati alla Polizia», dunque il rischio è da monitorare.

Sotto i riflettori delle strutture di sicurezza vi sono i 190 gli estremisti canadesi che si trovano all’estero -Siria, Iraq, Turchia- sospettati di coinvolgimento nelle attività terroristiche nei diversi Paesi del Califfato e non solo. I foreign fighters monitorati dalla sicurezza nazionale sarebbero, secondo questo rapporto, 60, rientrati nel Paese dai vari teatri -Siria, Iraq, Algeria-, dai quali, comunque risulta sempre più difficile, viste le misure attuate dal Governo canadese, rientrare. Particolare attenzione viene riservata agli estremisti che non riescono a lasciare il Canada, i quali potrebbero compiere attentati sul territorio nazionale. Il livello di allerta del Governo è stato sottolineato in particolare per attacchi a «bassa sofisticazione e risorse limitate per commettere atti violenti di alto impatto», come accaduto in Europa e come è proprio dei militanti ISIS, senza comunque escludere l’uso di bombe, ordigni esplosivi improvvisati o armi automatiche, che “potrebbero essere utilizzate in Canada”.

Secondo alcune fonti giornalistiche, la possibilità che i foreign fighters tornati in Canada forti del know-how in fatto di armi chimiche acquisito in Siria in particolare, possano mettere in atto attacchi sarebbe stata sollevata dai funzionari federali della sicurezza nelle bozze del  report 2017. «In Iraq e in Siria Daesh ha usato agenti chimici, in particolare cloro e una forma grezza di gas mostarda, e ha usato queste armi in diverse occasioni contro le forze di sicurezza irachene e i combattenti curdi», si sosteneva in una bozza di rapporto. Preoccupazione poi scomparsa dal testo finale pubblico, perché nel dibattito interno sulla bozza in lavorazione era stato rilevato «Qual è l’utilità di sollevare questa ‘non-minaccia’ … ci sono maggiori preoccupazioni per le minacce terroristiche che dovrebbero essere focalizzate».

«Quando non è uno scontro tra l’ideologia della civiltà o la profanazione di una religione, è la follia di un nichilista rancoroso», commenta amaramente l’editoriale del maggior quotidiano di Toronto, il ‘Toronto Star «Confidiamo nel vasto apparato della sicurezza nazionale e delle agenzie di intelligence, condivise, ma l’attaccante solitario continua a sfuggire» è la casualità che è impossibile prevedere.

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