sabato, Ottobre 24

A Rossano una Abu Grahib inaccettabile La denuncia dell’On. Enza Bruno Bossio in visita al cercere di Rossano

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Carcere Uruguay

Quarantatré giorni di sciopero della fame, tre cappuccini al giorno pari a poco meno di duecento calorie rispetto alle circa duemila quotidiane di cui si avrebbe bisogno. Poi la decisione di sospendere l’iniziativa. Cos’è accaduto? Lo chiedo alla segretaria di Radicali italiani Rita Bernardini. “E’ accaduto che la mia iniziativa che si inquadra nel più vasto Satyagraha (ricerca della verità e dialogo), che coinvolge Marco Pannella e altre trecento persone tra militanti radicali e cittadini interessati alle battaglie per una giustizia giusta, ha ottenuto un primo, significativo risultato…”.

Sarebbe?
Il Ministero della Giustizia Andrea Orlando ha accolto una delle richieste radicali; ha fornito i dati, carcere per carcere, delle capienze effettive e dei detenuti presenti. Li si può trovare sul sito Giustizia.it

Quarantatré giorni di digiuno per ottenere informazioni che dovrebbe essere ‘naturale’ reperire nel sito del Ministero di Giustizia…
In Italia la trasparenza si invoca, ma la si pratica col bilancino. Inoltre il ministro Orlando ancora non ha messo online tanti altri parametri dei singoli istituti che sono essenziali per misurare la corrispondenza della detenzione ai dettati della Carta Costituzionale e alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo della cui violazione il nostro Stato è stato ritenuto ‘colpevole’ con la sentenza pilota dell’8 gennaio 2013 la cosiddetta sentenza Torreggiani.

Vediamo, comunque, cosa si ricava dai dati messi a disposizione.
Per prima cosa, grazie anche alla Corte Costituzionale che con una sua sentenza ha abrogato la legge Fini-Giovanardi sulle droghe, si registra la diminuzione di alcune migliaia della popolazione detenuta. Un risultato ottenuto grazie anche ai provvedimenti già messi in campo dai Ministri dei passati governi, e in particolare quelli predisposti dall’ex Ministro Annamaria Cancellieri.

Il Ministro Orlando”, osserva Bernardini, “si vanta di aver raggiunto questo risultato senza aver fatto ricorso a un provvedimento di indulto e amnistia, provvedimenti che a nostro avviso sono invece strutturali e consentirebbero, nel penale e con serie e positive ripercussioni nel civile, di abbattere in un sol colpo buona parte della mole di oltre 5 milioni procedimenti pendenti sulle scrivanie dei magistrati e destinati alla settaria e illegale amnistia delle prescrizioni. Del resto anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lo ha detto nel suo messaggio solenne al Parlamento, e alle stesse conclusioni è arrivata una delegazione delle Nazioni Unite, dopo aver visitato le nostre carceri. Non solo una bizzarria radicale, come vede”.

Ma veniamo meglio i dati forniti dal Ministero. Dei 49.987 posti regolamentari dei 199 istituti (su 204) censiti dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, i posti effettivamente disponibili sono 45.784; occorre sottrarre, infatti, tutti quei posti inagibili per lavori in corso, ristrutturazioni, o chiusure per mancanza di personale che ammontano in totale a 4.203. Pertanto, al 31 luglio 2014, nelle nostre carceri c’erano 54.668 detenuti in 45.784 posti con una carenza di 8.884 posti.

Il tasso di sovraffollamento è del 119,4 per cento.
Il sovraffollamento di circa il 120 per cento, già di per sé drammatico perché vuol dire che 120 detenuti devono spartirsi lo spazio di 100 posti, lo è ancora di più se prendiamo in considerazione non tutti gli istituti, ma gli 89 che registrano un sovraffollamento superiore al 120 per cento; scopriamo così che per 27.828 detenuti il tasso di sovraffollamento è del 149,4 per cento, visto che devono accalcarsi in 18.662 posti e che non possono certo consolarsi sapendo che in Italia ci sono decine di istituti dove i posti addirittura avanzano.

In questo contesto maturano veri e propri drammi, si consumano vicende che hanno dell’incredibile. Perché può benissimo essere che Pannella, Bernardini, i radicali, siano dei monomaniaci, dei fanatici, delle persone con i paraocchi che non vedono al di là di quello che credono di vedere. Può essere. Lasciamoli perdere, per un momento. Quella che segue non è una denuncia fatta dal solito Pannella, dalla solita Bernardini, dai soliti radicali. No, è una deputata del PD, Enza Bruno Bossio, che parla: “Un detenuto stava a terra, nudo, circondato dal suo vomito; stava male, è celiaco, non può mangiare i cibi col glutine, se li mangia, vomita. Nessuno lo cura. Un altro, anche lui in una cella dove non c’è né un letto né un materasso, e neppure il bagno, e stava lì, sul pavimento, circondato dagli escrementi. Altri detenuti sono stati picchiati, fanno vedere i lividi. Tutto questo non in un carcere del terzo mondo, non ad Abu Ghraib; ma qui in Italia, Calabria, Rossano, in provincia di Cosenza.

Bossio era andata all’improvviso a visitare il carcere, senza avvertire, per controllare le condizioni di un detenuto, in isolamento, trasferito non si sa bene perché da Catanzaro. “Mentre ero lì”, racconta “altri detenuti si sono accorti della mia presenza e hanno chiesto aiuto, hanno iniziato a gridare. Allora ho preteso di vedere le altre celle, ho forzato la resistenza delle guardie e ha trovato l’inferno. Sono appena tornata dalla Palestina, ero contenta di vivere in un paese civile come l’Italia dove non c’è la violenza bruta dello Stato, Ho cambiato subito opinione, ho capito che il livello di civiltà dell’Italia se è misurato col metro di come si vive in carcere, è tra i più bassi del mondo”.

Se il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, se il Ministro della Giustizia Orlando andassero anche loro come ha fatto Enza Bruno Bossio, a visitare, senza preavviso, qualche carcere … “chissà che anche loro non comincino a vedere oltre che guardare, a capire e dire, oltre che parlare…”.

E intanto proseguono i suicidi in carcere. F.T., classe 1971, originario di Mugnano, provincia di Napoli, si è tolto la vita mettendosi attorno alla gola i lacci delle scarpe. Era in isolamento nel carcere di Napoli Secondigliano. F.T. in un primo momento era stato ricoverato in una Comunità Terapeutica, ma dopo essersi allontanato dalla struttura è stato messo in detenzione domiciliare presso la sua abitazione. Domicilio da cui è evaso per andare a costituirsi nel carcere di Secondigliano.

 

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