mercoledì, Settembre 30

A praga sventola la bandiera pirata Nel 2006 nacque un nuovo partito. Nato e cresciuto su Internet, quali sono stati i suoi successi a 12 anni dalla fondazione?

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Zdeněk Hřib è il nuovo sindaco di Praga. Nato nel 1981, ha studiato da medico presso l’Università Carlo IV, nella capitale ceca. Ha abbandonato la professione medica per dedicarsi alla gestione dei sistemi sanitari e, dal 2012, è direttore dell’Istituto per la ricerca applicata, l’educazione e la gestione della sanità. E, da qualche giorno, è sindaco della più importante città della Repubblica Ceca. Ma c’è un fatto particolare: Hřib è membro del Partito Pirata Ceco (Česká pirátská strana). In coalizione con il movimento civico Praha Sobě e con il partito di centro Forze Unite per Praga (Spojené síly pro Prahu), il Partito Pirata ha ottenuto la prima poltrona di una grande città d’Europa, istituendo una giunta composta da undici membri e supportata da 39 dei 65 membri del Consiglio Comunale. Tuttavia, non sarà la prima città ceca a essere amministrata dai Pirati: prima della capitale, toccò a Mariánské Lánzě (anche noto con il toponimo tedesco di Marienbad), comune di poco più di 12 mila abitanti, che, dal 2014, è amministrato dai Pirati. Ma chi sono questi pirati? Che origine hanno?

Tutto nacque nel 2006, quando, in Svezia, Rick Falkvinge, imprenditore nel campo dell’informatica, decise di fondare il primo Partito Pirata (Piratpartiet). Questo movimento nasce spinto da ideali ben precisi e, d’altronde, il background del suo fondatore fa subito intuire la natura del partito, nato, cresciuto e prosperato su Internet. Infatti, le rivendicazioni e le proposte portate avanti rispecchiano le origini di questo particolare movimento: fra le altre, la difesa della libertà d’espressione, comunicazione e istruzione; il rispetto della privacy e dei diritti civili; la difesa del libero scambio di idee, conoscenza e cultura; una grande attenzione in tema di copyright e copyleft; il supporto a tecnologie e software free e open; la condanna a ogni genere di violenza; il sostegno e l’implementazione di forme di democrazia diretta e e-democracy. La visione condivisa era quella dei primi anni del boom di Internet: quella della rete come mezzo di confronto, di condivisione e di conoscenza, lontano dall’essere immaginato come cassa di risonanza del malcontento e delle frustrazioni della gente.

Sull’esempio svedese si sono modellati gli altri Partiti Pirata d’Europa e del mondo, ora presenti su tutti i continenti e in svariati Paesi ai quattro angoli della Terra. Fra i primi a ispirarsi all’idea di Falkvinge, c’è stato il Partito Pirata statunitense (United States Pirate Party), poi quello austriaco (Piratenpartei Österreichs), entrambi nel 2006, e, a seguire, tutti gli altri. I vari movimenti, che condividono i principi del capostipite partito svedese, si sono dati un coordinamento internazionale, nella cosiddetta Internazionale del Partito Pirata, che raccoglie le attività dei movimenti pirata a livello mondiale, e nel Partito Pirata Europeo, più centrata sul continente e che funge da punto di riferimento per le politiche dei Pirati all’interno dell’Unione Europea. Ha anche un’organizzazione giovanile, quella dei Giovani Pirati, che forma le nuove generazioni di questo particolare movimento.

Benché presente, seppure a livelli diversi, in pressoché ogni Stato europeo, non riscuote ovunque lo stesso successo. Se, infatti, in Italia i Pirati sono quasi ridotti all’irrilevanza e non hanno mai costituito un’alternativa alla politica tradizionale – ruolo svolto dal Movimento Cinque Stelle che, alle origini, aveva in comune con i Pirati gli strumenti, le modalità comunicative e qualche battaglia sulla libertà di Internet – altrove la storia è andata diversamente. In Svezia, Islanda e, soprattutto, Repubblica Ceca il Partito Pirata ha ottenuto successi elettorali e politici significativi. In effetti, il Partito Pirata Ceco non è nuovo a questo genere di exploit: nel 2012, i Pirati cechi sono riusciti a esprimere un proprio rappresentante in un Parlamento nazionale. Il mondo dei Pirati hanno accolto con grande gioia l’elezione di Libor Michálek al Senato, in rappresentanza del distretto municipale Praga 2. Scaduto il suo mandato, i Pirati cechi non hanno perso il proprio seggio: nel 2018, il candidato del distretto Praga 8 Lukáš Wagenknecht ha preso virtualmente il suo posto. Ma è nella Camera dei Deputati che i Pirati della Repubblica Ceca hanno ottenuto il loro più grande successo: nel 2017, ben 22 membri di questo particolare movimento hanno ottenuto un posto nell’aula ospitata nel Palazzo Thun-Hohenstein. Considerando che la Camera dei Deputati è composta da 200 seggi, più di un decimo di questi è occupato dai Pirati.

Tuttavia, i primissimi successi elettorali dei Pirati risalgono al 2009, quando, alle elezioni europee, il Partito Pirata di Svezia è riuscito a portare a Strasburgo il loro primo rappresentante. Christian Engström, programmatore, già membro del Partito Popolare Liberale (Folkpartiet Liberalerna) entro al Parlamento Europeo grazie al 7,1% dei voti ottenuti alle europee del 2009. Inoltre, a seguito del Trattato di Lisbona, nel 2011 i Pirati hanno ottenuto un altro seggio europeo, assegnato ad Amelia Andersdotter, coordinatrice dei Giovani Pirati e più giovane parlamentare europea della legislatura (24 anni). Alle elezioni del 2014, i Pirati svedesi hanno perso entrambi i seggi, ma non sono scomparsi dal Parlamento: Julia Reda, del Partito Pirata tedesco (Piratenpartei Deutschlands), grazie a un 1,45% su base nazionale, è riuscita a mantenere la bandiera pirata in Parlamento. Fra le battaglie più importanti combattute da Reda c’è, naturalmente, quella che intendeva riformare il copyright su Internet e che tante polemiche ha scatenato. Il Partito Pirata appartiene al gruppo parlamentare Verdi Europei – Alleanza Libera Europea.

Tuttavia, nonostante i successi che hanno ottenuto in terra ceca, i Partiti Pirati sembrano aver conosciuto, globalmente, un calo. L’ondata che li ha portati a popolare più di un Parlamento nazionale e regionale (oltre ai già citati, si ricordino i casi islandese e lussemburghese), oltre a vari consigli comunali, potrebbe essersi esaurita. Basti pensare al fatto che, dal 2017, nessun Pirata siede nei parlamenti regionali tedeschi, dopo aver occupato per qualche anno seggi in Saarland, Norrhein-Westfalen, Schleswig-Holstein e nella regione di Berlino. La scomparsa del fattore-novità e una diversa concezione della Rete, maturata negli ultimi anni, in cui una visione inclusiva è stata sostituita da un’impostazione più divisiva, rischiano di far perdere mordente al Partito Pirata. Sta ai suoi membri di rinnovare la proposta alle nuove esigenze, magari seguendo l’esempio della Repubblica Ceca, dove la bandiera pirata veleggia più alta e più forte che mai.

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