martedì, Settembre 29

A Pasqua marcia radicale per il diritto e l’amnistia

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E’ molto improbabile che vi capiterà di poterli ascoltare, nei prossimi giorni, di vederli ospitati in un qualche programma di approfondimento politico, di poter giudicare e valutare le ragioni per cui hanno deciso di indire per la prossima domenica di Pasqua la ‘Quinta marcia di Pasqua per l’amnistia, l’indulto, la giustizia e la libertà‘. Anche quest’anno a Roma, partenza dal carcere di Regina Coeli, per infine sfociare a piazza San Pietro. Marcia organizzata dal Partito Radicale e da ‘Nessuno tocchi Caino‘.

E’ molto improbabile, si diceva, che possiate conoscere le ragioni che sono alla base di questa iniziativa; e dunque, a maggior ragione, sentiamoli, per svolgere un ruolo di ‘supplenza’. Decida poi ognuno, naturalmente, se partecipare, aderire, sostenere.

«E’ una nuova straordinaria mobilitazione», dicono Rita Bernardini e Irene Testa, le principali animatrici dell’iniziativa, «per ribadire la necessità di un’amnistia perché le nostre istituzioni fuoriescano dalla condizione criminale in cui si trovano rispetto alla nostra Costituzione, alla giurisdizione europea, ai diritti umani universalmente  riconosciuti e alla coscienza civile del Paese». Perché in Vaticano? «Perché da papa Francesco ci attendiamo, come in passato, un segnale di sollecitazione rivolto alla classe politica italiana, che tanto dice, poco fa».

Con la Marcia si vuole anche «ricordare che al 30 giugno del 2016 i processi pendenti erano 3.800.000 nella giustizia civile e 3.230.000 in quella penale, per un totale di 7.030.000 processi che affollano le scrivanie dei magistrati, ai quali vanno aggiunti circa un milione di procedimenti nei confronti di ignoti». Inoltre, sono circa 20.000 i detenuti che devono scontare in carcere meno di tre anni. Bernardini ricorda poi le parole di Marco Pannella: «La nostra richiesta di amnistia non è quel ‘gesto di clemenza’ che chiede il Papa. Noi vogliamo un’amnistia ‘legalitaria’, che ripristini le condizioni di legalità costituzionale nei tribunali e nelle carceri, contrapposta a un’altra amnistia: quella strisciante, clandestina, di massa e di classe che si chiama ‘prescrizione’».

In concreto? «Vogliamo un’amnistia», spiega Testa, «che sia propedeutica a una grande riforma della giustizia penale. Quello che si chiede è una riforma della giustizia civile, la cui paralisi penalizza i privati e le imprese, scoraggia gli investimenti esteri e comporta costi enormi per l’economia nazionale. Chiediamo una Grande Amnistia per la Giustizia, per la Costituzione, per la Repubblica. L’amnistia di classe, arbitrio nelle mani della magistratura, anche nell’anno 2016 ha cancellato 132 mila processi».

Aggiungono Bernardini e Testa che ogni giorno con la prescrizione si consuma una vera amnistia ‘sommersa’, indiscriminata, che negli ultimi dieci anni,  ha mandato al macero oltre 1,5 milioni di processi: «Quelli dei potenti e di chi si può permettere la migliore difesa, condannando al carcere i più poveri e indifesi, riempiendo le celle di reati bagatellari».

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