martedì, Agosto 4

A Pasqua marcia per la giustizia e il diritto

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Messaggio-appello di Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, il ragazzo che il 22 ottobre 2009 entra vivo nel carcere di Regina Coeli a Roma, e ne esce morto. Massacrato di botte, lasciato senza cure; trattato come non si tratta una bestia feroce. «Il nostro Parlamento», dice, «non è ancora riuscito a varare una legge che punisca gli autori di atti di tortura, a dispetto della Convenzione ONU firmata dall’Italia nel 1988. Per chiedere un gesto di coraggio alla classe politica vi invitiamo a marciare con noi il giorno di Pasqua a Roma dietro lo striscione #StopTortura. La marcia per l’amnistia promossa dal Partito Radicale sarà l’occasione per ricordare al Parlamento l’urgenza di garantire al suo interno o diritti e le garanzie civili di cui il Paese da tempo si fa promotore nel mondo». Qualcuno si chiede perché la giustizia, in Italia, è lenta, i processi interminabili, tanti procedimenti, anche gravi, finiscono in prescrizione?

Una delle ragioni (non l’unica, ovviamente) è che ci sono una quantità di magistrati che non fanno il loro lavoro. Non che non lavorino, siano assenteisti. E’ che tantissimi magistrati fanno ‘altro’, ma non i magistrati. Perché li troviamo applicati nei ministeri, alla presidenza del Consiglio, ma anche a Washington, all’ambasciata italiana; al Quirinale, alle Nazioni Unite. Li troviamo in Marocco e in Albania, a fare da ufficiali di “collegamento” con le locali amministrazioni giudiziarie; li troviamo alla Corte Costituzionale, nelle commissioni parlamentari, alle Corti di Strasburgo, nelle Autorità di controllo; a Eurolex, Eurojust, Europol, Olaf…

Il capogruppo di Forza Italia Renato Brunetta chiede al Consiglio Superiore della Magistratura l’elenco dei magistrati fuori ruolo. Nell’elenco fornito dal vice-presidente del CSM Giovanni Legnini compaiono i nomi di 818 magistrati che dalla fine degli anni ’80 hanno smesso di indossare la toga, non fanno più il giudice o il Pubblico Ministero. Alcuni poi sono rientrati nei “ranghi”. Al momento sarebbero 222 i magistrati fuori ruolo: 196 distribuiti tra i ministeri, il Parlamento, il CSM (16), la Scuola della magistratura, le istituzioni internazionali, il Quirinale (tre), la Corte costituzionale (23). Altri 16 sono i togati del Csm eletti dalla magistratura ordinaria; sei sono gli eletti in Parlamento (c’è anche la parlamentare europea Caterina Chinnici del Pd), due sottosegretari del governo Gentiloni (Cosimo Ferri e Domenico Manzione), il governatore Michele Emiliano e una magistrata in aspettativa perché ha raggiunto il marito all’estero.

E la situazione nelle carceri? Il Garante dei detenuti Mauro Palma presenta i dati della Relazione annuale al Parlamento. Si sottolinea che i richiami della Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo del 2013, hanno imposto all’Italia un cambio di passo sulle carceri, “è stato declinato in positivo”. “Declinato in positivo”? Che cosa significa? Forse si vuol dire che si registrano dei miglioramenti? Ma se lo stesso Parma comunica che nelle carceri italiane mancano ancora almeno diecimila posti? Se ci dice che oggi “a fronte di 55.827 detenuti i posti disponibili sono 45.509”? Quale il “declinato positivo” in carceri come Ucciardone e Regina Coeli, ad Augusta o Pisa, San Vittore o Poggioreale? Quanti sono i direttori penitenziari, e quanti sono costretti a operare in più sedi, per di più lontane tra loro? Com’è la situazione sanitaria, all’interno delle carceri?

C’è poi un capitolo inquietante (e inquieta che non inquieti): quello relativo ai suicidi in carcere. Per Palma si tratta di un bilancio “problematico”. Problematico? E’ molto concreto, altro che problematico: nel 2016 sono “evasi” togliendosi la vita in quaranta. In questi primi mesi del 2017 se ne sono andati già in tredici. Non c’è nulla di problematico in queste tragedie.

In generale si tratta di una realtà che andrebbe conosciuta, e invece gli spazi informativi sono quasi sempre dedicati a questioni insulse e di nessuna importanza. C’è una pesantissima responsabilità di chi governa, ma in generale di tutta una classe politica che mostra poca o nessuna sensibilità per la questione della giustizia, cruciale per questo paese, e per la questione carceraria in particolare. Non dovremmo mai dimenticare che un buon terzo dei detenuti è in attesa di giudizio, sconta dunque una pena senza che nessun tribunale l’abbia comminata; e, certificano le statistiche, una buona metà dei detenuti in attesa di giudizio risulterà innocente, estranea ai fatti inizialmente contestati, con tutto quello che ne consegue. “Occorrono riforme strutturali”, dice Palma, per poter finalmente porre rimedio a questa situazione. Verissimo. Occorre innanzitutto abrogare due leggi criminogene responsabili del sovraffollamento carcerario: la legge Bossi-Fini sull’immigrazione clandestina; e la legge Fini-Giovanardi, sulle tossicodipendenza. Perché queste leggi, deprecate sotto il profilo della costituzionalità, da tutti gli operatori ritenute dannose, “produttrici” di danni maggiori dei “mali” che vorrebbero curare, siano ancora in vigore, e non siano state abrogate, appartiene al “mistero” che avvolge molte delle cose italiane.

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