mercoledì, Settembre 30

A Londra si vota anche per Roma

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Giovedì 7 Maggio si vota nel Regno Unito per il rinnovo della Camera dei Comuni, la cosiddetta Camera Bassa. E quindi della guida del Governo. Le conseguenze saranno rilevanti pure per il nostro Paese, che è stato, in queste settimane ed ancor maggiormente in questi ultimi giorni ed ore, preso a paragone per il possibile scenario di ingovernabilità che potrebbe emergere dal voto e che aveva caratterizzato i nostri anni ’80 (e pure qualcuno di quelli successivi). Per quanto riguarda oltremanica, se l’esito elettorale non assegnasse né ai Conservatori né ai Laburisti la maggioranza, costringerebbe a difficili e spurie alleanze. Per decenni uno dei due principali partiti prendeva la maggior parte dei seggi, e l’alternanza era una costante pur in presenza di un accordo di Governo, spesso con i Liberaldemocratici. Ora potrebbe essere obbligatoria una coalizione a tre o più, con le conseguenti fragilità. O, ancor peggio, un governo di minoranza che difficilmente potrà durare a lungo. Ultima (o penultima) ancor peggiore ipotesi: si torna a votare a breve, forsanche con un cambio di leader dei principali partiti. Alla fine l’unica ipotesi realistica potrebbe essere una ‘Grande Coalizione’ alla tedesca (o all’italiana), un governo di transizione fra conservatori e laburisti.

David Cameron fronteggia Ed Milliband. Forte, il conservatore al Governo, di una delle più forti riprese economiche d’Europa, bassa disoccupazione e livelli record in Borsa. Ma non è bastato per prendere il largo. Il laburista, propugnatore di una linea di ‘sinistrasinistra’, in campagna elettorale è cresciuto in autorevolezza, attenuando le proprie rigidezze, ma il deficit pubblico viene principalmente imputato ai precedenti Governi del suo partito, quelli di Tony Blair e Gordon Brown. E le ricette da lui indicate per ‘un futuro migliore’ non sono molto chiare, mancando di una visione coerente e slogan efficaci. Così al centro della campagna elettorale è riuscita a porsi Nicola Sturgeon, leader del Partito Nazionalista Scozzese, cui viene pronosticato un risultato senza precedenti. Ha vinto alla grande i dibattiti televisivi, ed anche lei segue una linea, parole sue, “davvero di sinistra”. In ogni caso tutti e tre sono leader giovani, rispettivamente di quarantotto, quarantacinque e quarantaquattro anni.

Per The Guardian i Tories potrebbero arrivare a 276 seggi contro i 267 dei Labour. Secondo altri un risultato di 35% contro il 32% (da valutare però nella distribuzione nei collegi uninominali a turno unico), mentre con una media mediata dei sondaggi entrambi sono al 33% ed attorno ai 277 seggi. Anche secondo Nat Silver, analista elettorale statunitense con alle spalle numerosi successi nell’indicare i risultati nel suo Paese, specie per le vittorie presidenziali (ultima quella di Obama, Stato per Stato senza alcun errore), saranno i Conservatori a prevalere con la maggioranza relativa. Avrebbero tra i 10 ed i 15 seggi più dei Laburisti. Ma i Tories, pure alleandosi con altre forze di centro o di destra, come i Liberaldemocratici (loro partner nel Governo uscente), oppure i populisti antieuropei dell’Ukip di Nigel Farage (sodali del Movimento Cinque Stelle al Parlamento Europeo) o anche il Democratic Unionist Party (protestanti filo britannici nordirlandesi), non otterrebbero probabilmente i numeri per arrivare alla maggioranza assoluta di 326 seggi. Il Labour, anche piazzandosi secondi, potrebbe più facilmente creare una coalizione in grado di avere la maggioranza: coinvolgendo i soliti Liberaldemocratici, magari con i Verdi ed il Partito del Galles. Soprattutto, però, con l’apporto del suddetto Partito Nazionalista Scozzese, vale a dire gli indipendentisti, sconfitti nel recente Referendum (dove avevano raccolto solo il 45 per cento), ma accreditati di una inedita, strepitosa, raccolta di seggi. Forse oltre i cinquanta su cinquantanove totali: ne avevano meno di una decina, ora li toglierebbero agli stessi Laburisti che hanno sempre fatto delle Alte Terre prato di doviziosa raccolta. Gli eletti dai Nord Irlandesi del Sinn Fein non partecipano, salvo sorprese, alle attività parlamentari.

Questi gli scenari, al netto delle recriminazioni sulle possibili alleanze, da tenere presenti comunque vada il voto, perché avranno pesanti ricadute anche per l’Italia. Se i conservatori resteranno al Governo sarà probabile il Referendum sull’Unione Europea promesso da Cameron per il 2017. Aprendo scenari ulteriormente destabilizzanti per la Gran Bretagna e per tutta l’Europa. Se invece a Londra ci sarà un governo laburista, anche in coalizione con altri partiti, il Referendum non si farà. Prospettive divaricate e tanto più rilevanti visto come il nostro Presidente del Consiglio ha puntato sulla dimensione europea, imponendo Federica Mogherini alla guida della politica estera comunitaria. Al vertice di Bruxelles, da lui voluto poche settimane fa subito dopo la strage dei quasi mille profughi e migranti provenienti dalla Libia, fu proprio Cameron ad opporsi nettamente all’accoglienza di una seppur modesta quota di persone nel proprio Paese. Ora la sua posizione, dopo il voto, potrebbe comunque ammorbidirsi, ma di poco. Diverse le prospettive con un Governo Milliband, che costituirebbe una sponda all’interno della famiglia politica europea dei socialisti e democratici. Ma, d’altro canto, la sinistra del leader britannico è, appunto, fortemente di sinistra, e proprio su questa posizione aveva vinto il Congresso di partito contro il più moderato fratello David. Quindi possibili frizioni con la linea moderata del Capo di Governo italiano.

Insomma, Matteo Renzi tifa Milliband ma cum juicio. Matteo Salvini può vincere a destra e a sinistra, sia con i Conservatori, ed il loro Referendum sull’Unione Europea, che con l’indipendentismo scozzese. Beppe Grillo ha con l’Ukip di Farage un’alleanza unicamente tattica, però guarda con interesse alle possibili spallate di diversa provenienza all’Unione Europea, sinergiche alla propria opposizione all’Euro. La dispersa sinistra italiana avrebbe qualcosa da guadagnare da un successo di forze omologhe, ma deve fare in primo luogo i difficili conti con se stessa. Quanto a Silvio Berlusconi, al momento sembra defilarsi, strategicamente, dalle vicende politiche italiane. Figuriamoci da quelle di Albione.

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