martedì, Luglio 16

A Firenze la Gioconda, quella più giovane A Palazzo Bastogi riappare il dipinto su tela scomparso da secoli, con la Mostra ‘Leonardo da Vinci earlier Monna Lisa’ in attesa di una ‘consacrazione’ definitiva - Analogie e diversità con il dipinto del Louvre

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Nella galassia, spesso spuria, di iniziative celebrative di Leonardo,  credo se ne possano distinguere almeno tre, epicentro Firenze e Vinci, che aggiungono qualcosa di nuovo. Del resto, si chiedeva Eike Schmidt, Direttore degli Uffizi, nel presentare la Mostra sul Codice Leicester, che ha praticamente aperto le celebrazioni vinciane,  che senso ha celebrare il V Centenario della morte del Genio se queste non contribuiscono all’approfondimento delle conoscenze che si sono sviluppate negli ultimi tempi intorno alla sua figura, al suo pensiero ed al suo modus operandi?  Certo, la divulgazione è importante, ma l’occasione richiede assai di più.

Lo stesso professor Alessandro Vezzosi, direttore del Museo virtuale di Vinci, si chiedeva pochi giorni fa nel presentare il documentario  su Leonardo e il vino: «molto si è detto di Leonardo,  ma molto vi è ancora da scoprire».  Vediamo dunque se questi tre eventi rispondono o meno ai requisiti richiesti per  un salto in avanti rispetto alle conoscenze acquisite su Leonardo ed il suo mondo.  Partiamo dal più eclatante: l’esposizione a Palazzo Bastogi, una delle prestigiose sedi della Regione Toscana, di una Mostra intitolata ‘Leonardo da Vinci earlier, Monna Lisa, al culmine della quale il visitatore si trova davanti all’immagine  di una Monna Lisa più giovane che – secondo la  testimonianza di Agostino Vespucci – Leonardo avrebbe dipinto nel 1503, dunque   dieci anni prima della celebre Gioconda esposta al Louvre. E’ la prima volta che questa più giovane  Monna Lisa, ritratta all’età di 24 anni, esce dal caveau svizzero dove da 40 anni vi è custodita per conto di un Consorzio di privati,  per iniziativa del The Mona Lisa Foundation  no-profit,  di cui è Presidente Markus A.Frey, direttore generale Joel Feldman. In precedenza il dipinto  era stato esposto a Singapore e a Shangai. Inaugurata  in pompa magna dal Presidente del Consiglio Regionale Eugenio Giani, la Mostra da ieri è aperta al pubblico – visite gratuite – e lo resterà fino al 30 luglio.  

Convinto dell’importanza dell’evento, sull’attribuzione definitiva dell’opera a Leonardo, non si esprime: «Non sappiamo chi l’abbia realmente rappresentata» – dichiara Giani – «e io certo non posso esprimermi prima di un riscontro e di una documentazione certa, ma l’opera è bellissima. Suscita suggestioni e straordinarie emozioni. Inserita nel contesto delle iniziative dedicate al cinquecentenario leonardiano, offre una testimonianza e un’occasione unica per Firenze e la Toscana»”. Lui stesso ricorda poi come Lisa Gherardini amasse passeggiare lungo quella che un tempo era Via Larga ( oggi via Cavour, ove si trova Palazzo Bastogi), abitando nei paraggi. E la sua presenza suscita un’emozione   condivisa da quanti hanno avuto la possibilità di prendere parte all’inaugurazione e nella stessa giornata d’apertura al pubblico. Ma in particolare da parte dalle ultime discendenti per ramo materno di Lisa Gherardini: le Principesse Irina  e Natalia Guicciardini Strozzi. «Si tratta di un’emozione fortissima» – dice Irina – «vi sono nel nostro archivio di famiglia tracce di questo quadro, poi sparito per 500 anni, finito in qualche collezione privata, e oggi di nuovo visibile, il che ci fa sperare e sognare e soprattutto apre una nuova era della Monna Lisa, da studiare ed approfondire».  Grande emozione anche per Natalia: «anzi maggiore» – dice – «di quella suscitata a suo tempo dalla Monna Lisa del Louvre,  data la più giovane età di questa, nella quale mi riconosco di più. Quando l’ho vista sono andata subito a ricercare i dettagli, lei  è una nostra antenata per ramo materno e la cosa mi ha un po’ scioccata». Della singolare e appassionante vicenda di questa  giovane Monna Lisa, riemersa dopo vari secoli, ne parliamo con  il direttore generale della Mona Lisa Foundation, Joel Feldman.

 

Al quale poniamo subito la domanda che molti si pongono:  è certo che anche questa sia opera di Leonardo?

“Dalle testimonianze e dalla documentazione storico scientifica prodotta una cosa può dirsi certa: che esistono due dipinti della stessa persona, opera dello stesso autore. Ciò risulta sia dalle testimonianze storiche che dalle analisi scientifiche, matematiche, sui materiali e sulla tecnica di Leonardo,  che compongono il percorso della Mostra prima di arrivare al cospetto del quadro, al quale è riservata una intera sala, adeguatamente protetta e climatizzata”.

Quali sono le principali testimonianze storiche, oltre alle Vite degli artisti del Vasari?  

“Il Vasari scrisse la prima edizione delle vite  nel 1550, una trentina d’anni dopo la scomparsa di Leonardo, basandosi prevalentemente sulle confidenze del  Melzi ( ovvero Messer Francesco da Melzo, gentiluomo milanese, che nel tempo di Leonardo era bellissimo fanciullo e molto amato da lui, così lo descrive, ndr)  di cui  era divenuto era amico. Prese Leonardo a fare per Francesco del Giocondo il ritratto di Monna Lisa sua moglie, e quattro anni penatovi lo lasciò imperfetto, la quale opera oggi è appresso il Re di Francia in Fontanableò….” Scriveva il Vasari.  Una testimonianza datata è quella di Agostino Vespucci, assistente di Niccolò Machiavelli, che si occupò del lavoro di Leonardo, il quale descrive  uno dei suoi dipinti, con il volto di Lisa del Giocondo, lasciato incompiuto, testo che porta la data del 1503. Entrambi lo descrivono dunque come un lavoro incompiuto, a quel tempo infatti Leonardo era solito ( lo dice anche Vespucci) lasciare intenzionalmente incompiute  le sue opere. Una delle caratteristiche del dipinto è che la figura femminile è ritratta su una balconata tra due colonne. Guarda caso, nel disegno di Giovane donna al balcone  del giovane Raffaello ( 1504), grande ammiratore di Leonardo, il mezzobusto della ragazza è incorniciato tra due colonne, come, appunto, la Earlier Monna Lisa. La celebre  Monna Lisa del Louvre è invece un’opera compiuta e la figura non è incorniciata da colonne. Anzi, il paesaggio che le fa da sfondo, è particolarmente elaborato”.

Siamo dunque in presenza  testimoniare l’esistenza di due dipinti dello stesso soggetto realizzati da Leonardo?

“Lo sostiene anche Gianpaolo Lomazzo nel trattato del 1548 laddove scrive: …Fra i quali si veggono quelli di mano di Leonardo, ornati a guisa di primavera come il ritratto della Gioconda e di Monna Lisa, né quali ha espresso tra l’altre parti meravigliosamente la bocca in atto di ridere..’  Lomazzo usa il plurale, parlando di una Gioconda e  di una Monna Lisa. Altra testimonianza antica è quella del de Beatis, il quale accompagnando il Cardinale d’Aragona in visita ad Amboise (1517)  notava il ritratto di una certa donna fiorentina, commissionata a Leonardo da Giuliano de’  Medici. E’ accertato  che vide la Monna Lisa  venduta a Francesco I ed esposta al Louvre. E che sarebbe stata realizzata da Leonardo nel 1513 quando si trovava a Roma. Da varie ricerche, Leonardo potrebbe aver  usato come modello la Earlier Monna Lisa. Che di due Gioconde si tratti, lo si ricava dalle testimonianze di Gian Giacomo Caprotti, detto il Salai, altro allievo del Maestro,  il quale ha registrato nel 1517, un anno prima della sua morte,  la vendita al Re Francesco I della Monna Lisa e, nel 1525, presentando un inventario dei suoi beni, l’esistenza di un dipinto  chiamato “La Honda’, abbreviazione de La Gioconda. Quindi, lui stesso avrebbe visto due Monna Lisa”.

Pur nella straordinaria somiglianza, evidente appaiono le differenze tra la prima e la seconda Monna Lisa.    

“Fra i due dipinti, questo su tela, l’altro su tavola, vi è uno scarto di 10 anni: è evidente che la Monna Lisa del Louvre appartenga ad un’ esperienza pittorica diversa del Genio vinciano ,il quale  che all’epoca aveva assorbito la tecnica della velatura dei fiamminghi. La comparazione tra i due dipinti ci porta a sostenere che l’uno non è una copia dell’ altro ( i copisti ricopiano per intero l’originale )e che esistono  almeno due Gioconde”.

Alcuni dubbiosi obiettano che  lo sfondo di questa giovane Monna Lisa, è orribile e non può essere opera di Leonardo.

“E’ possibile che non lo sia, poiché l’artista amava lasciare ad altri il compito di  completare l’opera da lui impostata, in un periodo della sua attività”.

Perché non tutti gli esperti  sono concordi nell’attribuire a Leonardo la paternità di questa giovane Monna Lisa?

“Ad una simile domanda il prof.John Asmus,  fisico ricercatore dell’Università di San Diego in California,  pioniere nel settore dell’imaging spettrale, che ha messo a punto un metodo scientifico per esaminare le opere d’arte ( ha cominciato con lo studio dei Rembrandt), ha risposto che ‘ci saranno sempre persone contro una teoria del genere, come c’è ancora qualcuno che si oppone all’idea di una terra sferica sostenendo che è piatta‘. Posso aggiungere  che in questa Mostra esponiamo anche i pareri contrari e critici, cosa che in nessun altro caso avviene. Il pubblico  potrà così valutare i pro e i contro. E vedrà che gli studiosi e la documentazione storica scientifica a sostegno dell’autenticità  leonardiana di quest’opera che mostra una Monna Lisa 24 enne, più fresca dell’altra, superano di gran lunga i pareri contrari. Tra le dichiarazioni più autorevoli a sostegno  dell’autenticità delle due opere leonardiane, voglio citare il Documento di Heidelberg (2005), e la scoperta di Hugh Blaker, curatore di un museo inglese, il quale saputa dell’esistenza di questa giovane Monna Lisa, a Somerset, presso una nobile famiglia inglese ottenne il dipinto e lo portò a Isleworth sul Tamigi, nel suo studio a Londra ovest. Da allora divenne noto come la Isleworth Mona Lisa. Con lo scoppio della guerra,  per salvarlo, lo inviò in America al direttore del Museo of Fine Arts di Boston. Finita la guerra ritornò in Europa e Blaker lo sottopose al giudizio di molti esperti italiani, che lo accolsero come una straordinaria Monna Lisa “più bella di quella di Parigi’. E nel 1926, l’esperto d’arte inglese John Eyre scrisse un libro “The two Mona Lisas’, sostenendo che ‘il capolavoro di Isleworth un giorno sarà riconosciuto come il quadro commissionato da Del Giocondo, di questo non ho alcun dubbio’. Da allora il dipinto scomparve, passò di mano e finì nel caveau di una Banca Svizzera. Da cui è uscito dopo 40 anni. Per iniziare un cammino che  lo porterà a Pechino, in Svizzera, in Inghilterra, America, Russia…”

Troverà quella consacrazione  che la Foundation si attende? Intanto, conclude Joel Feldman – si può dire con certezza che esistono due Gioconde: una commissionata  a Leonardo da Francesco del Giocondo, l’altra richiesta da Giuliano de’ Medici, la prima datata 1503 ( ed è quella qui esposta) l’altra  1513, una ( la prima) su tela, l’altra su tavola di pioppo. Una più grande, l’altra più piccola. Quella più celebre si trova al Louvre, l’altra, che ritrae una 24 enne Monna Lisa, riprende ora il suo cammino nel mondo, in  attesa di una definitiva “consacrazione” come opera di Leonardo.

Nell’attesa, godiamoci questa mostra, che ha alle spalle una storia affascinante e misteriosa, in parte ancora da chiarire , rappresentata dalla  Mostra e da un bel catalogo edito da Polistampa. Degli altri due eventi, citati all’inizio, se ne parlerà in altra occasione, data la loro rilevanza. Una cosa è certa: Firenze e la Toscana stanno calando, i loro assi in questa  lunga partita mondiale sulle celebrazioni leonardiane. . E non è ancora finita.

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