giovedì, Ottobre 1

8 Gennaio: Sera

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8 Gennaio 1930: Maria Josè del Belgio sposa Umberto I di Savoia. Gli ultimi sovrani del Regno d’Italia prima della proclamazione della Repubblica nel 1946, convolarono a nozze nel 1930 in quello che fu un matrimonio combinato. Figlia dei sovrani del Belgio, Maria Josè, fin da piccola era stata educata in Italia, nel collegio della Santissima Annunziata a Villa di Poggio Imperiale, così da prendere fin da subito confidenza con i modi e le usanze del Belpaese, coltivando quell’italianità che l’avrebbe accompagnata durante i suoi anni da erede al trono, in quanto già consapevole del fatto che un giorno avrebbe sposato il futuro Re d’Italia. Nessuna scuola pubblica invece per Umberto che, come dalle usanze di casa Savoia, fu educato da una decina di precettori alle ferree regole della vita militare, formando in questo modo un carattere fortemente autorevole. Questo però non gli impedì di trascorrere gli anni della gioventù in maniera spensierata, tra feste, balli e amori leggeri,  sostanzialmente estranea alla vita politica del Paese, anche per volere di Benito Mussolini, che lo relegò ai margini. I due giovani si fidanzarono ufficialmente nel settembre del 1929 e si sposarono a Roma, nella cappella Paolina del Quirinale, l’8 gennaio 1930, dove Maria Josè indossò un abito da sposa coloro panna disegnato dal Principe Umberto stesso, come regalo di nozze. Ovunque, nella capitale in festa, lo scudo di Casa Savoia apparve accanto al fascio del regime fascista. La coppia trascorse i primi anni di matrimonio a Torino, dove Umberto comandava il 92º reggimento di fanteria con il grado di colonnello. Vista la sua provenienza da un ambiente regale mentalmente più aperto e grazie all’educazione moderna ricevuta, Maria Josè fin da subito si scontrò con il rigore dell’etichetta della corte italiana, rigorosamente invece osservata da Umberto, sempre assoggettato alle regole e all’autorità paterna. Si attirò così le antipatie della famiglia reale, che iniziò a chiamarla ‘Negrette’, a causa dei folti e crespi capelli biondi. Per questo motivo, la Principessa decise di sottrarsi ai rapporti con la cerchia di amici del marito per crearsene una propria tra gli intellettuali, filosofi e scrittori dell’epoca. Una delle poche cose che avevano in comune di due reali, era il loro essere profondamente antifascisti (nonostante le simpatie che Casa Savoia provava per il nuovo Capo di Governo), specialmente dopo l’alleanza e sudditanza alla Germania di Hitler e alla promulgazione delle leggi razziali nel 1938, portandoli ad avere contatti oltremodo limitati con le alte figure del regime. Mussolini, dal canto suo, trattò sempre Maria José con una certa freddezza, sottoponendola a stretta sorveglianza e proibendo espressamente ai mezzi di informazione di nominare Umberto e Maria José come Principi ereditari, ma solo come Principi di Piemonte. Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale vide Umberto impegnato sul fronte francese, in supporto delle truppe tedesche in una posizione completamente inattiva e Maria Josè ispettrice della Croce Rossa. Le antipatie per l’alleato germanico condurranno la principessa a intraprendere delle alleanze all’interno dell’ambito politico per tentare di porre fine al Governo di Mussolini, entrando addirittura in contatto con i movimenti partigiani, mentre Umberto, seppur fortemente contrario all’andamento politico e militare dell’Italia, si dimostrò tuttavia privo di iniziative concrete, oppresso nel cono d’ombro al quale il padre e Mussolini lo avevano destinato. Entrambi comunque, cercarono di porre rimedio alle sofferenze degli italiani vittime delle privazioni della guerra, trovando alloggio per gli sfollati e procurando loro indumenti. Nel giugno del 1944, dopo la liberazione di Roma, Umberto divenne Luogotenente d’Italia e durante il suo mandato,emanò il decreto legislativo n. 151/1944 che indiceva a guerra finita, un referendum a suffragio universale per decidere la nuova forma istituzionale dell’Italia. Il 9 maggio 1946, un anno dopo la fine della guerra e ad un mese dallo svolgimento del referendum, il re Vittorio Emanuele III abdicò in favore del figlio Umberto, che divenne di fatto l’ultimo Re d’Italia(o ‘Re di Maggio’, vista la brevità del suo regno): il 13 giugno venne proclamata la nascita della nuova Repubblica e i Sovrani partirono dall’Italia, ‘condannati’ all’esilio, in terre separate.

 

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