sabato, Dicembre 7

Ungheria: viaggio tra ‘prigionieri’ di Orbán

0

Il completamento di un nuovo tratto del muro anti-migranti sul confine che separa l’Ungheria dalla Serbia è solo uno degli ultimi tasselli del complesso mosaico che è oggi la posizione politica dell’Unione Europea sull’immigrazione e, in particolare, il suo delicato rapporto con il Governo ungherese. Se è vero infatti che, da un lato, Károly Kontrát, Segretario di Stato del Ministero degli Interni ungherese, ha presentato la nuova tecnologica barriera – dotata di telecamere, sensori di calore e altoparlanti che scoraggiano i migranti a infrangere le leggi – come una preziosa difesa per il confine e per l’intera area Schengen, dall’altro il Consiglio dell’Unione europea (UE) non ha mancato di sottolineare a più riprese come la nuova legge ungherese sui richiedenti asilo possa essere in contrasto con la normativa comunitaria sui diritti umani.

A ulteriore conferma dell’instabilità e della serietà della situazione al confine tra Ungheria e Serbia, è di pochi giorni fa la denuncia di una delegazione di tre eurodeputati di spicco della Commissione UE Libertà Civili, Giustizia e Affari Interni (LIBE) in visita ai campi rifugiati sul confine, presso la cosiddetta Transit Zone di Röszke. Josef Weidenholzer, Péter Niedermüller e Birgit Sippel, appartenenti al S&D (Gruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti & Democratici al Parlamento Europeo), hanno espresso con un comunicato stampa lo shock e lo sdegno per ciò a cui hanno assistito: intere famiglie, donne e bambini, rinchiusi in spazi angusti e scortati dalla polizia anche per andare a farsi visitare da un medico. Le condizioni dei richiedenti asilo sono definite non solo «disumane», ma in aperta violazione del diritto internazionale europeo. Inoltre, aggiungono i tre eurodeputati, le ultime scelte politiche di Viktor Orbán mettono a rischio la democrazia dell’intera Ungheria, facendo sì che già molti giovani cittadini ungheresi siano costretti a lasciare il Paese per paura di perdere il loro futuro all’interno dell’Unione.

Secondo Weidenholzer, Niedermüller e Sippel, dunque, è arrivato il momento di agire per tenere testa alle decisioni di Orbán; sul fronte delle politiche dell’immigrazione, infatti, non si gioca solo il futuro dell’Ungheria ma dell’UE stessa. Per capire come ciò possa avvenire e per conoscere i dettagli della visita dei tre delegati della LIBE ai campi sul confine serbo-ungherese abbiamo posto qualche domanda direttamente a uno dei partecipanti alla missione, l’ungherese Péter Niedermüller della Demokratikus Koalíció.

Cosa ha visto durante la visita al campo profughi sul confine serbo-ungherese?

Prima di tutto non è un campo profughi, ma la cosiddetta ‘transit zone’ è piuttosto una struttura di detenzione. I richiedenti asilo sono costretti a stare in piccole aree separate all’interno della zona, circondate da alte recinzioni con filo spinato. Possono uscire da queste aree ristrette solo occasionalmente, sempre accompagnati da poliziotti persino se devono recarsi dal medico. Ci sono molte guardie armate nella zona, ma il personale è generalmente collaborativo con i richiedenti asilo, almeno secondo la nostra esperienza. Non sono loro, ma la legge ungherese sulla richiesta d’asilo a essere inumana.

Quanti richiedenti asilo ci sono all’incirca? E quali sono le loro opzioni effettive se non possono oltrepassare il confine?

Al momento ci sono due zone di transito sul confine serbo-ungherese. Le autorità permettono solo a circa 5-6 persone al giorno di entrate nelle ‘transit zone’ e solo poche persone possono chiedere asilo. Tutte le altre persone che arrivano in Ungheria sono respinte – e secondo i report delle Organizzazioni Non Governative (ONG), anche brutalmente, in molti casi – verso il confine serbo, senza dare loro la possibilità di chiedere asilo. Ora ci sono approssimativamente 120 persone nella ‘transit zone’ che abbiamo visitato, principalmente famiglie con bambini piccoli provenienti dall’Afghanistan. Inoltre, almeno un migliaio di persone stanno aspettando nelle città serbe vicine di avere l’opportunità di entrare nella zona e chiedere asilo.
Non abbiamo avuto grandi possibilità di parlare con i rifugiati. Per quello che abbiamo potuto constatare, sono in uno stato di grande tensione perché non sanno per quanto tempo dovranno restare all’interno delle recinsioni, ma al tempo stesso sperano in un processo giusto e veloce per ottenere l’asilo. Per i bambini è particolarmente duro capire perché sono ‘in prigione’, e spesso danno la colpa ai genitori per aver fatto qualcosa di sbagliato che li ha portati lì.

Ha avuto occasione di vedere il nuovo muro vicino alla ‘transit zone’ lungo 96 miglia, con filo spinato per shock elettrico, telecamere, sensori di calore e altoparlanti?

La zona di transito è proprio di fianco al muro, dunque abbiamo potuto vederlo molto bene. É piuttosto simile alla doppia recinzioni che era sul confine austro-ungherese ai tempi della cortina di ferro.

In che modo la situazione dell’Ungheria viola la normativa europea?

Ci sono molti aspetti della legge ungherese sulla richiesta di asilo che violano la normativa europea. Eccone alcuni: Il diritto all’asilo non è assicurato perché solo un numero limitato di persone può richiederlo e solo nelle ‘transit zone‘. Le speciali garanzie per i minori non accompagnati sono state cancellate. La normativa europea proibisce la detenzione di richiedenti asilo basata sul loro status. La detenzione nelle zone di confine (‘transit zone‘) dovrebbe essere limitata al momento dell’identificazione e per un massimo di 28 giorni, ma in Ungheria il tempo di detenzione è illimitato. Inoltre, il Governo ungherese rifiuta l’obbligo di accettare quote di migranti (l’Ungheria dovrebbe ricevere solo 1200 richiedenti asilo dall’Italia e dalla Grecia).

Perché pensa che la democrazia ungherese sia in pericolo?

I vari passi intrapresi dal Governo di Orbán vanno a costituire un sistema di ‘democrazia illiberale’ che è a tutti gli effetti un regime autocratico. La nuova normativa che sostituisce l’antecedente Costituzione è stata adottata solo dai partiti di governo senza un referendum. La legge elettorale è stata modificata unilateralmente e i nuovi distretti beneficiano Fidesz. I poteri della Corte Costituzionale sono stati ridotti e i suoi nuovi membri sono stati nominati solo dai partiti di governo. Il nuovo Ufficio Giudiziario è stato creato per controllare le questioni amministrative delle corti, ed è adesso guidato dalla moglie di uno dei politici di primo piano di Fidesz. Il Procuratore Capo, il Governatore della Banca Nazionale e il capo dell’Autorità delle Comunicazioni sono diventati formalmente politici di Fidesz. Il diritto a negoziazioni collettive è stato cancellato, il diritto di sciopero è stato limitato (e nel caso dei lavoratori nel settore pubblico proibito). I media statali si sono completamente trasformati in canali di propaganda governativa. Gli oligarchi vicini a Fidesz hanno comprato uno dei due principali canali della TV commerciale, altri canali TV e stazioni radio, portali internet, giornali locali e regionali, trasformando anch’essi in organizzazioni di propaganda governativa. E la maggior parte dell’enorme budget pubblicitario del Governo è speso per questi media. Il principale giornale di opposizione chiamato ‘Népszabadság’ è stato acquistato da un oligarca filo-governativo ed è stato chiuso Il Governo finanzia grandi campagne anti-europee e anti-immigrazione per alimentare la xenofobia nella società ungherese. Una nuova legge rende impossibile il funzionamento della Central European University soprannominata ‘Università di Soros’ dal Governo. Fidesz ha dato vita a una nuova ONG che dichiara ogni altra ONG finanziata da fonti estere (compresi i fondi UE) come agente straniero. Il Governo favorisce apertamente un piccolo gruppo di oligarchi riguardo a questioni pubbliche, distribuzioni di fondi UE e attività legislativa. Questo gruppo include tra gli altri il genero di Orbán e un suo amico che è anche il sindaco della città di origine del Primo Ministro ungherese.

Secondo lei, quale dovrebbe essere l’aspetto più importante di una politica sull’asilo condivisa tra gli Stati membri dell’Unione Europea? E, oltre a denunciare situazioni molto serie come questa, cosa sta concretamente facendo la Commissione – o cosa dovrebbe fare – per tenere testa alla politica di Orbán sull’immigrazione?

Penso che l’elemento chiave del Sistema europeo comune di asilo dovrebbe essere un meccanismo di solidarietà ben funzionante, che assicurerebbe una giusta spartizione di responsabilità tra gli Stati Membri. Questa soluzione europea comune potrebbe dare sufficiente supporto agli Stati Membri per garantire giuste decisioni sull’asilo, un’effettiva integrazione e sicurezza ai confini. Le autorità ungheresi deliberatamente violano la normativa UE sulla questione dell’asilo, e rifiutano di cooperare con la Commissione su questo problema. Credo che in questa situazione la Commissione dovrebbe chiudere le attuali procedure di infrazione il più presto possibile con una seria decisione, e aprirne di nuove se necessario. Questo, tuttavia, non è sufficiente. Il problema maggiore non è questa o quella normativa, ma l’intero sistema. La politica del Governo di Orbán rappresenta un chiaro rischio di seria violazione dei valori fondamentali dell’Unione Europea, specialmente riguardo alla libertà, democrazia, rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, e dell’ordinamento delle leggi. Questo è il motivo per cui le istituzioni europee dovrebbero appellarsi all’articolo 7.1 del Trattato dell’Unione Europea che metterebbe in moto un processo di monitoraggio e rappresenterebbe un avvertimento per il Governo ungherese incoraggiandolo a intraprendere le necessarie correzioni di rotta.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore