mercoledì, Agosto 5

’68 /‘77: dieci anni in movimento A Firenze dal 3 aprile al 13 giugno film e documentari su quel tormentato decennio, a colloquio con Gabriele Rizza, curatore della Rassegna

0

Una data manifesto: Millenovecento68, cinquant’anni fa iniziava un decennio tumultuoso, creativo, confuso, contraddittorio e furibondo, fra speranze e illusioni, barricate e ritirate.  Un decennio in cui, in molti paesi del mondo, milioni di persone, in gran parte giovani, si affacciarono sulla scena della Storia come protagonisti del loro destino, mettendo in discussione le gerarchie, il potere autoritario,  il vecchio modo di vivere il lavoro e i rapporti d’amore; chiedevano libertà, diritti, giustizia; immaginavano una società nuova che non si servisse di loro ma a loro appartenesse, una società ispirata alla fantasia, che si ponesse addirittura l’obbiettivo della felicità. ‘L’immaginazione al potere‘ era  lo slogan del Maggio francese. A mezzo secolo di distanza, l’esigenza di rivisitare quel periodo storico che coinvolse anche l’Italia, permea giornali e tv che dedicano a quel periodo ampio rilievo, sia con risultati celebrativi ( il più delle volte) che di approfondimento storico e critico. Su quegli anni che dall’immaginazione al potere portarono, almeno da noi, al terrorismo brigatista armato, mancava una rivisitazione cinematografica. A tal proposito ecco arrivare puntuale all’appuntamento al Cinema La Compagnia di Firenze una Rassegna  dal titolo 1968/1977 Dieci anni in movimento, la prima del genere in Italia, che dal 3 aprile al 13 giugno presenta film  di registi noti e documentari sconosciuti, insieme a Mostre fotografiche e incontri con i protagonisti di quel decennio. L’iniziativa è organizzata dell’Associazione Anémic Cinema, in collaborazione con Fondazione Sistema Toscana, Archivio storico il ’68 Firenze, l’Archivio audiovisivo del Movimento operaio e democratico, l ‘Associazione Ciclostilato in proprio e l’Istituto Ernesto de Martino.

A Gabriele Rizza,  critico cinematografico  teatrale e operatore culturale,  ideatore e curatore della Rassegna chiedo: chi erano e cosa volevano i giovani del ‘68 e degli anni 70?  

A questo  interrogativo, che  ci siamo posti anche noi organizzatori ( cito tra questi  Gianna Bandini, di Anèmic Cinema e Fulvio Deri, dell’Archivio storico il ’68 a Firenze),  è chiaro che una Rassegna cinematografica può dare soltanto una risposta parziale. E’ evidente   che questo decennio richiederebbe per essere affrontato nelle sue tante sfaccettature – luoghi, protagonisti, conquiste ottenute, fallimenti, ecc. – ben altro spazio, ma noi qui ci proponiamo solo di  raccontare una piccola parte, appena qualche frammento, giusto qualche tessera dell’incandescente mosaico. E con lo sguardo rivolto all’Italia. E lo possiamo fare grazie alla collaborazione di archivi e associazioni,   ai documentari proposti dall’Archivio audiovisivo del Movimento operaio e democratico (AAMOD): sono proprio questi documentari, in parte sconosciuti, che ci mostrano gli studenti parlare e manifestare nelle strade, nelle università occupate, e le fabbriche occupate dagli operai. Quello che ci proponiamo non è la celebrazione di un periodo che alcuni di noi hanno vissuto, in un modo o nell’altro, bensì la conoscenza. E non è un caso che la Rassegna si apra con il documentario Della conoscenza,  dellArchivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, per la regia di Alessandra Bocchetti: di cosa tratta? Analizza le motivazioni ideologiche e la situazione storica che sono alla base delle lotte condotte dagli studenti e dai giovani nel 1968.A questo segue un altro curioso  documentario del Cinegiornale Libero di Roma n.1, che  riporta un dibattito svoltosi a casa di Cesare Zavattini e al quale  partecipano Zavattini stesso, Silvano Agosti, Alfredo Angeli, Giuseppe Bellecca, Marco Bellocchio, Liliana Cavani, Nico D’Alessandria, Giuseppe Ferrara, Alfredo Leonardi, Pier Giuseppe Murgia, Salvatore Samperi, Romano Scavolini, Elda Tattoli, Gianni Toti. Una assemblea irrinunciabile, che ci racconta come questi allor giovani cineasti si interrogassero sul senso e la funzione politica dei Cinegiornali liberi e sulle esperienze che si stavano facendo in tutto il mondo. A questi segue il film Partner, regia di  Bernardo Bertolucci ( 1968), tra gli interpreti  Pierre Clementi e  Stefania Sandrelli. Un film apparso in sala e presto scomparso, ispirato  a un testo classico della schizofrenia come Il sosia di Dostoievskij, in cui Bertolucci compone un bizzarro puzzle di rivolte e sconfinamenti oltre le parabole della realtà, infrangendo le deboli difese dell’arte e della politica, un film nel quale si intuivano gli sbocchi  dell’impotenza rivoluzionaria.

La Rassegna alterna documentari e film, quali altri documentari  rappresentano più compiutamente quel periodo e quelle lotte?

Particolarmente significativo mi pare quello del ’71, dal titolo La tenda in piazza, regia di Gian Maria Volonté, che racconta  la lotta delle operaie e degli operai di cinque fabbriche italiane, la Cagli, la Coca Cola, la Filodont, la Luciani e la Metalfer,  da mesi senza stipendio che si vedono negato il permesso di innalzare una tenda rossa in piazza di Spagna, ma dopo scontri con la polizia, feriti e contusi, alla fine ottengono ciò che chiedono e la tenda viene finalmente alzata tra gli applausi e la soddisfazione generale. Questo documentario chiuderà la Rassegna  il 13 giugno.

Vorrei segnalare anche  quello di Giuliana Gamba  ( del ’96) , Gli anni ’70 sogno e tragedia, nel quale la regista ha scelto temi ed eventi che più di altri hanno caratterizzato questi anni: la crisi economica e l’austerity; il referendum sul divorzio; il movimento femminista; la grande avanzata della sinistra nelle elezioni del 1975-76; le battaglie antifasciste; i gruppi della “nuova sinistra” e gli scontri di piazza; l’assassinio di Pier Paolo Pasolini. Accanto a momenti di gioia e di speranza emergono anche la violenza e i drammatici eventi che hanno caratterizzato, in particolare, la fine del decennio: il movimento del ’77, il caso Moro e il terrorismo.

Veniamo ai film: quali sono e con quali criteri li hai selezionati?

I criteri sono personali e di cinefilia, ovvero riproporre quei film che mi sembrano più vicini all’idea del ’68. Se ne potevano scegliere anche altri  (come La classe operaia  va in Paradiso), riproposto  recentemente anche in un lavoro teatrale, ma limitandosi alla produzione italiana, devo dirti che non c’è un grande repertorio. E, comunque,  penso sia interessante vedere o per i più maturi rivedere e discuterne con i registi che saranno presenti ( Liliana Cavani , Roberto Faenza, Paolo Pietrangeli) i loro lavori e il clima in cui furono realizzati: come Contessa, di Paolo Pietrangeli, diventata la colonna sonora del 68,  ma anche autore di uno dei film spot del movimento e delle sue derive: Porci con le ali, come Escalation di Roberto Faenza, come  I cannibali di  Liliana Cavani,  come Maledetti di amerò  di Marco Tullio Giordana, per chiudere il cerchio con  Ecce Bombo di Nanni Moretti che di anni ne compie 40 (il film). Quale sintesi migliore e emblematica degli gli amici che aspettano l’alba sulla spiaggia di Ostia? Ma dalla parte sbagliata. Grande è la confusione sotto il cielo. E’ il 1978: sarà tutta un’altra storia ….

Nel mezzo c’è anche una Mostra particolare

Sì, una Mostra   dal titolo Grafica di protesta, si inaugura il 16 aprile,(a cura di  Centro studi e Archivio storico il Sessantotto) cui seguirà un incontro con Tano D’Amico fotoreporter e giornalista e con il vignettista satirico Lido Contemori.

D’Amico è stato il fotografo della contestazione dopo i vari reportage dalla Grecia del colonnelli, alla Spagna franchista, al Portogallo durante la rivoluzione dei garofani, alla Palestina, alla Somalia, alla Bosnia, al Chiapas. Con le sue foto, rigorosamente in bianco e nero, documenta le proteste, la partecipazione degli anni Settanta, il movimento studentesco e operaio, le manifestazioni femministe. Nel 1977 è a Roma, quando viene uccisa Giorgiana Masi, e fotografa, durante gli scontri. l’agente Giovanni Santone in borghese, armato. Contemori è noto per le sue  vignette satiriche e le sue molteplici collaborazioni, tra cui  quelle con Ca Balà, che anticipò Il Male, ispirata alle esperienze francesi di Charlie Hebdo e Hara Kiri.  

Nell’ambito della Rassegna cinematografica ci saranno incontri e dibattiti su temi specifici come  il ’68 a Firenze ( i ragazzini che volevano cambiare il mondo),  La stagione dei diritti, La protesta fra musica e immagini, Il mondo in rivolta.

Gabriele, concludendo,  che idea emerge da quanto si vedrà in questa  Rassegna di quel movimento che da Berkley in California (leader da Mario Savio), si espanse nel mondo e in Italia ( ma non solo) e si disperse in diversi rivoli?   

Che idea emerga non lo so, il nostro intento è  di fornire materiale su cui riflettere, certo è che viviamo in una realtà politica e sociale ben diversa, certe istanze di quel periodo sono state assorbite, la spinta antiautoritaria riuscì a penetrare  nelle strutture del potere ( magistratura, scuola, religione, esercito, media, ) ma la sensazione che ho e che mi rimbalza in testa è che quel periodo sembra distante 10 generazioni, oggi viviamo in tutt’altro mondo,  politico, culturale, sociale, non provo né tristezza né euforia, né nostalgia, verso un decennio carico di speranze e di contraddizioni, di pretese egemoniche e di riflussi.

Vi è stata una relazione  tra il movimento iniziale e lo sbocco nella lotta armata che caratterizzò gli Anni ‘70?

Sì e no, è evidente che nel ’77 le dinamiche cambiano, la protesta si radicalizza, si commettono da parte di alcuni segmenti  violenze inaudite, terrore, sequestri, attentanti, quasi uno al giorno, con la strategia della tensione ( sia di stampo neofascista che brigatista) si afferma una regia diversa da quella iniziale che aveva come obbiettivo la libertà la giustizia e la felicità.

La felicità, obbiettivo quasi utopistico, che taluni inseguono anche oggi.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore