lunedì, Agosto 10

3 milioni di aziende americane contro i dazi di Trump La Camera di Commercio americana è uscita allo scoperto contro le decisioni di Trump, invitando gli associati a fare pressione sui propri congressisti

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A partire da questa settimana, circa 75 miliardi di dollari di esportazioni statunitensi saranno soggetti a dazi di ritorsione. Il Canada – il principale partner commerciale degli Stati Uniti – il 1 ° luglio è stato l’ ultimo Paese a introdurre dazi di ritorsione sulle esportazioni americane di acciaio, ketchup, pizza, detersivo per lavastoviglie e altri beni.
A 48 ore di distanza, ieri, contro la politica dei dazi imposta da Donald Trump è sceso in campo il più grande gruppo d’affari americano, forte dei suoi 3 milioni di imprese associate, la U.S. Chamber of Commerce. Di stretta osservanza repubblicana, la Camera di Commercio americana è uscita allo scoperto contro le decisioni di Trump di imporre dazi a mezzo mondo, dalla Cina all’Europa, dal Messico al Canada (i due oramai ex partner NAFTA). Secondo la Camera, la decisione di Trump si sta traducendo in una guerra commerciale che colpirà tutti, i costi di questa politica ricadranno «sulle spalle dei consumatori, produttori, agricoltori e allevatori americani». Lavoratori, agricoltori, famiglie e imprese sono tutti perdenti in una guerra commerciale, recita il titolo dell’editoriale-manifesto con il quale l’organizzazione ieri ha lanciato l’iniziativa.

La risposta ai dazi USA su acciaio, alluminio e alcuni prodotti cinesi è valsa  75 miliardi di dollari in contro-dazi, e non è finita qui, visto che Trump ha minacciato nuovi dazi ai contro-dazi. La mappa e radiografia di come questi 75 miliardi di dollari di contro-dazi (Cina: 36,8 miliardi; UE: 3,2 miliardi; Canada: 12,8 miliardi; Messico: 3 miliardi)  si distribuiranno sui diversi Stati americani (con i dettagli dei prodotti colpiti, da quali Paesi, quanti posti di lavoro sono a rischio, ecc….) costituisce la componente più importante del dossier redatto a supporto della campagna partita ieri ed è accessibile dall’apposito canale ‘Trade Works. Tariffs Don’t’  
Le tariffe imposte dagli Stati Uniti non sono altro che un aumento delle tasse per i consumatori e le imprese americane, compresi produttori, agricoltori e aziende tecnologiche, che pagheranno di più per prodotti e materiali di uso comune, si legge sul sito. Le tariffe di ritorsione imposte da altri Paesi sulle esportazioni statunitensi renderanno le merci prodotte in America più costose, con conseguenti vendite perse e alla fine persi posti di lavoro qui a casa.
Questa politica viene definita «l’approccio sbagliato» ad un problema reale, sbagliato «per affrontare pratiche commerciali scorrette», che  «minaccia di far deragliare la recente ripresa economica della nostra Nazione», «minaccia di innescare una guerra commerciale globale».

L’invito della Camera a tutti i suoi associati e non solo, è quello di sensibilizzare i propri congressisti, mandando un messaggio via email alla casella dei deputati e senatori, nel quale tra il resto si legge: «Nuove tariffe su acciaio, alluminio e importazioni cinesi, così come il potenziale di ulteriori tariffe per auto e ricambi auto, ci hanno spinto sull’orlo di una guerra commerciale globale. Il Canada, il Messico, l’UE e la Cina hanno già reagito»; «Milioni di posti di lavoro negli Stati Uniti dipendono dalla capacità degli Stati Uniti di commercializzare con altri Paesi. La metà di tutti i posti di lavoro negli Stati Uniti dipende dalle esportazioni, e uno su tre ettari di terreni agricoli americani è piantato per le vendite internazionali. Ma le recenti e proposte azioni commerciali da parte dell’Amministrazione Trump minacciano ben 2,6 milioni di posti di lavoro americani e ostacoleranno la nostra ripresa economica», recita il testo del messaggio, e sottolinea come tutte le categorie, dai consumatori alle imprese (agricoltori, allevatori, aziende tecnologiche»  saranno colpiti da «costi più elevati per prodotti e materiali di uso comune». Definendo i dazi tassa «per i consumatori e le imprese americane», la Camera di Commercio si mobilita perché i congressisti mettano lo stop al Presidente. Nel manifesto dell’iniziativa si sottolinea come nei 30 Stati sui quali Trump ha vinto nelle elezioni del 2016, 36,5 miliardi di dollari di esportazioni sono minacciati da dazi di ritorsione da Cina, Unione Europea, Messico e Canada, esperti nel mirare strategicamente a settori importanti in alcuni Stati, o Stati importanti in termini di elettorato repubblicano in generale e di Trump, appunto, nello specifico.

«Una cosa è certa», conclude l’editoriale, «nessuno vincerà questo scontro». Thomas J. Donohue, Presidente e CEO della Camera, ha dichiarato: «Dovremmo cercare un commercio libero ed equo, ma questo non è il modo giusto per farlo. È tempo di invertire la rotta e adottare approcci più intelligenti e più efficaci per affrontare le preoccupazioni commerciali con i partner commerciali».

Secondo alcuni analisti l’intervento della Camera di Commercio  aumenterà considerevolmente la pressione sui legislatori statunitensi perché respingano i piani sui dazi dell’Amministrazione Trump, non ultimo per il periodo elettorale attuale, bocciatura che, secondo alcuni, potrebbe arrivare prima delle elezioni del Congresso di novembre.

Per altro, già nelle settimane scorse un gruppo di quasi 60 associazioni imprenditoriali statunitensi, aveva inviato una lettera al Congresso nella quale si chiedeva di esercitare una maggiore supervisione sull’uso dei dazi che Trump ha deciso e sulle altre misure di politica commerciale dell’Amministrazione.
Il mondo delle imprese è in fermento e l’intervento della potente U.S. Chamber of Commerce potrebbe mettere molto in difficoltà Trump.

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