domenica, Giugno 16

Lega – M5S: prove generali di Governo Salvini e Di Maio formalmente devono fare un passo indietro e individuare un terzo nome per Palazzo Chigi

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Matteo Renzi è contento. Fedele alla promessa di tacere per due anni, non perde occasione per dire la sua su tutti e tutto. «Immaginate», motteggia con i suoi, «che cosa sarebbe successo se avessimo fatto l`accordo con il centrodestra o con i 5 stelle… Abbiamo bloccato strane manovre...». Strane manovre: espressione per dire che nel Partito Democratico post (ma fino quanto?) Renzi, in molti cominciano a dire, sia pure sommessamente, quello che pensano: che lastrategiadellasciamoli fare e imbrodarsi‘, al dunque, non porta da nessuna parte.
Strane manovre: il ‘reggente’ Maurizio Martina, procede come se dovesse passeggiare su un tappeto di uova. Cautamente dice: «Siamo all’opposizione, ma niente Aventino. E se il Presidente Sergio Mattarella richiama al senso di responsabilità, noi rispondiamo di si».
Strane manovre: la cosiddetta ‘minoranza’ del PD, gli Andrea Orlando, ma anche i Dario Franceschini, e tutti i big del Partito sanno bene che dove è  passato Renzi fatica a crescere erba; e sanno bene che il vero sentimento del leader dell’appassito giglio fiorentino è quello di Sansone che preferisce trascinare alla rovina con sè i filistei. E si confida nella prudenza e nella fantasia di Mattarella. Quest’ultimo, tuttavia, non ha margini di manovra infiniti.

Strane manovre. Al di là dei mugugni, dei ragionamenti alambiccati, la situazione è tutto sommato semplice da decifrare: l’elezione dei presidenti di Camera e Senato ha messo all’angolo Silvio Berlusconi e mostrato l’irrilevanza del PD. I giochi sono fatti, e a condurlo sono Lega e Movimento 5 Stelle. Segnatamente Matteo Salvini e Luigi Di Maio, ‘procuratoredi Beppe Grillo e ancor più di Davide Casaleggio. Berlusconi deve ingoiare il rospo. Il risultato elettorale lo mette all’angolo. Così deve accettare il ‘patto’ stretto tra il leghista e il grillino. Per quanto ora ci si affanni a dire che l’episodio non fa scuola, costituisce comunque significativo precedente.
Strane maovre. Di Maio e Salvini stanno ragionando sul prossimo Governo,  non è un mistero. Il problema  riguarda la premiership. Entrambi sanno bene che entrambi, se vogliono conquistare palazzo Chigi, formalmente devono fare un passo indietro. Salvini a Di Maio lo ha detto senza tanti giri di parole: «Io sono pronto a farmi da parte, fallo anche tu e convergiamo su un nome che vada bene ad entrambe». Chissà. Per il momento Grillo dice che Salvini è uomo di parole, di cui ci si può fidare. Messaggio chiaro.
I numeri dicono che M5S e Lega possono dare il via ad una maggioranza abbastanza solida anche da soli. Per farla, Di Maio ha bisogno di uno scalpo da esibire ai suoi. Lo scalpo è quello di Berlusconi. Salvini ha bisogno di portare con se, per essere credibile interlocutore, tutto il centro destra. Ha già chiesto a Berlusconi di fare un passo indietro, e di indicare una sorta di  suo reggente che prenda le redini di Forza Italia; accetterà l’ultra ottantenne di fare il ‘nonno’ della Repubblica? La partita, infine, è tutta qui. I nodi, sia pure con lentezza, si scioglieranno.
Strane manovre. Il 3 aprile iniziano le consultazioni al Quirinale, molti giochi sono ancora possibili. Salvini per ora dimostra di saper gestire il gioco, è lui che da le carte per nome e per conto di Berlusconi e Meloni. Mattarella  non potrà non tenerne conto.

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