venerdì, Dicembre 13

Ue, tanto bisogno di Italia L' importanza dell' Italia per l' Europa. L' opinione di Guntram Wolff

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Ha inizio oggi la XVIII legislatura italiana. Proprio in queste ore si sta discutendo con non poche difficoltà il Presidente che sarà alla guida del nuovo Governo. Una prima fumata nera nell’Aula della Camera dei deputati e la prima votazione andata a vuoto a Palazzo Madama sono la chiara dimostrazione della difficoltà e del peso politico della votazione di oggi.

Se da un lato la Germania si sta prendendo un tempo abbastanza lungo per riformare il proprio Governo, dall’altra si può dire che l’Italia non può permettersi di affrontare questa fase con le stesse modalità. Ci sono ovviamente ragioni interne per le quali l’Italia ha bisogno di un Governo stabile. Le elezioni sono lo specchio di un Paese non solo disincantato dall’establishment politico ma anche internamente diviso. «Il nuovo Governo dovrà concentrare le sue energie sul rafforzamento del potenziale di crescita del Paese. Ad esempio, l’inefficienza di un lungo sistema giudiziario soffoca gli spiriti imprenditoriali del Paese, ma la sua riforma richiede determinazione politica e soprattutto un Governo stabile», scrive Guntram Wolff , direttore di ‘Bruegel’.

Per rafforzare la traiettoria di crescita a lungo termine dell’Italia sono necessarie altre riforme, senza le quali, sarà difficile  assistere al superamento del paralizzante problema della disoccupazione giovanile. La politica fiscale può sostenere in modo marginale gli investimenti, «ma se si ha intenzione di preservare la forza e la credibilità generali dell’Italia, bisogna operare attraverso una gestione prudente delle finanze pubbliche».

Altrettanto importante, tuttavia, è che l’Unione europea abbia bisogno della sua voce italiana. «Dopo la Brexit, l’UE si trova in uno snodo critico, in termini di evoluzione istituzionale. Molte discussioni chiave sono in corso in questa fase. Una prima serie di domande si concentra sull’opportunità di riformare la struttura istituzionale e la governance macroeconomica dell’area dell’euro. Come dovrebbe essere completata l’unione bancaria? Come dovrebbe essere riformato il meccanismo europeo di stabilità (MES)? Dovrebbe esserci un processo più formale per la ristrutturazione del debito?», scrive Wolff.

Sono questioni di estrema importanza anche per l’Italia, in cui una decisione sbagliata potrebbe causare gravi danni. Wolff scrive che per l’Europa è importante non solo riconoscere che si tratta di una vera sfida europea, ma aumentare seriamente i mezzi tecnici e finanziari per affrontare la sfida. «Questo sarebbe difficilmente possibile senza l’Italia che partecipa attivamente e con forza a questi colloqui».

Se da un lato l’Europa ha ‘bisogno’ dell’Italia e mantiene gli obiettivi puntati sul voto di oggi, dall’altra si può dire che i risultati delle elezioni del 4 marzo sono un chiaro sintomo dei cambiamenti più profondi che stanno investendo i sistemi di partito in tutta Europa.

Tre sono le tendenze principali che sono scaturite dal voto de 4 marzo: la Lega di Salvini a sostituito a destra Forza Italia con Silvio Berlusconi, il Partito Democratico di centrosinistra è crollato al di sotto del 20 per cento dei voti per la prima volta da quando è stato formato e l’improvvisa ascesa di Movimento 5 Stelle.

Salvini ha alzato il volume su questioni culturali, emulando altri populisti nazionali come Pim Fortuyn e Geert Wilders nei Paesi Bassi, Marine Le Pen in Francia e Heinz-Christian Strache in Austria, avvertendo della minaccia percepita dall’Islam in Europa, che molti collegano alla crisi dei rifugiati. Senza dubbio, Salvini cercherà di cementare questa alleanza emergente, avendo già elogiato il primo ministro ungherese Viktor Orban, che a sua volta sta coltivando forti legami con le sue controparti polacche e austriache.

La svolta a destra dell’Italia non deve essere considerata come un caso isolato, anche se gli osservatori continuano a sorvolare sull’ampiezza e il ritmo con cui questa svolta verso destra si sta diffondendo nei sistemi di partito europei. Uno studio recente, basato sull’analisi di oltre 500 manifesti di partito di quasi 70 partiti in 17 delle democrazie europee, ha rilevato che dal 1980 l’Europa nel suo complesso si è spostata bruscamente a destra, mentre i partiti tradizionali hanno scambiato le politiche liberali per ottenere punti di vista più autoritari.

Nei prossimi mesi di quest’anno, l’attenzione si rivolgerà a l’elezione in Svezia, dove i socialdemocratici hanno annunciato una nuova strategia per accaparrarsi gli elettori nazionali populisti, che ha come punto chiave una dura polemica sull’immigrazione. Resta da vedere se una tale strategia funzionerà, ma ciò che è chiaro è che la svolta a destra dell’Europa ha coinciso con il collasso generale della socialdemocrazia.

Infatti, come abbiamo già detto, il PD è crollato al di sotto del 20 per cento dei voti, e questo non è altro che lo specchio di una crisi in piena regola della sinistra in Europa. Solo nell’ultimo anno, i partiti socialdemocratici sono crollati a una sola cifra in Francia, Repubblica Ceca e Paesi Bassi, mentre i socialdemocratici in Germania non ottenevano un numero così basso di voti dal 1933.

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