lunedì, Settembre 28

Caso Skripal: Europa e Stati Uniti coesi con Londra Francia, Germania e Stati Uniti condannano la Russia e appoggiano le misure britanniche. Ne parliamo con Eleonora Tafuro Ambrosetti, research fellow dell'ISPI

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Il caso Skripal, l’ex spia russa ancora in attività avvelenata insieme alla figlia nella cittadina inglese di Salisbury lo scorso 4 marzo, ha acceso un rumoroso scontro diplomatico tra Londra e Mosca. Il Primo Ministro britannico Theresa May, dopo aver concesso 48 ore di tempo al Governo moscovita per dare delle spiegazioni in merito alla sostanza usata e le circostanze che hanno portato all’avvelenamento, ha approvato diverse misure per rispondere a quello che viene considerato come un attacco proveniente direttamente da Mosca.

Oltre all’espulsione dal territorio britannico di 23 diplomatici russi, il premier inglese ha ottenuto l’appoggio degli alleati in una riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e ha annunciato che nessun rappresentante del Governo di Londra né della Corona britannica prenderanno parte ai Mondiali di calcio in Russia nel 2020. Misure, queste, che hanno fatto storcere il caso a chi si aspettava una reazione più dura, sopratutto in un momento politico come quello attuale che vede le negoziazioni per la Brexit ancora in una fase delicata ed una maggioranza di Governo molto divisa al suo interno.

In risposta alle misure britanniche, tramite il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov la Russia ha confermato che provvederà ad estromettere dai confini russi i diplomatici britannici. Lavrov ha anche annuciato che la Russai riprenderà i rapporti diplomatici e commerciali con l’Unione Europa, se «s‘interesserà a seguire scandalose azioni che adesso sta adottando il governo britannico  vanno ben oltre i limiti delle norme elementari della decenza».

Intanto il fronte occidentale formato da Francia, Germania e Stati Uniti, resta coeso nel sostenere a tesi britannica, secondo la quale sarebbe stata Mosca ad ordinare l’attacco chimico di Salisbury contro l’ex spia russa Skripal. Europa e Washington remano nella direzione di Theresa May e convergono sul fatto che una mancata risposta della Russia alle richieste del Regno ne sottolinea, implicitamente, la responsabilità.

Abbiamo parlato con Eleonora Tafuro Ambrosetti, research fellow dell’ ISPI, per provare a capire quali sono le ragioni dietro le misure britanniche, e come si sta muovendo il fronte occidentale nei confronti della Russia.

La reazione britannica è stata molto diretta, espulsione dei diplomatici, ritiro delle presenza istituzionale dai mondiali. Al di là del fatto di cronaca, quali sono possono le ragioni dietro una decisione così severa?

In realtà, non sembra una decisione severa, ma piuttosto moderata. Una reazione più incisiva sarebbe stata la scelta di sanzionare gli oligrchi presenti sul suolo britannico. Infatti, ci sono varie personalità dell’oligarchia russa nel Regno Unito. Sia persone critiche di Putin, che continuano la loro attività economica in territorio britannico, sia personalità molto vicine a Putin, come Abramovich, presidente del Chelsea e confidente politico del presidente russo. Quindi colpire loro attraverso misure quali le sanzioni del Magnitsky Act, cioè sanzioni usate dagli Stati Uniti contro Russia per la morte dell’avvocato Serghej Magnitsky e sono misure che congelano gli asset finanziari di alcune personalità di spicco. Questa è una misura che avrebbe molta più incisività per le ragioni dette poc’anzi. Inoltre, le sanzioni contro gli oligarchi russi presenti in Britannia è stata inizialmente proposta da Alexei Navalnj, attivista anti-corruzione russo che voleva sfidare Putin alle prossime elezioni a cui, però, è stata proibita la candidatura. Anche la moglie dell’ex spia russa uccisa nel 2006 Aleksandr Litvinenko ha criticato le misure deiTories in quanto troppo lievi e poco incisive. Un’inchiesta del Sunday Times ha fatto sorgere altri dubbi riguardo i rapporti tra la Russia e il governo britannico, destinatario di oltre 800mila sterline di donazioni provenienti dal oligarchi russi. Da un lato, Theresa May dichiara di voler avviare misure restrittive, però dall’altra parte il partito continua a ricevere finanziamenti da personalità russe. Le motivazioni che hanno spinto Theresa May a prendere provvedimenti contro Mosca sono dettate dalle dinamiche dell’evento stesso, e non penso ci siano ragioni tanto più complesse, anche se il caso è abbastanza enigmatico. Tutt’al più, se si vogliono seguire le linee complottiste, si può arrivare a pensare che il Regno Unito stia usando questa situazione per sviare l’attenzione dai negoziati per la Brexit, ma sono risposte non vicine all’affidabilità.

Cosa ci si può aspettare dalla Russia?

Per quanto riguarda l’espulsione dei diplomatici russi, la Russia ha inteso l’azione britannica come un elemento che va ad aggiungersi alla tesi russa di un complotto internazionale, come l’ennesimo atto ostile dell’Occidente, con il rischio che venga strumentalizzata in funzione elettorale. Sergej Lavrov ha già detto che in risposta all’azione di Londra, farà estromettere dalla Russia i diplomatici britannici presenti.

Secondo lei, qual’è la strada più probabile che i due Paesi sceglieranno per arrivare ad una risoluzione?

Innanzitutto il Regno Unito non ha seguito le linee guida della convenzione contro le armi chimiche, quindi hanno dichiarato di essere pronti a cooperare pretendendo che il Regno Unito mandasse loro un campione del veleno ritrovato sul luogo dell’attentato, cosa che non è successa. L’opzione più probabile è quella che la Russia sceglierà anch’essa di espellere i diplomatici inglesi. Nonostante i negoziati per la Brexit, c ‘è stata parecchia solidarietà da parte dell’Unione europea. Donal Tusk ha dimostrato piena solidarietà e che porterà la questione alla prossima riunione del Consiglio Europeo. Anche Macròn si è spostato dalla parte britannica, quindi il fronte occidentale sembra abbastanza coeso. La May ha richiesto una riunione d’emergenza all’Onu, mentre nello stesso momento la Russia ha cercato di far approvare una mozione all’Onu chiedendo che le indagini fossero svolte in maniera oggettiva e imparziale ma questa mozione è stata bloccata dal Consiglio di Sicurezza. Quindi, è possibile che nel prossimo futuro ci saranno delle indagini che coinvolgeranno anche istituzioni internazionali, ma non credo che ci possa essere un escalation di tensione maggiore rispetto a quella che c’è già stata, e non credo neppure, che potranno esserci misure più importanti di quelle già viste da parte del Regno Unito.

Oltre al fronte europeo, anche gli Stati Uniti hanno sostenuto la tesi britannica, secondo la quale ci sarebbe la Russia dietro l’avvelenamento dell’ex spia russa. Crede che questa tensione anglo-russa possa incidere anche sulle relazioni tra Washington e Mosca?

Dopo aver espresso una linea dura contro la Russia, Donald Trump ha licenziato Rex Tillerson sostituendolo con Mike Pompeo che è stato molto meno critico nei confronti di Mosca. Il fatto che abbiano appoggiato il Regno Unito è un po’ un atto dovuto in ottica di quello che rimane della relazione speciale che lega Londra e Washington, però in realtà le misure britanniche non sono gravi da far presupporre un pericolo tra Stati Uniti e Russia, anche se la relazione tra i due, con le sanzioni ancora valide, con una retorica di corsa agli armamenti sempre più veloce, non è ottimale.

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