giovedì, Ottobre 29

25 Aprile, festa della Liberazione, bene, ma … Provassimo igienizzare la mente da tutto ciò che può metterci in contrasto con gli altri, vicini o lontani che siano?

0

Chissà quante volte i popoli di tutta la Terra avranno festeggiato la liberazione dal nemico, dall’oppressore, e magari utilizzato pure una delle tante famose Frasi latine per sostenere che «chi vuole la pace deve preparare la guerra»:

«Si vis pacem, para bellum» (di Vegezio)
«Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum» (di Platone),
«Paritur pax bello» (di Cornelio Nepote)
«Si pace frui volumus, bellum gerendum est» (di Cicerone).

Ma se fino a oggi continuiamo, giustamente, a festeggiare la giornata della Liberazione, quando saremo in grado di riuscire a toglierci dalla mente i concetti comeguerra’, ‘sopruso’, ‘strapotere’, ‘abuso’, ‘sottomissione’, ‘schiavitù?insomma giungere a una vera e propria igienizzazione della mente da tutto ciò che può metterci in contrasto con gli altri, vicini o lontani che siano.

Anche perché è un dato di fatto che anche in questo momento le guerre, i soprusi, gli abusi e le schiavitù stanno comunque proliferando, e chi le sta praticando sono tutte quelle persone colte che hanno studiato molto più di chi stanno uccidendo, opprimendo, schiavizzando etc. E dunque ci deve essere pur qualcosa che non va nelle forme educative che questi soggettihanno ricevuto dalle scuole che hanno frequentato per tanti anni.

Che sia il caso, allora, di pensare a una scuola mondiale che ben prima dell’insegnamento delle discipline possa aiutare a igienizzare il pensiero umano da tutte quei comportamenti che già ab ovo possono, anche involontariamente o ludicamente, emergere?

E se fosse la stessa metodologia dell’insegnare, e gli stessi contenuti disciplinari, a operare in termini guerreschisulla mente-corpo degli studenti?

E se questa formazione si realizzasse tutta in forma incosciente? poiché le menti dei docenti e dei discenti, essendo tutte concentrate sui contenuti da passare e da ricevere, non riescono a valutare ciò che di fatto scorre nel più nascosto e sensibile sottobosco dell’insegnare.

Perché non ipotizzare che l’insegnante, per quanto bravissimo sulla trasmissione della conoscenza, in realtà, fa passare inconsciamente tutto il suo potere di dominazione e fascinazione sugli studenti? Perché non pensare che l’essere ‘insegnati’ sia già di per sé uno stato di sottomissione che comporta la strutturazione involontaria di un noto e antico pensiero psicologico che afferma: «Noi siamo quello che abbiamo appreso e faremo quello che gli altri ci hanno fatto fare?»

E allora sarà bene sapere che oltre a quello che abbiamo appreso e oltre quello che ci hanno fatto fare, noi tutti abbiamo engrammatoi nostri neuroni non solo di abilità e di conoscenze, ma anche tutto quello che è passato oltre la nostra memoria delle cose e del corpo, e cioè la posizione di sudditanza e mai paritaria che si nasconde in ogni forma d’insegnamento, tanto più quanto più è disciplinato e programmato secondo passi evolutivi non scelti da chi li sta ricevendo.

Forse, chissà se ai guerrafondai, agli oppressori, agli schiavisti, ai razzisti si sia attivato nella mente e nel cuore anche quel tipo di risentimento vissuto a scuola, quell’energia negativa che li ha indotti a fare ciò che ‘ab ovo’ hanno ricevuto anche se non in forma cosciente?

Quindi continuiamo pure a festeggiare il 25 aprile, la giornata della Liberazione, ma non risolveremo nulla con questo sguardo eroico verso il passato, anche perché è volgendo lo sguardo attento e vigile sul presente proiettato verso futuro che potremo sperare che anche la scuola possa liberarsi e quindi ripulire i pensieri dei nostri giovani dalle logiche di potere, di successo, di arrivismo, di egocentrismo, di accumulo, di sfida e di graduatorie mentali nelle quali c’è sempre il primo e l’ultimo a confrontarsi con amarezza e forse anche con odio.
Quando potremo toccare davvero questo rinnovamento educativo-formativo, allora sì che il popolo italiano potrà festeggiare la più vera e più giusta liberazione umana. E sarà solo allora che dal vecchio motto «Si vis pacem, para bellum», potremo passare al nuovo motto: «Si vis pacem, et cor vestrum erit in pace» ovvero «Se vuoi la pace, fa che il tuo cuore sia in pace».

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore