giovedì, Ottobre 22

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22 Dicembre 1894: il militare francese Alfred Dreyfus viene condannato per alto tradimento. Quello che diventò noto come ‘l’Affaire Dreyfus’, ebbe inizio il 26 settembre 1894, con la scoperta, dentro un cestino dei rifiuti, di un biglietto anonimo indirizzato all’ addetto militare dell’ambasciata tedesca, von Schwartzkoppen, dentro il quale vi erano un elenco di documenti relativi all’organizzazione dell’esercito francese e ad alcuni piani di strategia militare. Il biglietto fu rinvenuto da una donna delle pulizie dell’ambasciata tedesca, già spia per il Governo di Parigi, che lo consegnò al controspionaggio francese. In quel periodo, gli scandali collegati all’attività di spionaggio erano all’ordine del giorno, tanto da esservi un vero e proprio traffico di documenti, mappe e informazioni sui piani strategici ad opera di tutti i Paesi d’ Europa. La Francia di fine Ottocento, oltretutto viveva un periodo non proprio felice, sia in ambito di politica interna che su quello internazionale. Sul piano internazionale, la Francia si trovava in pessimi rapporti  con la Germania, con l’Italia e con l’Inghilterra. Con l’Italia i problemi riguardavano i dissapori per la questione tunisina (1881), conclusasi a vantaggio della Francia, mentre più complessi erano le relazioni con l’Inghilterra. Per quanto riguarda la politica interna, il fallimento dell’Istituto di credito cattolico ‘Union Générale’ e quello della Compagnia che avrebbe dovuto gestire il Canale di Panama, fecero temere un colpo di Stato; in quegli anni venne anche pubblicato il libro di Edouard Drumont, La France juive’ (nel quale si  indicava nel popolo ebraico la fonte di tutti i della Francia), che ebbe un enorme successo di vendita e spinse l’autore a fondare  il giornale ‘La libre parole’, che avrebbe avuto un ruolo chiave nella vicenda Dreyfus. Quando il biglietto ritrovato venne consegnato ai francesi, si pensò che il colpevole potesse essere uno dei giovani ufficiali che svolgevano il tirocinio presso lo stesso Stato Maggiore e fra questi spiccò un nome che suonava non solo tedesco, ma addirittura ebreo: l’ufficiale di artiglieria Alfred Dreyfus, alsaziano, la cui condotta militare e vita privata erano, fino a quel momento, irreprensibili. La perizia legale effettuata sul biglietto portò verso la grafia del’ufficiale Dreyfus, sebbene vi si notassero profonde differenze tra la grafia del militare e quella del biglietto. Questo però, bastò a portare Alfred Dreyfus davanti al Consiglio di Guerra con l’accusa di alto tradimento. Per due settimane Dreyfus venne interrogato senza sosta e durante gli interrogatori professò sempre la sua estraneità al fatto. Il 31 ottobre , la notizia dell’arresto dell’ufficiale per spionaggio arrivò alla stampa. La ‘Libre Parole’ di Drumont titolò sull’arresto dichiarando che gli ebrei non erano altro che spie del nemico, e non fu il solo: nei giorni a seguire, diversi quotidiani dettero per scontato che l’accusa di tradimento fosse fondata e scandagliarono da cima a fondo la vita del presunto traditore  sottoponendolo a una sorta di gogna mediatica.  Il processo, a porte chiuse, venne fissato per il giorno 19 dicembre, in una sala della prigione di Cherche-Midi e durò solo tre giorni. Il Pubblico Ministero usò tutti gli stereotipi che la stampa aveva già utilizzato per giudicare Dreyfus. Il Consiglio di Guerra, il 22 dicembre, emise all’unanimità il verdetto di colpevolezza, condannando l’imputato alla deportazione nell’Isola del Diavolo, al largo delle coste della Caienna. La ‘Libre Parole’ festeggiò la sentenza dicendo che la punizione non era verso una sola persona, ma verso l’intera razza ebraica. Non tutti però furono convinti che la Corte avesse preso la giusta decisione: il Capo dell’Ufficio Informazioni dello Stato Maggiore, provò che il documento incriminato era di calligrafia del maggiore di fanteria Esterhazy, ma questi venne assolto; anche lo scrittore Emile Zola, in una lettera aperta al Presidente della Repubblica, accusò i militari di aver falsificato le prove. L’opinione pubblica si divise così in ‘dreyfusiani’ e ‘antidreyfusiani’, portando alla luce le profonde divisioni della società francese. Nel 1899 il Gran Consiglio di Guerra di Rennes, annullò la sentenza e condannò Dreyfus a 10 anni di carcere, questi però fu graziato dal Presidente della Repubblica e  la vittoria radicale-socialista alle elezioni del 1902 permise un’inchiesta generale, chiusasi nel 1906 con la reintegrazione del militare, che venne promosso e partecipò come Tenente-Colonnello alla Prima Guerra Mondiale e la condanna di Esterhazy. La pubblicazione, ventitré anni dopo, delle memorie dell’addetto militare tedesco Schwartzkoppen confermò formalmente che la spia era proprio Esterhazy.

 

 

 

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