giovedì, Agosto 22

2018, anno record dei suicidi in carcere Al 24 dicembre, sono 65 i suicidi che si sono consumati nelle carceri italiane

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Buone feste, auguri, caro lettore: anche in queste ore, è bene ricordarci tutti di una realtà tragica, e in particolare va ricordato al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede: al 24 dicembre, sono 65 i suicidi che si sono consumati nelle carceri italiane. Un record, che non si registrava dal 2011, quando i detenuti suicidi sono stati 66.

   Buone feste, auguri, caro lettore: visto che molti dei politici che ci governano sono impegnati in un serrato confronto su questioni assillanti: «Il pandoro è senza sostanza, ti rimane un po’ pesante…Il panettone invece è più saporito»; sostiene il ministro della Sanità Giulia Grillo, per la quale il pandoro ricorda un po’ il Partito Democratico, il panettone il Movimento 5 Stelle. Pronta la replica del sotto-segretario alla Pubblica Amministrazione Mattia Fantinati: «Cara Giulia avrai mangiato quale pandoro tarocco, ma non ti preoccupare. Quando verrai a Verona saremo felicissimi di farti assaggiare l’originale che ci invidia tutto il mondo». La replica del ministro Grillo a stretto giro di posta: «Non vedo l’ora di cambiare idea. E comunque, panettone o pandoro purché sia sempre made in Italy». Non poteva non dire la sua il ministro dei Beni Culturali Alberto Bonisoli: «Pandoro o panettone? Preferisco il panettone, in famiglia però siamo spaccati: sono solo io a mangiarlo, mia moglie e mia figlia preferiscono il pandoro. Mi metto da una parte, a casa, e me lo mangio per conto mio». Anche la leader di ‘Fratelli d’Italia’, Giorgia Meloni ha dato il suo contributo alla riflessione: «Il dolce che preferisco? Pandoro tutta la vita, ma sto riscoprendo il panettone. Non è vero che il pandoro è senz’anima, è buonissimo, ci puoi spalmare sopra quello che ti pare!». Non sono fake news. Sono vere dichiarazioni, veramente rilasciate.

   Buone feste, e auguri a quanti, in queste ore, mostrano di accorgersi dei pericoli che corrono i regimi democratici, l’idea stessa di democrazia. E’ certamente un vento inquietante quello che scuote gli Stati Uniti e la Francia, il Regno Unito e la Spagna, l’Italia e paesi di recente libertà come quelli dell’Europa dell’Est, anche se le differenze ci sono, e il fascio non è composto da un’unica erba. Ma non è una cosa di oggi. Non è da ora che il Parlamento è umiliato. Non è da ora che si smarrisce il senso delle istituzioni. Da anni, dai tempi della cosiddetta ‘prima repubblica’, il Parlamento non onora il suo nome (ekklesìa, luogo dove dibattere e decidere), ed è mero votificio di ratifica delle decisioni altrove assunte. Già trent’anni fa un giurista che capiva di politica, Mario D’Antonio, dava alle stampe un volumetto da leggere ancora, “La Costituzione di carta” che metteva in guardia dai pericoli in questi giorni evocati.

   Il ‘padre’ e il maestro di tutti i politologi italiani, Giovanni Sartori, il 30 agosto del 1994, in occasione del ‘Nobel Symposium on Democracy’, tenutosi presso l’università svedese di Uppsala, avvertiva: «…Il principio di legittimità che ispira tutte le società moderne è che gli incarichi politici devono essere ricoperti da politici regolarmente eletti e responsabili di fronte agli elettori. Sotto questo punto profilo la democrazia è e resta the only game in town. E servirebbe una quantità industriale di malgoverno e di stupidità per far tornare alla ribalta il governo (qualsiasi governo) autocratico. Dunque il punto non è tanto il crollo della democrazia, ma la sua capacità di creare condizioni per il buon governoQuel che è certo è che le nostre democrazie si stanno dirigendo verso un sempre maggiore ‘direttismo’, vale a dire verso procedure dirette che spiazzano e rimpiazzano la democrazia rappresentativa (indiretta). Però la democrazia diretta in questione è in realtà una democrazia demoscopica e, dunque, una democrazia monitorata dai sondaggisti. Una sondocrazia. E quindi tutta un’altra specie. La democrazia partecipativa richiede che un numero crescente di persone prenda parte attivamente alla politica, e che questa partecipazione sia essa stessa un processo educativo: partecipando si impara…».

 ‘L’errore’ (chiamiamolo così) di Sartori e dei ‘nuovi’ scopritori del regime di non democrazia che avanza (ma in realtà è avanzato da anni, tra la sostanziale, e anche complice, indifferenza dei più) è che si denuncia lo stato dei fatti, ma (volutamente?) non si fa menzione di una questione da cui non è possibile prescindere: la conoscenza; il diritto a conoscere, il diritto ad essere conosciuti.
Questo diritto è la ‘madre’ del problema. Ed è la questione ignorata da Sartori  e dagli attuali scopritori ‘del regime di non democrazia’ che avanza.

   Questa incapacità, o mancanza di volontà, di capire i termini esatti della questione è cosa che viene da lontano. Si è sedimentata nel tempo, solidificata. E’ penetrata, ci inquina. Prenderne coscienza e agire di conseguenza è cosa che richiederà impegno, fantasia, rigore, fatica, tempo, prudenza, costanza, lucidità, anche freddezza. Tutto meno che lacrime ed emotività.

   Buone feste, auguri, caro lettore. In queste settimane si sono affacciati festanti sul balcone governativo; hanno minacciato ogni tipo di crisi; si sono prodotti in proclami; ci hanno assicurato che l’Italia è uno ‘stato sovrano’, e agli euro-burocrati annidati a Bruxelles se la sarebbero fatta sotto; nessuno doveva azzardarsi a toccare le stime contenute nella legge di bilancio finanziario per il 2019… Due mesi di tira e molla, di ‘passione’ di Matteo Salvini e Luigi Di Maio con il Quirinale, il ministro Giovanni Tria, Juncker, Moscovici, e roboanti assicurazioni e promesse…

   Vogliamo provare a fare, anche a occhio, un calcolo di quanto costerà agli italiani questo ‘cambiamento’, questa ‘sovranità’: Bankitalia calcola che si pagheranno 1,5 miliardi di interessi in più per il 2018; 5 miliardi in più nel 2019; 9 miliardi in più nel 2010. In cambio di queste bislacche ‘quota 100’ e ‘reddito di cittadinanza’. Aggiungiamo che da quando è in carica il governo giallo-verde si registra una riduzione del valore della ricchezza finanziaria delle famiglie di circa 3,5 punti percentuali: facciamo un centinaio di miliardi? Ecco, questo è il bilancio di circa sei mesi… Me-ne-frego-vado-avanti anche in questo caso?

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