lunedì, Settembre 28

2015: cominciamo bene !!!

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Se tanto mi dà tanto, questo 2015 promette scintille. In una settimana sono state così tante le polemiche, le chiacchiere, gl’impicci e gl’imbrogli che hanno affollato social, web e traditional media, che in altri tempi avrebbero occupato almeno tre mesi.

Naturalmente, noi operatori dell’informazione abbiamo tenuto banco; in più, l’agorà virtuale di Facebook e di Twitter ha aggiunto carne al fuoco, con il contributo di personaggi noti o del tutto sconosciuti, ognuno convintissimo di produrre pillole di saggezza e di sagacia.

Tre almeno i fatti su cui si è levata una canea di pareri contrapposti: le vacanze del Premier e dei suoi cari (tanto per usare un’espressione andreottiana) a Courmayeur, in caserma (mi giunge nuovo che le caserme facciano bed and breakfast, ma sembra che la famiglia Renzi abbia goduto dell’insolito privilegio di pagare pernottamenti e pasti consumati) e, soprattutto, l’utilizzo di un Falcon per arrivare in Val d’Aosta, con un’insinuata fermata indebita all’aeroporto di Firenze, per caricare la famiglia; l’epidemia di marcamenti di visita dei vigili urbani a Roma e dei netturbini a Napoli la notte di Capodanno; il polverone infinito legato alla tragica scomparsa del cantante partenopeo Pino Daniele, articolato in: dubbi sulle colpe inerenti il ritardo nei soccorsi; selfie indebiti di condoglianze poppe al vento da parte di starlette senza altri argomenti se non la corporeità; contestazioni alle scelte della famiglia di celebrare i funerali a Roma e non nella natia Napoli  -dove Daniele si recava sporadicamente da decine e decine di anni-; persino avvoltoi che fotografano la salma e fanno mercimonio dello scatto e Massimo D’Alema a cui viene impedito l’accesso alla camera ardente. Per uno col suo carattere, sarà stata un’onta!

La pratica fotografica sui poveri defunti, comunque, al netto del mercimonio, pare diventata comune. A parte il fatto che, sui quotidiani on line, è passato tempo fa un album di dagherrotipi di epoca vittoriana ritraenti piccoli cadaverini abbigliati di tutto punto e in pose artistiche, a testimonianza che tale usanza non risale ai giorni nostri -tant’è che, nei documenti di casa, mi sono imbattuta nelle raccapriccianti foto degli anni ’20 di una zia comasca morta dodicenne di peritonite, unica figlia femmina con 5 fratelli, abbigliata come una principessa dormiente: un documento impressionante-  qualche giorno fa, ho assistito ad un’altra scena sconvolgente.
E’ morto, dopo gravissime sofferenze, il marito di una cugina a cui siamo tutti molto affezionati, giusto alla vigilia di Natale: ebbene, con nonchalance, il badante indiano ha estratto l’Iphone ed ha scattato una sventagliata di foto manco fosse un matrimonio.

La società dell’immagine, ormai, ha completamene divorato il senso del rispetto verso un momento solenne e sacro quale dovrebbe essere quello delle onoranze a un defunto; tutto è spettacolarizzato, diventa souvenir.

Facendo macchina indietro, ritorno a parlarvi delle vacanze presidenziali del Premier, assistito che manco Obama. Certo, il deputato Paolo Romano del M5S ha sguazzato nello zelo quando ha persino pubblicato, nel suo blog, i piani di volo degli aerei presidenziali  -quanto a irregolarità, neanche questa sua azione mi sembra troppo conforme alle leggi vigenti-  facendo, ritengo volutamente, una gran confusione fra il Falcon effettivamente utilizzato dal Presidente del Consiglio che lo ha portato da Roma ad Aosta; un altro Falcon che da Peretola è andato ad Aosta (e qui ci dovrebbe essere il resto della famiglia Renzi) ed il famoso Air Force One italico, l’Airbus 319, che, invece, è andato da Tirana a Ciampino per i fatti suoi e non si è sognato assolutamente di atterrare all’aeroporto valligiano.

Se un appunto potrebbe farsi, riguarda lo spreco di due aerei (e le spese necessarie a farli viaggiare): se fossimo stati in un mondo normale, il Premier poteva, con tutti i protocolli di sicurezza regolari, prendersi un Freccia Rossa o un Italo da Roma a Firenze e salire in aereo con la sua famiglia a Peretola, risparmiando un po’ di quei soldini che tanto assillano la sua ansia da spending review.

Dopo questo suo ‘Crepi l’avarizia!’, si sono scatenati tutti a fargli le pulci, ricordando qualche suo predecessore che aveva usato voli di linea o traghetti per andarsene in giro in viaggi di diporto, a cominciare dal defenestrato Enrico Letta, sul cui viaggio in Croazia ci sono stati narrati tutti i particolari parsimoniosi.

A buon peso, i Colleghi giornalisti vi hanno aggiunto anche il viaggio in traghetto del Presidente Napolitano nel 2010, alla volta di Stromboli, scelta plaudita come particolarmente ‘democratica’.

Dalle nevi, poi, il Premier non si è goduto neanche un bel cristiania, giacché pare sia stato per la maggior parte del tempo a twittare sull’universo e dintorni, indignandosi per i noti fatti dei pizzardoni lavativi nella notte di San Silvestro; tuonando contro il viadotto siciliano di cartapesta, collassato dopo una settimana che era stato inaugurato; non facendo mancare il conforto del suo pensiero  -a chi interessasse-  su tutti i caxxi e i mazzi che avessero la ventura di succedere in Italia nei giorni in cui mancava alla plancia di comando di Piazza Colonna.

Non ha potuto esimersi dal farlo  -e questo era un tweet amaro, per lui- neanche quando il Governo  -e lui se ne è assunte tutte le responsabilità- è stato pizzicato con le dita nella marmellata del salvataggio del noto pregiudicato, inserendo 5 righe di ciambella nel decreto che era stato approntato, sul filo di lana della vigilia di Natale, con il manifestato intento di intervenire in materia fiscale.

Come uno Tsunami, vi è stata una sollevazione corale che ha fatto emergere i vantaggi che ne avrebbe tratto l’ex Premier, forse controparte del Patto del Nazareno (che fosse questa, anche, la libbra di carne sinallagmatica?)… ma non solo lui, giacché le facilitazioni previste sarebbero andate a privilegiare una pletora di ricchi evasori indagati e condannati.

Non potendo negare la gravità della situazione, Renzi ha sospeso l’invio alle Camere del decreto.
Una figura da perecottaro che ha sgomitato per assumersi, anche se ci devono essere stati degli estensori del provvedimento incriminato.

Di Silvio B., Enzo Biagi, in una citazione erroneamente attribuita ad Indro Montanelli, diceva che, se avesse avuto le tette, avrebbe fatto anche l’annunciatrice nelle sue TV. Di Matteo Renzi non osiamo pensare che, quale giurista, si sia sostituito persino all’ufficio legislativo della Presidenza del Consiglio dei Ministri  -peraltro diretto da una sua fiduciaria, Antonella Manzione, in un ruolo ricoperto in precedenza sempre o quasi da Consiglieri di Stato-  per la stesura del sunnominato provvedimento.
L’excusatio non petita di giusromanistica memoria che mostra il Premier raccontandoci di non essersi accorto, nel momento dell’esame del provvedimento, dei vantaggi ad personam  -o contra personam- che esso comportava, sa tanto di accusatio manifesta, sua e di quel pool di fini giuristi che l’ha approntato.

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