venerdì, Settembre 18

20 settembre: referendum in senso autoritario Il Parlamento ‘tagliato’ perderà ogni residua rilevanza, che è ciò cui tendono stellini, renzini e destre. Il PD fregato per l’ennesima volta sulla trovata di Bettini della modifica della legge elettorale, e noi qui a guardare senza potere fare nulla

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Attenderete che vi parli del nuovo ponte di Genova, e invece no. Vi parlerò del 20 settembre, non quello del 1870 con la Breccia di Porta Pia, né quello del 1922 con Benito Mussolini che da Udine configurò l’ideologia del fascismo, no, quello del 2020. Quando il referendum taglia il Parlamento: ecco perché il taglio dei parlamentari senza una riforma istituzionale (ed elettorale forse) è la vera ‘porcata’.
Ma andiamo con calma.

La politica, in quanto tale, è, cioè sarebbe, una bella cosa. Piano, piano, cerchiamo di capirci bene, perché che la politica sia una bella cosa, lo dicono molti politicanti, che, specie quelli italiani, e in particolare taluni toscani, stanno alla politica come il cavolo sta alla merenda.
La politica è una bella cosa nella misura in cui serva a consentire ad una persona di occuparsi con competenza e attenzione, ma non gratuitamente, perché solo i santi come il sig. Bocelli agiscono nell’interesse esclusivo dell’umanità e, per fortuna, sono pochi, dei problemi della gente. O meglio di trovare le migliori possibili soluzioni ai problemi in atto e a predisporre, immaginare, programmare … ‘studiare’ (scusate la bestemmia) il modo non solo per risolverli, ma per fare in modo che non si ripropongano, e che la gente possa vivere una vita serena e tranquilla, -dove ‘serena’ va intesa nel senso stretto della parola e non lettiano.
La politica, in questo senso ma solo in questo senso, è una professione, che, per definizione, non può essere mailaprofessione.
In Italia, lo ho scritto appena qualche giorno fa, la politica oggi non esiste.
Ci sono politicanti a bizzeffe e di varia natura, che usano la politica e i suoi strumenti (compreso il reddito che ne consegue) allo scopo di perseguire interessi propri o di chi li manda avanti, o di chi li paga, o di chi condivide certe scelte nell’interesse di gruppi particolari di persone e di interessi. Tra i politicanti, naturalmente, ci sono quelli che si autodefiniscono (o sono definiti da giornalisti compiacenti) le ‘teste pensanti’, quelli, cioè, che elaborano o dicono di elaborare (talvolta addirittura credono sinceramente di elaborare) politiche, cioè, come dicevo, obiettivi e soluzioni, ecc., di tipo generale. Una volta si chiamavano ‘teste a uovo’, ma non fecero fortuna.
Tutti costoro, pensanti e ‘pensati’, dicono di costituire la classe dirigentedel Paese -di ogni Paese, sia chiaro, mica solo in Italia succede, guardate Donald Trump. Ma siccome dirigono, fanno e disfanno a loro piacimento, millantando sempre di farlo in nome della gente, e in particolare dellagente comune e dell’interesse superiore del Paese, salvo a non dire quale esso sia.

Questa lunga premessa serve ad introdurre l’argomento del quale, vi ho detto, desidero parlare: la cancellazione di un certo numero di parlamentari, sulla quale si dovrà votare il 20 Settembre, con un referendum confermativo, che non prevede il quorum.

Ecco, cominciamo proprio da qui: non prevede il quorum, per cui basta che votino venti persone, nove contro e undici a favore e il referendum passa e i parlamentari vengono ridotti. Una bestialità, direte, sì una bestialità, voluta da alcuni membri della classe dirigente di cui sopra, per evitare che si facesseroriformepoi bocciate.
Ho usato deliberatamente le virgolette, perché? Perché al referendum, appunto confermativo, si arriva solo quando il Parlamento approvi, sì, una modifica della Costituzione, ma non riesca a farlo con la maggioranza molto gravosa richiesta per evitare il referendum o ad esso si opponga un numero rilevante di parlamentari. Ma tant’è: il punto è che proprio quando il Parlamento, cioè il popolo, abbia mostrato scarso entusiasmo per una riforma costituzionale, il popolo stesso è chiamato a votare sulla modifica costituzionale senza quorum. Suona quasi come una presa in giro, il ‘quasi’ siete liberi di cancellarlo.

Come ho scritto in tempi non sospetti, forse qualcuno lo ricorderà, la riduzione dei parlamentari è una proposta assurda per almeno due motivi. Primo: è fondata sulla sciocchezza secondo cui i parlamentari sonopoltronee prebende, che, oltre tutto è un insulto al popolo che vota, ma specialmente rivela una concezione autoritaria e … da classe dirigente, appunto, dello Stato. Non a caso, questa sciocchezza è stata proposta e voluta a tutti i costi dagli stellini, i M5S, che stanno alla democrazia come i cavoli di cui parlavo sopra.
Ma c’è un altro fondamentale motivo di perplessità (così dicono i raffinati, io direi di assoluta ostilità) a questa decisione, ed è quello della mancata modifica, ad esempio, delle competenze delle due camere; così, dunque, non solo non si accelereranno le procedure parlamentari di approvazione di una legge, ma si rallenteranno ulteriormente, dato che un numero minore di parlamentari dovrà occuparsi di un numero maggiore di leggi. Non occorre Einstein per capirlo, mi pare.

Qui sta il vero trucco, di nuovo tipico degli stellini e del suo capo-comico (lo ricordate? scegliamo i parlamentari a sorte, non facciamo votare gli anziani, ecc. … manco Mussolini osò tanto!), ma anche dell’altra perla -una delle tante a dire il vero- della politica italiana, quel Matteo Renzi, che le ha tentate tutte per modificare in senso autoritario l’assetto costituzionale dello Stato. Il trucco è tanto semplice quanto perverso: vista anche la riduzione della capacità di lavoro del Parlamento, i governi potranno avere ancora maggiori giustificazioni di quante già non ne abbiano oggi, per legiferare direttamente attraverso i decreti leggi e interferire nella legislazione attraverso i disegni di legge, che, entrambi, già oggi, intasano le aule parlamentari.
Il Parlamento, di fatto, perderà ogni residua rilevanza: che è, appunto, ciò cui tendono, lo ripeto, gli stellini, i renzini e, naturalmente, le destre italiane, oggi più che mai di stampo autoritario, specie quando a torso nudo.

Il voto di Settembre, quindi, è (da questo punto di vista, beninteso) pericolosissimo, perché basterà che poche persone vadano a votare per confermare la legge e farla diventare legge costituzionale, in una circostanza in cui verosimilmente pochissimi italiani andranno a votare … specie là dove non ci sono anche elezioni locali.

A suo tempo il PD si oppose a questa bruttura e fece bene. Ma poi le teste pensanti del PD (Goffredo Bettini, il pensatore personale di Nicola Zingaretti, e Renzi, per esempio, suppongo anche Gianni Cuperlo) decisero, pur di fare questo disgraziato Governo Conte II, di lasciare passare la proposta degli stellini, che appunto perciò oggi arriva al referendum.
Ma, in particolare la supetestapensante del PD, Bettini (già pensatore personale di Veltroni, del quale fu anche longa manus al festival del cinema di Roma, altra trovata geniale di “uolter”) ebbe l’idea chiave: un accordo con gli stellini per cui, si faceva passare la riforma costituzionale, in cambio di unferreoimpegno a modificare la legge elettorale in senso proporzionale.
Sorvolo sul fatto che mi piacerebbe assai che il pensatore di cui sopra ci spiegasse perché una legge proporzionale eliminerebbe i gravissimi rischi di cui ho parlato, ma non sul fatto che anche l’ultimo degli imbecilli, in una situazione ‘politica’ come quella italiana -dove gli agguati, i doppi giochi, ecc. sono il pane quotidiano della classe dirigente-, sa che se fai un accordo così, prima vedi il cammello e poi paghi, no? Insomma, il PD avrebbe logicamente dovuto innanzitutto ottenere la nuova legge elettorale e solo dopo votare la riforma costituzionale.
Ma la classe dirigente è più furba di noi comuni mortali. E infatti, passata la riforma costituzionale, il PD si èaccorto’ (solo un deficiente dalla nascita non lo sapeva che stava accadendo) che la fuoriuscita del dirigente Renzi avrebbe creato un problema. Renzi avrebbe capito (lo aveva già capito, smettiamola di prenderci in giro, lo sapevamo tutti in Italia) che il suo ridicolo partitino non se lo filava nessuno, e quindi col proporzionale scomparirebbe, mentre mantenendo il pasticcio elettorale, non a caso ‘pensato’ dal suo accolito Rosato, ha qualche speranza di fare eleggere qualcuno, magari continuando a ricattare oggi il PD, domani Berlusconi, e poi di nuovo il PD, ecc., come sta facendo da un anno.
E che succede? Ma è ovvio: una volta di più, in una triangolazione da manuale, tra Renzi, gli stellini e Bettini, il PD ci resta fregato. Ma appunto, siamo in politica e quindi i fregati siamo noi, la gente comune.

E dunque, Cuperlo ‘dirigente’ permettendo, bravo Bettini.
E sarebbe ancora il meno perché, ecco perché quello sproloquio iniziale, ora questi politicanti hanno chiuso il cerchio all’interno del quale siamo e saremo ingabbiati noicittadini comuni’, come ci chiamano i membri della classe dirigente, il che vuol dire non solo Conte a gogò, ma anche Giggino e comico, e noi qui a guardare senza potere fare nulla … ci pensa Bettini.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.