mercoledì, Maggio 22

1934-55: gli anni che cambiarono l’Austria Dal legame con il Terzo Reich al periodo buio che portò solo 21 anni dopo a riottenere la propria sovranità territoriale

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Sarà ufficiale solo da giovedì, dopo lo spoglio dei voti all’estero, ma ormai lo si può affermare con un certo margine di sicurezza: Sebastian Kurz, il giovane leader del Partito Popolare Austriaco, si appresta a diventare Cancelliere. Tuttavia, come sempre più spesso accade, i soli voti ottenuti dal suo partito non bastano per fargli ottenere la maggioranza e, con una mossa che ha creato molto dibattito, il 31enne ex Ministro degli Esteri ha compiuto una decisa virata a destra, incassando l’appoggio di Heinz Christian Strache e del suo partito di estrema destra. Questo fatto non è passato inosservato ai più attenti analisti, che ricordano come, in un altro periodo di crisi, un’allora giovane Repubblica Austriaca fosse caduta nella ‘nera’ tentazione dell’estremismo di destra, con gli esiti che tutti conosciamo.

Infatti, la crisi del ’29, che colpì profondamente la vita e le abitudini del mondo occidentale e che ne segnò irrimediabilmente l’immaginario, si era diffusa quasi subito anche al di là dell’Oceano Atlantico, mettendo in ginocchio quell’Europa che, a fatica, si stava ancora riprendendo da quella terribile piaga che è passata alla storia con il nome di Grande Guerra. Nonostante che fossero ormai trascorsi ben più di dieci anni dalla fine del primo conflitto mondiale, infatti, i rapporti fra gli stati europei erano ancora tesi e, specialmente fra gli sconfitti, serpeggiava un malcelato risentimento per le condizioni dei trattati di pace ritenuti eccessivamente vessatorie e umilianti: l’ondata di crisi economica che attraversò l’Europa a seguito del giovedì nero fu pertanto una di quelle scintille che contribuirono al definitivo esplodere delle numerose tensioni.

L’Austria, dopo la Germania, era lo Stato che aveva maggiormente subito le condizioni dei trattati di pace, vedendo ridotto in maniera considerevole il proprio territorio e il proprio rango da impero di lunga tradizione a potenza regionale, oltre a dover pagare sanzioni economiche di notevole entità. Pur mantenendo intatto l’antico prestigio imperiale, Vienna si trovava ora ad amministrare uno Stato a grande vocazione conservatrice, clericale, rappresentata dal Partito Cristiano-Sociale (CS, Christlichsoziale Partei), il quale esprimeva Engelbert Dollfuss come cancelliere della giovane Repubblica. La maggioranza conservatrice non si riscontrava nella capitale austriaca, dove i vivissimi fermenti socialdemocratici confluirono nell’esperienza della Comune di Vienna, una rivolta dei quartieri operai stroncata nel sangue.

A complicare il quadro, la crisi economica di quegli anni infoltiva sempre più le fila del nascente movimento nazista d’Austria, che venne per qualche tempo frenato dal cancelliere austriaco. Tuttavia, Dollfuss, grande ammiratore dell’Italia di Mussolini, dal cui esempio trasse ispirazione per modellare una politica improntata su uno spinto autoritarismo e un acceso nazionalismo (tanto che egli inaugurò quella fase che passò alla storia con il nome di ‘austrofascismo’), vide conclusa violentemente la sua esperienza di governo nel 1934, anno paradigmatico per capire le vicende austriache. Da un anno, infatti, i vicini tedeschi avevano eletto Adolf Hitler a cancelliere della Repubblica Tedesca, e il nazismo aveva fatto il suo prepotente e decisivo ingresso sulle scene istituzionali. Il Führer, austriaco di nascita, aveva fatto del pangermanesimo (dottrina che prevedeva l’unione delle popolazione di lingua e cultura germanica sotto un’unica Patria) uno dei punti cardine del proprio programma politico e non aveva pertanto mai nascosto l’obiettivo di annettere l’Austria alla Germania.

Da parte austriaca, una parte della popolazione, capeggiata dai nazisti d’Austria, non disdegnava affatto un’ipotetica annessione, che era invece contrastata da Dollfuss e dal suo amico e alleato Mussolini. Per questa ragione, nel 1934 un colpo di mano organizzato dai nazisti austriaci, supportati dai tedeschi, uccise il cancelliere Dollfuss e preparò il terreno per l’annessione. Le reazioni internazionali, specialmente quelle dell’Italia fascista, che a quei tempi teneva a sottolineare la lontananza e le differenze fra fascismo e nazismo, indussero Hitler a rientrare delle proprie intenzioni e a sconfessare il piano dei suoi alleati austriaci.

L’Anschluss (‘annessione’, in tedesco) era però soltanto rinviata: Kurt Alois von Schuschnigg, il successore di Dollfuss, tentò invano di difendere l’integrità politica, dapprima, e successivamente territoriale della Repubblica Federale Austriaca, ma nel 1936 dovette piegarsi alle pressioni naziste e stipulare un trattato di alleanza, mentre nel 1938, un altro colpo di mano guidato dai nazisti austriaci permise ai tedeschi di entrare a Vienna e sancire, con un plebiscito vinto a maggioranza schiacciante, l’avvenuta annessione dell’ex Impero Asburgico, che non poteva più contare sull’appoggio italiano, al Terzo Reich. Significativo quello che avvenne per le strade di Vienna: documenti e foto d’archivio testimoniano la folla festante mentre sbeffeggiava alcune persone di religione ebraica, costringendoli a pulire l’asfalto esponendoli al pubblico ludibrio. Immagini che, con una violenza disarmante, illustrano in piccolo il cambiamento delle sorti austriache e in grande quello delle sorti europee. Vienna, da baluardo della socialdemocrazia austriaca, divenne teatro privilegiato delle manifestazioni di intolleranza nazista.

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