martedì, Novembre 12

1,8 milioni ai gazebo PD, la sinistra torna sperare e Grillo trema e trama Segnali e significato dell’affluenza alle primarie PD; sul fronte pentastellato va sempre peggio e se ne vedranno delle belle, Mattarella dice che si naviga a vista, manca il ‘ragionamento’ e di conseguenza il metodo di governo delle cose

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Il più inquieto, preoccupato, è Beppe Grillo. Ne ha motivo; anzi, tanti motivi. I sondaggi vanno sempre presi con cautela, ma qualcosa segnalano sempre. I rilevamenti demoscopici di queste ultime settimane, puntualmente confermati dai risultati elettorali, certificano un costante trend negativo del suo movimento.
I grillini sembrano ormai preda di una maionese impazzita: dove amministrano, si tratti di Roma, Torino, Livorno, è meglio stendere un velo pietoso; i loro Ministri, quando vengono ospitati in televisione, inanellano comiche che non strappano sorrisi ma sgomentano.

Citare Danilo Toninelli è come far fuoco sulla Croce Rossa, roba da Maramaldi; anche il collega Alfonso Bonafede, al vertice del Ministero della Giustizia, non scherza. Partecipa a una puntata di ‘Otto e mezzo’, la trasmissione di Lilli Gruber. Gli chiedono in quale Consiglio dei Ministri il Governo ha deciso di negare lo sbarco alla nave Diciotti (la maggioranza ha sempre sostenuto che è stata una decisione condivisa, e non del solo Matteo Salvini). Bonafede risponde: «Il Ministro dell’Interno ha un’autonomia decisionale che in quel caso, seppur non in sede di Consiglio dei Ministri, ha condiviso insieme al Presidente del Consiglio, al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e all’altro vicepresidente del Consiglio. L’avranno fatto nel modo che hanno ritenuto più opportuno». Sopracciglio alzato di Gruber: «Vabbè, non lo sappiamo, non lo sa neanche lei». La contro-replica del Ministro: «Questo atteggiamento mistifica la realtà, state facendo un interrogatorio». Cosa vi sia di mistificatorio in una domanda a cui non si sa come rispondere, non è ben chiaro. Chiarissimi, invece, i ‘limiti’ di chi, evidentemente, non sa che pesci pigliare.

Ancora più evidenti i ‘limiti’ del Sindaco di Roma: esprime cordoglio per la morte di Rosetta Stame, la figlia di uno dei martiri dell’eccidio alle Fosse Ardeatine. Scrive un twitter: «Roma dice addio a Rosetta Stame. Ha dedicato la sua vita a ricordare la tragedia delle Fosse Ardeatine affinché quei terribili errori del passato non si ripetano mai più». Proprio così: ‘errori’; sarà pur stata vittima di un refuso, avrà pur voluto scrivere ‘orrori’. Fatto è che il refuso non l’ha corretto; e non l’ha corretto nessuno del suo staff per le comunicazioni esterne.

Sul fronte pentastellato se ne vedranno delle belle: la coesistenza tra Grillo, Luigi Di Maio, la fronda ‘movimentista’ di Alessandro Di Battista, Davide Casaleggio e la sua piattaforma Rousseau, è sempre più fragile. Una resa dei conti è probabile, persino imminente. Grillo ormai misura in corpore vili il fallimento della sua chimera; contestato apertamente da consistenti frange del suo popolo, è costretto a sparate grosse quanto incredibili. Anche ai suoi spettacoli i ‘pienoni’ di solo qualche anno fa sono un pallido ricordo. E sono insistenti le indiscrezioni sul contenuto, tagliente come un rasoio, del secondo libro di Nicola Biondo e Marco Canestrari; i due stanno rivedendo le bozze di un libro che, chi ha potuto sbirciarle, definisce un documentatissimo e spietato ‘j’accuse’.

Vede bene e lontano un volpone della politica e della prima Repubblica come il democristian-andreottiano Paolo Cirino Pomicino. Regala un’analisi tagliente: «L’Italia è in declino da ogni punto di vista… Gli italiani stanno scoprendo il grande imbroglio del Movimento 5 Stelle. Un movimento autoritario, dove c’è quasi un’entità religiosa, che è il giullare Grillo, e con una organizzazione societaria che chiede soldi ai deputati della Repubblica e li comanda in maniera quasi ossessiva. Il capo politico Di Maio è un prodotto del sottobosco napoletano, dove il grande imbroglio vive, cresce, si agita, ma poi viene puntualmente scoperto. La mia non è un’offesa, è un giudizio politico. Dire, dinanzi ai risultati economici che stanno portando l’Italia in recessione, che questo sarà un anno bellissimo, oppure che gli obiettivi che il Governo si pone faranno crescere il Paese, è una bugia grande quanto una casa, detta con il linguaggio di un imbroglione, nel tentativo di confondere l’opinione pubblica».

Un grande vecchio della sinistra, Emanuele Macaluso, svincolato da tempo da qualunque dovere e fedeltà che non sia nei confronti della sua coscienza, annota che «forse, gli elettori che il 4 marzo dello scorso anno votarono Cinque stelle cominciano a capire, ma i governanti insistono e continuano a produrre danni. Sino a quando? Questo dipende anche dall’opposizione. E soprattutto dal Partito Democratico. Nel quale non si capisce ancora se, dopo le cosiddette primarie, prevarrà l’interesse del Paese o la guerriglia di sempre».

Già: il PD. Quella parte di Paese che lo osserva preoccupato, sgomento, partecipe, ieri, in occasione delle primarie per eleggere il futuro Segretario, ha dato un inequivocabile segnale: ai suoi dirigenti, innanzitutto; e a chi oggi governa. Da Torino a Milano, da Roma a Palermo, e un po’ ovunque, lunghe file dinanzi ai gazebo allestiti per scegliere Nicola Zingaretti, Maurizio Martina e Roberto Giachetti. Una partecipazione, fanno sapere gli organizzatori, «uniforme in tutta Italia, il che rappresenta un voto di opinione e un segnale forte nei confronti del Governo». C’è chi, come il politologo Roberto D’Alimonte si spinge a dire che i flussi elettorali delle ultime regionali in Abruzzo e in Sardegna, e l’affluenza alle primarie certificano che il PD ha smesso di svenarsi’ e perdere voti in favore di altre liste. Chissà.

Certo: questa affluenza è comunque un segnale; a chi governa: nel Paese, per quanto priva di organizzati punti di riferimento, esiste un’opposizione in cerca di rappresentanza; leva la sua voce ogni volta che può, non rassegnata a essere, come è, inascoltata e tradita nelle sue aspirazioni. Un segnale anche per i dirigenti del PD: le fumisticherie in cui si sono prodotti per mesi sono di nessun interesse e utilità. Quando però si pongono domande semplici, di facile comprensione, e non ci si nasconde dietro nebbioso politichese, ecco che partecipazione e interesse si risvegliano.

Chissà se si vorrà comprendere l’ennesima ‘lezione’. Matteo Renzi, per esempio, promette che quale sia il Segretario, lui non farà quel tipo di guerriglia che dice di aver subito. Se l’esperienza vale qualcosa, il futuro segretario bene farà a guardarsi le spalle fin da ora. La promessa renziana ha lo stesso sapore dell’‘Enrico stai sereno’.

Ancora una volta, meno male che al Quirinale siede (e vigila) Sergio Mattarella. Il Presidente, qualche giorno fa ha detto che occorre avere la capacità di immaginare il futuro: «Non chiedo di ragionare in termini di secoli, ma sarei soddisfatto se il Paese almeno ragionasse in termini di decenni».
Se ne deduce che il Presidente Mattarella è insoddisfatto; una insoddisfazione provocata dal fatto che non siragiona’; né in termini di secoli, né in termini di decenni. Si naviga a vista. Manca il ‘ragionamento’ e di conseguenza il metodo (o i metodi) di governo delle cose, e di quello che accade. Di questa mancanza di ‘metodo’ sono responsabili coloro che istituzionalmente dovrebbero averlo: gli ‘inquilini’ di palazzo Chigi e dei vari centri di potere istituzionale. Ma anche coloro che, stando all’opposizione, non sanno, non vogliono fare ed essere i ‘cani da guardia’ del potere. Ormai a cadenza quotidiana il Presidente Mattarella, con ‘grazia’ dice qualcosa di importante e di necessario.

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