venerdì, Luglio 10

Jesse Klaver, e se l’alternativa ai populisti fossero i Verdi?

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È spuntata un po’ a sorpresa proprio nell’ultimo giorno di campagna elettorale e ha fatto breccia nei sondaggi della vigilia del voto per le politiche in Olanda, la stella di Jesse Klaver, 30 anni, leader di GroenLinks, i verdi ambientalisti dei Paesi Bassi. In 5 mila lo hanno osannato come una pop star nel comizio conclusivo ad Amsterdam, dove è apparso in camicia bianca con le maniche arrotolate e ha brindato con un boccale di birra; i media lo hanno dato come vincente nello scontro finale in tv con gli altri capi partitoe l’ultimo rilevamento indicava i verdi al secondo posto con il 12,9% delle intenzioni di voto, dietro i liberal-conservatori del Primo Ministro uscente, Mark Rutte (15,2%), e davanti di un soffio al super pubblicizzato e temuto Partito della Libertà del leader anti-islam e anti-europeo Geert Wilders (12,8%).

Sarebbero, invece, al terzo posto secondo un sondaggio pubblicato da I&O Research a due giorni dal voto. La ricerca, condotta tra il 9 e il 13 marzo su un campione di 2972 persone, indica il Vvd di Rutte in testa con il 15,2% delle intenzioni di voto, seguito dai GroenLinks con il 12,9% e dal Pvv di Wilders con il 12,8%. Al quarto posto, i liberali di sinistra dei D66 con l’11,9%, che superano di poco i cristiano-democratici della Cda con l’11,1%. Altri sondaggi hanno registrato una forte progressione dei verdi di GroenLinks, guidati da Klaver, nelle ultime settimane prima del voto. Il partito dei verdi olandesi ebbe origine 25 anni fa da movimenti quali gli ambientalisti, i radicali, gli evangelisti e i comunisti. 

Klaver, figlio di padre marocchino e madre per metà indonesiana, è un ex-sindacalista, ed è già da alcuni chiamato il ‘Jessiah’: l’alternativa di sinistra al populismo di Wilders. Una sorta di Justine Trudeau d’Europa, se si volessero cercare paragoni con i politici d’oltreoceano. Le parole chiave del programma sono le classiche della sinistra verde: attenzione all’ambiente, integrazione europea, tolleranza e apertura ai ‘migranti’. In un Paese con la disoccupazione che tocca i valori minimi da 5 anni e un ritmo di crescita del 2.3% è naturale che i temi puramente economici passino in secondo piano: il dibattito di queste elezioni sarà per lo più culturale. Motivo per cui partiti come il PVV di Wilders e i Verdi di Klaver hanno ottime possibilità di raggiungere consensi più ampi del previsto, specialmente a discapito dei ‘centristi’, più moderati per quanto riguarda questioni come immigrazione, multiculturalismo e protezione dell’ambiente. Lo stesso Klaver, parlando al pubblico in un meeting all’Università di Leiden (già il luogo dell’incontro fa intuire l’elettorato giovane di riferimento del partito) ha offerto «speranza e cambiamento», affermando di voltare le spalle alla «santa trinità» dei mercati, della crescita economica e del contenimento dello Stato, per sostituirla con «empatia, uguaglianza economica e attenzione ai problemi dell’ambiente».

Klaver potrebbe dunque quadruplicare voti e seggi dei Verdi rispetto alle ultime elezioni del 2012 e dimostrare concretamente all’Olanda e all’Europa che un’alternativa al populismo e alla xenofobia è realmente in campo. Il modello per GroenLinks sono state le campagne elettorali di Barack Obama e gli slogan hanno toccato temi come più uguaglianza, energia pulita e tasse per chi inquina. «Abbiamo dimostrato agli olandesi», ha detto Klaver nel comizio finale, «che è possibile fermare il populismo. Ci sono sempre più persone che hanno le tasche piene dell’odio e dell’egoismo. Le destre oppongono Islam e Babbo Natale, ma poi vogliono muri e confini sbarrati. Non li abbiamo mai sentiti parlare di disuguaglianza e di ingiustizia, di lavoro precario e di cambiamenti climatici. Noi puntiamo su quei valori che sono davvero importanti per gli olandesi: libertà, tolleranza, empatia. A tutti i populisti dico: vogliamo indietro la nostra Olanda!».

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