martedì, Agosto 4

Ttip, apertura tra Germania e Stati Uniti

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Con l’avvento dell’amministrazione di Donald Trump il panorama internazionale ha dovuto fare i conti con una politica che ha ritirato fuori il tema del ‘protezionismo’. Questo è ricaduto sugli Accordi internazionali in fase negoziale, come il famoso Ttip. Sembrava tutto fermo, stagnante. Un’agenzia ha fatto tornare in auge la possibilità di ritornare a parlare dell’accordo: «La cancelliera tedesca Angela Merkel e il ministro americano del Commercio, Wilbur Ross, si sono espressi chiaramente a favore di una ripresa dei negoziati per un nuovo accordo commerciale transatlantico. Solo in questo modo potranno essere superate le divergenze di opinione a livello commerciale tra il nuovo Governo americano guidato dal presidente Donald Trump e l’Europa, ha affermato Merkel, parlando a Berlino in occasione di un convegno del partito cristiano democratico a cui Ross ha partecipato in video collegamento dopo aver cancellato nella vigilia la prevista visita in Germania. ‘Sono a favore di una ripresa dei negoziati per rimettere in moto l’accordo‘, ha affermato Merkel. ‘Come grandi partner commerciali dovremmo avere un accordo di libero scambio. Questo è molto importante per il Governo Trump’, ha detto Ross, che non ha però lesinato critiche in quanto per le auto e il pesce gli americani in Europa pagano dazi maggiori rispetto al contrario. Gli Usa sperano quindi in regole eque, ha affermato Ross. L’Organizzazione del commercio ‘non offre inoltre la tutela necessaria’, ha deplorato il ministro americano, confrontandosi con un’Europa e a una Germania che ritengono il Wto l’arbitro per eccellenza per le dispute commerciali. Ross ha anche lanciato un appello ai tedeschi perché si tutelino dalle mire di conquista della Cina nell’alta tecnologia: ‘vi metto in guardia affinché creiate un sistema di tutela adeguato’, ha concluso». A questo proposito abbiamo intervistato Federico Casolari, Professore associato di diritto dell’Unione europea presso l’Università di Bologna.

Con l’amministrazione Trump sembrava che il Ttip fosse finito, secondo Lei Ross e Merkel hanno annunciato un’ipotetica ripresa dei Trattati?

Quanto alle ragioni, in realtà, se noi guardiamo le prese di posizioni ufficiali, c’era semplicemente stata una sospensione dei negoziati. A gennaio era uscito un rapporto congiunto tra Commissione europea e amministrazione Trump nella quale si dichiarava che i negoziati erano stati sospesi in attesa di definire una posizione statunitense globale sul commercio. Credo che dal punto di vista statunitense, il rinnovato interesse, derivi da una ricollocazione commerciale verso i Paesi europei anziché verso i Paesi asiatici. Dal punto di vista dell’Unione Europea non è mai venuto meno l’interesse dell’accordo, e questo spiega la posizione tedesca. La Germania è leader nella definizione della politica dell’Unione e questa non ha mai nascosto di avere un grande interesse per la conclusione di questo accordo. Credo che l’interesse sia frutto di una ridefinizione globale, per quanto concerne gli Stati Uniti, della loro politica commerciale che guarda verso i Paesi europei come partner commerciali anziché verso i Paesi asiatici o dell’area pacifica, visto che c’è stata una posizione netta di sospensione di un accordo che era già stato negoziato e concluso.

Sarà un ‘braccio di ferro’ visto il protezionismo che caratterizza il Presidente repubblicano?

I punti rilevanti in realtà sono da tempo già delineati. Anche con l’amministrazione Obama il negoziato era bloccato sulla questione degli investimenti, che è un tema estremamente sensibile, non solo per il Ttip, ma anche per tutti gli altri accordi commerciali di nuova generazione dell’Unione Europea. E’ un tema molto delicato, basta vedere le vicende del CETA, l’accordo globale con il Canada, anche in termini di controllo democratico. Altra questione rilevante sono le misure chiamate sanitarie o fito-sanitarie, ossia le misure che vengono introdotte a tutela della salute e della sicurezza degli alimenti. E’ chiaro che sono molto diversi. L’Unione ha standard di tutela elevati e un approccio di tipo precauzionale, mentre gli Stati Uniti hanno un approccio di tipo preventivo e standard che appaiono inferiori rispetto ai nostri. Anche questo è un punto sensibile. Poi c’è la questione dei beni che hanno un’indicazione geografica protetta che per gli stati Uniti sono un elemento problematico. L’approccio con l’Amministrazione Trump è estremamente diverso, anche dal punto di vista generale, il paradigma è protezionista e questo va nella direzione opposta rispetto alla filosofia del Ttip. Si vedrà se questo rilancio è solo una mossa politica o effettivamente i negoziati ripartiranno. L’ultimo incontro si è svolto ad ottobre dell’anno scorso.

Due temi: la Trasparenza della documentazione e le clausole ISDS (la risoluzione delle controversie). Che dire?

Per quanto riguarda la trasparenza, sul fronte europeo, in realtà il negoziato del Ttip ha segnato uno spartiacque. Le preoccupazioni sollevate da questo accordo e dalle sue implicazioni, hanno portato le istituzioni europee a cambiare radicalmente la prassi. Ora non solo il mandato negoziale è stato pubblicato, ma troviamo pubblicati anche i resoconti dei singoli round. Questa è la posizione negoziale assunta dall’Unione. Dal punto di vista della trasparenza, quindi, sono stati fatti dei passi in avanti molto importanti, anche grazie alla società civile e al ruolo del Parlamento Europeo. Questo sarà un accordo, se mai arriveremo a definirne il contenuto e quindi ad adottarlo, misto, vuol dire che che sarà concluso dall’Unione Europea e dagli Stati membri e come controparte gli Stat Uniti. Questo implica che in realtà la ratifica dovrà avvenire ance da parte dei singoli Stati membri. Ci sarà anche un controllo democratico da parte dei parlamenti nazionali.

In caso si arrivasse fino in fondo, come si concilia con il forte sentimento di diffidenza dei Paesi europei nei confronti dell’Unione?

Questo lo ha dimostrato il caso della regione Vallonia che aveva bloccato la conclusione del CETA. Dal punto di vista giuridico esiste un escamotage. Laddove un Paese non autorizzasse la ratifica dell’accordo e quindi bloccasse l’intera procedura, in realtà l’accordo potrebbe essere applicato in maniera provvisoria. Come è avvenuto nel caso CETA, come nel caso di accordo di associazione con l’Ucraina che è stato bloccato dal Parlamento olandese. In realtà ci sarebbe la possibilità di un’applicazione provvisoria, è chiaro che l’iter si complica. Le clausole ISDS, probabilmente il Ttip non avrà questo tipo di sistema, ma un sistema ICS. Verrà istituita una Corte per la risoluzione delle controversie in materia di investimenti. E’ un nuovo modello per far fronte alle preoccupazioni che erano state sollevate, in particolare dalla Vallonia. E’ un modello che vorrebbe dare maggior struttura e solidità all’organo che risolve le controversie, per evitare che ci possa essere una qualche sospetto di parzialità. L’idea è quella di creare un organo permanente. L’idea è quella di istituire una Corte multilaterale. L’Unione Europea vorrebbe che tutti questi accordi di nuova generazione che prevedono disciplina in materia di investimenti, abbiano un meccanismo che preveda per tutti questi accordi un’unica Corte che risolva le controversie.

La presidenza di Antonio Tajani come sarà anche in relazione ai negoziati di questo accordo?

Non penso che la presidenza Tajani avrà un grande ruolo. Non mi pare che al momento ci siano state delle prese di posizione su questo dossier come su altre, particolarmente forti. Saranno altre le istituzioni che giocheranno un ruolo importante, come la Commissione, il Consiglio europeo. Non vedo nel Parlamento europeo, purtroppo, un attore politico forte.

Qualche giorno fa il Presidente del Parlamento europeo ha dichiarato che sul Ttip siamo fermi e si aspettano le posizioni statunitensi.

Schulz, da questo punti di vista, aveva assunto delle posizioni molto più forti che portarono alla pubblicazione della documentazione che all’inizio del negoziato era riservata. Non mi sembra che Tajani abbia preso delle posizioni forti, mi sembra che questa sia la linea di questa Presidenza. Ma vedremo cosa succederà.

 

 

 

 

 

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