martedì, Agosto 11

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11 Settembre. L'America va avanti

 

Tredici anni dopo gli attentati dell’11 Settembre 2001 sul territorio degli Stati Uniti d’America, si può provare a tirare le somme di chi ha vinto e chi ha perso. A che titolo e con che autorevolezza? Col solo titolo e la sola autorevolezza che, sul cuore del cuore di ciò che tocca le radici del mondo oggi, si è legittimati (o delegittimati) in virtù delle idee e dei ragionamenti. Soprattutto se si riesce, almeno si prova, ad introdurre qualche elemento nuovo.

E, dunque, certamente hanno vinto gli ideatori ed i realizzatori dell’attacco, che con quattro aerei (altrui) e qualche migliaio di vittime sono riusciti a rendere protagonista una peculiare radicalità islamica sino ad allora comunque marginale e marginalizzata. Hanno vinto grazie all’inadeguatezza di chi guidava allora l’ ‘America’, George Walker Bush, ed ancor più grazie all’arrendevolezza dei suoi alleati, Italia compresa, che tutto hanno avallato.

Ha perso l’Occidente’, inteso come entità che vuole affermare propri valori. Cioè: imporli in virtù di autosancita superiorità, sostenuta da superiorità militare. Oggi, con tutta evidenza, insufficiente. Se neppure la guida degli Usa da parte di Barack Obama, Presidente straordinario, è riuscita a riprendere le fila del caos, le prospettive sono cupe. Anche perché straordinario Obama lo è in senso etimologico: al di fuori dell’ordinario e, purtroppo, difficilmente ripetibile.

E allora rimane da interrogarsi (e proviamo così ad incominciare a farlo, seguendone percorsi teorici e pratici) se la questione non sia il cambiamento ontologico di comportamenti e prospettive. All’interno della logica della violenza stanno vincendo il ‘forse’ defunto Osama Bin Laden, al-Zawhairi, al-Baghdadi ed i loro sodali ed epigoni.

Forse c’è, invece, un’altra logica ed un’altra strategia. Cominciamo quindi a ragionare e fornire contributi e materiali su cosa significhi nonviolenza (comunque tutto tranne subire passivamente l’attacco dei violenti). E visto che questa partita la cosiddetta ‘nostra parte’ certamente non può vincerla in tempi brevi (ammesso che possa vincerla), interroghiamoci se non valga la pena giocarla altrimenti. E con più possibilità.  

 

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