martedì, agosto 21

Zimbabwe: la caduta di Mugabe, tra manifestazioni e dimissioni forzate Prima rimosso dal vertice del suo partito, poi le trattative per allontanarsi dalla presidenza

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Giornata intensa quella di ieri per Robert Mugabe. Il Comitato centrale del partito di governo dello Zimbabwe, l’Unione Nazionale africana dello Zimbabwe-Fronte Patriottico (Zanu-Pf), ha rimosso dalla segreteria l’anziano leader, sostituendolo con l’ex vicepresidente Emmerson Mnangagwa. La decisione è stata presa al termine di una riunione straordinaria nel corso della quale le segreterie regionali del partito hanno tolto la fiducia al 93enne leader, imponendo il nuovo corso dopo che Mnangagwa era stato estromesso a sua volta da potere nei giorni scorsi da un Mugabe intenzionato a lasciare la sua eredità politica alla moglie Grace.

Estromessi anche numerosi politici di alto livello vicini alla ormai ex first lady Grace. Tra gli espulsi i titolari dei dicasteri dell’Educazione, Jonathan Moyo, delle Finanze, Ignatious Chombo e degli Esteri, Walter Mzembi, il nipote di Mugabe Patrick Zhuwao e il ministro del governo locale Saviour Kasukuwere.

Mugabe poi si è riunito di nuovo con le alte cariche delle forze armate per negoziare su possibili dimissioni dalla Presidenza dopo ‘il golpe morbido’ attuato dall’esercito mercoledì scorso.  Fonti vogliono che il presidente abbia poco dopo accettato di dimettersi dalla carica dopo 37 anni al Governo del Paese.  Anche perché i vertici del suo partito erano stati chiari: dimissioni entro mezzogiorno del 20 novembre, altrimenti impeachment. Nel discorso televisivo di ieri, però, il vecchio Presidente non solo non ha annunciato le dimissioni, ma, anzi, in qualche modo ha rilanciato.

Manifestazioni si sono avute vicino agli uffici di Mugabe, ad Harare. Ecco le immagini raccolte da RT.

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