martedì, agosto 21

Yemen, l’attacco di Riad ed Abu Dhabi: una carneficina che non indebolirà l’Iran I motivi dell’attacco al porto yemenita di Hodeidah spiegati da Eleonora Ardemagni, ricercatrice associata presso l’ISPI

0

La guerra nello Yemen è entrata nella sua fase più critica. Mercoledì 13 giugno Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti hanno invaso il porto di Hodeidah affacciato sul Mar Rosso. Una decisione che nei giorni scorsi aveva visto la mediazione dell’ONU nel tentativo di evitare le operazioni militari che, secondo le stime, potrebbero costare la vita a 250.000 persone. Secondo Save The Children sarebbero 300.000 i soli bambini yemeniti intrappolati nella città portuale.

Le operazioni iniziate all’alba di mercoledì arrivano dopo tre anni di un lungo e sanguinoso conflitto costato la vita a 10.000 persone e definito da Amnesty International “come la più grande crisi umanitaria al mondo”. 22.2 milioni di persone hanno bisogna di un’assistenza umanitaria, di cui 11.3 necessitano di un’assistenza salvavita immediata. 12 milioni di persone sono invece a rischio malnutrizione.

Golden Victory’, l’operazione condotta dalle forze yemenita e supportata da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti mira a riprendere controllo del porto strategico di Hodeidah in mano ai ribelli Houthi aiutati finanziariamente dall’Iran. L’azione emiratina-saudita sembra voler sferrare il colpo di grazia agli Houthi e, soprattutto, al suo alleato iraniano, in un clima di geopolitica regionale che, con il protrarsi della guerra in Siria, e dell’uscita statunitense dall’accordo sul nucleare, risulta sempre più teso. La guerra yemenita è infatti diventata il simbolo della lotta a distanza tra Arabia Saudita ed Iran, una lotta, che, con l’attacco al porto di Hodeidah potrebbe avere risvolti devastanti per la popolazione yemenita. Per fare il punto della situazione e capire i possibili riscontri di tale operazione per la Coalizione guidata dall’Arabia Saudita e per l’Iran abbiamo intervistato Eleonora Ardemagni, ricercatrice associata presso l’ISPI.

 

Perchè si è scelto di attaccare il porto di Hodeidah?

Innanzitutto questa operazione è prima ancora che una volontà dell’Arabia Saudita, una volontà degli Emirati Arabi Uniti che sono i principali alleati e partner di Riad in questo intervento militare in Yemen. L’obiettivo è recuperare la città di Hodeidah che riuslta strategica per due ragioni. Prima di tutto è il grande porto che gli Houthi, i ribelli del nord, ancora controllano. Questo porto affacciato sul Mar Rosso è strategico per la sicurezza marittima del commercio internazionale e del commercio petrolifero. Hodeidah è inoltre strategica perchè è il principale collegamento delle terre del nord, quelle di origine degli Houthi, con il mare. É il porto dal quale entra il 70% dell’import sia a livello di cibo che di medicine e carburante. Riprendere Hodeidah per l’Arabia Saudita e gli Emirati significa tagliare il collegamento che esiste tra il Nord, Sana’a, e Saada, che è la roccaforte dei ribelli, con la costa marittima. Questa accelerazione degli EAU e dell’Arabia Saudita è avvenuta nel momento in cui il nuovo inviato dell’ONU in Yemen, Martin Griffith, stava proponendo alle parti in conflitto un piano per raggiungere un cessate il fuoco e nelle ultimissime ore, quando ormai si era inteso che sia Abu Dhabi che Riad erano pronti a questa operazione, l’inviato dell’ONU si stava spendendo per mettere in sicurezza il porto di Hodeidah, trasferendolo ad un’autorità terza per evitare un conflitto in questa città. La mossa emiratina e saudita è una mossa che sfida direttamente la diplomazia dell’ONU  e viene fatta nel momento in cui si stava cercando di trovare un margine di dialogo anche con gli Houthi per il cessate il fuoco.

Quali sono gli obiettivi di questa operazione militare?

L’operazione è già cominciata, tuttavia risulta difficile valutare esattamente cosa stia accadendo. La propaganda da entrambe le parti cerca di mettere in evidenza le notizie a proprio favore. Comunque, prendere Hodeidah e rimetterla sotto il controllo delle forze della Coalizione sarebbe una grande vittoria per la Riad e Abu Dhabi. Certo è che la frammentazione all’interno di coloro che si oppongono agli Houthi è talmente forte che non vedo prospettive al momento di un ripristino delle istituzioni riconosciute guidate dal Presidente Mansur Hadi, ancora Presidente ad interim. Anche sulla città di Hodeidah le forze di terra che sono pronte a combattere e che stanno creando dei rinforzi attorno alla città, sono prevalentemente forze sono prevalentemente forze yemenite sostenute e addestrate dagli Emirati Arabi Uniti e quindi critiche del Presidente riconosciuto Hadi, per cui lo scenario è molto confuso per quello che potrebbe succedere dopo. La situazione umanitaria e gli yemeniti sono sicuramente i primi perdenti di questa operazione, così come l’ONU, che in questa fasa stava riattivando i propri meccanismi diplomatici, il nuovo inviato stava accelerando i tempi per portare le parti ad un cessate il fuoco e poi negoziare un Governo di transizione.

Si è spesso ribadito il supporto dell’Iran agli Houthi. Ma possono essere considerati un vero e proprio gruppo proxy guidato da Teheran?

Gli Houthi sono un movimento, una milizia yemenita con un’agenda politica interna, con obiettivi politici nazionali autonomia per le terre del nord. Ricordiamoci che gli sciiti dello Yemen, non sono gli sciiti dell’Iran. Gli sciiti zaiditi dello Yemen sono molto più vicini ai sunniti che agli sciiti duodecimani iraniani. L’incontro, il sostegno dell’Iran al movimento Houthi che certamente esiste, ed è stato anche accertato dalle Nazioni Unite in un recente report uscito nel gennaio scorso, come fornitura di armi, di parti missili che vengono poi assemblate all’interno dello Yemen, aggirando l’embargo sulla fornitura d’armi, questo legame tra gli Houthi e l’Iran è venuto a crearsi dopo l’inizio del conflitto militare, dopo l’inizio dell’intervento saudita, proprio perché entrambi cercando di guadagnare spazio. Gli Houthi cercano un nuovo alleato forte e fastidioso per l’Arabia Saudita, appunto come l’Iran e dall’altra parte, l’Iran, ha l’occasione, intrecciando un legame militare con i ribelli yemeniti, di logorare l’Arabia Saudita proprio ai suoi confini.

Fino a che punto l’Iran continuerà a sostenere i ribelli Houthi?

Finora questo supporto dell’Iran agli Houthi è stato un legame pressoché a costo zero per Teheran. A differenza dell’Arabia Saudita, e degli Emirati, che stanno spendendo molto per sostenere questo intervento. Penso che molto dipenderà dalla geopolitica regionale, da cosa accadrà adesso che la Casa Bianca si è ritirata unilateralmente dall’accordo sul nucleare iraniano e quindi dalle scelte politiche che l’Iran farà nella regione nel medio periodo. Penso comunque che ormai il livello di scontro tra Arabia Saudita e Iran abbia il suo perno proprio nello Yemen e sia dunque un elemento purtroppo ineliminabile di questo conflitto, conseguenza, e non causa della guerra yemenita.

Si può dire che la posizione dell’Iran si sia rafforzata nella regione?

L’Iran aveva già guadagnato molto spazio prima in Iraq, poi in Siria, consolidando questo corridoio sciita da Teheran fino a sud del Libano. Certamente lo Yemen è un ulteriore tassello di questa penetrazione regionale degli iraniani e in questo momento possiamo dire che, se nel marzo 2015, quando l’Arabia Saudita avviò questa operazione militare in Yemen, Riad sosteneva di poter tornare a controllare, attraverso il Governo riconosciuto yemenita, tutto il Paese, oggi è invece in una situazione di estrema debolezza. L l’Iran, da parte sua, è in una posizione di maggior vantaggio. Teheran è riuscito a ricavarsi un’area di influenza indiretta attraverso gli Houthi ai confini con l’Arabia Saudita.

In cosa potrebbero consistere dei futuri e potenziali accordi tra le parti?

L’accordo che il nuovo inviato dell’ONU stava delineando e da dove erano uscite delle indiscrezioni nei giorni scorsi prevedeva appunto un cessate il fuoco e quindi successivamente una demilitarizzazione di tutte le milizie, comprese gli houthi, un disarmo  che sarebbe avvenuto sotto la supervisione di un comitato militare creato appositamente e poi da lì la formazione di un Governo di unità nazionale che portasse lo Yemen in una fase di transizione. Un piano che chiaramente sembra ad oggi molto lontano dal concretizzarsi.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore