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Voucher: pro, contro, e quali soluzioni?

Enrico Gragnoli e Carlo Zoli fanno luce su lavoro accessorio e voucher, e una proposta di modifica

voucher
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In Italia i voucher, o buoni lavoro – sistema di pagamento che si può utilizzare per il lavoro occasionale di tipo accessorio – sono stati introdotti per la prima volta nel 2003, con la cosiddetta  ̔Legge Biagi ̓. Questi ticket, erogati dall’INPS, hanno un valore lordo di 10 euro e un netto di 7,50 euro, ma esistono anche buoni da 20 e da 50 euro. I  ̔buoni lavoro ̓ vengono utilizzati dai privati, dai pubblici esercizi e in agricoltura per pagare le prestazioni di lavoro occasionale.

Da qualche mese la disputa è al centro di molti dibattiti poiché la Cgil ha proposto un referendum per la loro abolizione dei voucher che proprio oggi la Corte Costituzionale ha accolto. Il referendum ci sarà, a meno che il Parlamento e il Governo non trovino un accordo sulla modifica della Legge che li regola. A dicembre del 2016 il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha annunciato la possibilità di ridefinire il confine del loro uso, e lo ha confermato, a nome del Governo Gentiloni, ieri al Parlamento.

Fra le Nazioni europee che hanno inserito il pagamento in voucher vi sono Belgio, Francia, Austria, Germania e Regno Unito che hanno introdotto i voucher con metodi di utilizzo e finalità differenti. In Belgio i  ̔titres-services ̓  sono stati introdotti nel 2004: possono essere utilizzati esclusivamente per servizi svolti presso il domicilio dell’utilizzatore o al di fuori, entro un limite massimo di 5200 euro lordi annui. A differenza del nostro sistema, il lavoro accessorio belga è di tipo contrattuale. Si tratta di un contratto di lavoro speciale  ̔atipico ̓ che prevede almeno 3 ore lavorative giornaliere, se la prestazione lavorativa supera i sei mesi il contratto deve passare a  ̔indeterminato ̓. In Francia l’istituto è diverso da quello belga: i voucher francesi, detti inizialmente  ̔Cesu  ̓, sono stati introdotti nel 2006 e venivano usati per lavori domestici e servizi di assistenza ai bambini. Nel 2009 è stata modificata la legge e sono stati introdotti i  ̔Tese ̓, utilizzabili anche dalla piccole imprese per assumere e retribuire i lavoratori occasionali. In Austria i ̔Dienstleistungs check  ̓ sono stati introdotti nel 2006 per il pagamento di lavori domestici, che non richiedono una specifica professionalità. Nel Regno Unito i voucher sono stati immessi nel 2005, ma vengono utilizzati nell’ambito specifico dei servizi all’infanzia, non a caso sono detti  ̔childcare voucher ̓. Infine in Germania nel 2003 sono nati i  ̔mini-jobs ̓, rapporti lavorativi pagati non più di 450 euro al mese e che sono esenti da tasse e contributi previdenziali da parte del dipendente, mentre il datore li versa in maniera ridotta.

Per fare il punto della situazione abbiamo chiesto il parere di due esperti di Diritto del Lavoro: Enrico Gragnoli, professore dell’Università di Parma, e Carlo Zoli, professore dell’Università di Bologna. “In Italia la Riforma sul Lavoro accessorio è stata introdotta dalla cosiddetta Legge Biagi del 2003, con la finalità di far emergere il lavoro nero da determinate prestazioni occasionali (lavori domestici, di giardinaggio, manifestazioni sportive, ripetizioni, ect.)”, ci spiega il professore Zoli, chiarendo come ha preso forma la Riforma sul lavoro accessorio: “la Legge Biagi è stata modificata dalla Riforma Fornero nel 2012, che estendeva anche ai piccoli imprenditori commerciali la possibilità di avvalersi di tale forma di Lavoro, con limite di 2000 € netti per ogni imprenditore, mentre al lavoratore era stato fissato un tetto massimo di 5000 €. La Riforma Renzi (il  ̔Job Act ̓) ha lasciato la possibilità di un uso esteso del lavoro accessorio e il tetto massimo di 2000 € per gli imprenditori, ma ha aumentato a 7000 € complessivi il limite annuo per ogni lavoratore. Per altro non si può negare che il  ̔Job Act ̓ abbia introdotto una norma che cerca di evitare gli abusi: questa prevede che gli imprenditori e i professionisti che ricorrono al pagamento in voucher siano tenuti, almeno 60 minuti prima dell’inizio della prestazione lavorativa, a comunicarlo alla sede territoriale competente dell’Ispettorato nazionale del lavoro”.

Come spiega Gragnoli “in Italia questa legge è stata fatta per istituire, in sostanza, un rapporto di lavoro autonomo e una forma contrattuale facile da utilizzare da parte dei privati. Dunque, la  ̔Legge Biagi ̓è stata introdotta con l’intento di agevolare i privati che avevano problemi organizzativi nel versare i contribuiti ai lavoratori occasionali. Avvalendosi di questa nuova forma contrattuale, che unisce la retribuzione al versamento tasse/contributi previdenziali, i privati hanno avuto la possibilità di pagare regolarmente quelle prestazioni che prima sono sempre state retribuite in  nero”.

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