sabato, giugno 23

Voragine da 21 trilioni di dollari di spese ingiustificate nei bilanci USA È quanto emerge da uno studio condotto da Mark Skidmore, professore di economia, specializzato in finanza pubblica, della Michigan State University

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Stando a quanto dichiarato da Mark Skidmore, professore di economia specializzato in finanza pubblica che lavora presso la Michigan State University, tra il 1998 e il 2015 due dipartimenti del governo federale Usa avrebbero effettuato spese non giustificate per oltre 21 trilioni di dollari. È quanto emerge da un’analisi a tappeto condotta da Skidmore e da una squadra di suoi collaboratori sul bilanci del Pentagono, del Dipartimento per gli Alloggi e lo Sviluppo Urbano e dell’Ufficio dell’Ispettore Generale. L’idea di passare al setaccio i conti del governo federale nasce dalle denunce formulate in precedenza da Catherine Austin Fitts, che in qualità di assistente al Dipartimento per gli Alloggi e lo Sviluppo Urbano sotto l’amministrazione Bush jr. denunciò che l’Ispettore Generale gli aveva confidato che, al luglio 2016, nel bilancio del Dipartimento della Difesa vi era un ‘buco’ da 6,5 trilioni di dollari di spese ingiustificate. Skidmore, confortato dalla sua lunga esperienza nella pubblica amministrazione, pensò subito che la Fitts avesse scambiato miliardi con trilioni, ritenendo che un ammanco del genere fosse troppo grande anche per un apparato colossale come il Pentagono.

Decise quindi di vagliare in prima persona la documentazione, giungendo infine alla conclusione che le stime riportategli erano corrette, come confermato successivamente da un rapporto stilato dall’ispettore generale del Pentagono secondo cui il Dipartimento della Difesa non era stato in grado di esibire una documentazione completa attestante la destinazione finale di quei 6,5 trilioni di dollari di aggiustamenti nel bilancio dell’esercito tirati. Skidmore e la Fitts costituirono allora un gruppo di lavoro composto anche da un paio analisti economici freschi di laurea incaricati di raccogliere i dati e di incrociarli sa tra loro che con i rapporti periodici che l’Ispettore Generale aveva redatto a partire dal 1998, anno in cui entrarono in vigore le nuove regole sulla contabilità pubblica, fino al 2015, anno a cui si riferisce l’ultimo rapporto disponibile. Come ha spiegato lo stesso Skidmore: «a volte il revisore è obbligato a operare un aggiustamento dei conti perché le transazioni che è chiamato a verificare non sono correttamente riportate. Solitamente, le incongruenze riguardano una pozione minima della spesa totale autorizzata, oscillante tra lo 0,1 e l’1%. Ma per quanto riguarda il Pentagono, l’1% corrisponde a circa 1,2 miliardi di transazioni inadeguate […]. Lo studio che abbiamo condotto è incompleto, ma ci ha comunque permesso di rintracciare aggiustamenti per qualcosa come 21 trilioni di dollari. La fetta maggiore spetta alle forze armate. Siamo stati in grado di analizzare accuratamente 13 dei 17 anni presi in esame, e abbiamo trovato 11,5 trilioni di dollari di aggiustamenti soltanto per quanto riguarda l’esercito».

Skidmore non si spinge a ipotizzare che fine abbiano fatto queste montagne di denaro pubblico, né se siano state impiegato per finanziare progetti legittimi ma non dichiarati, o rubate o sprecate, ma tiene a puntualizzare che, a suo parere, ammanchi tanto misteriosi nelle origini quanto consistenti nel volume indicano che c’è qualcosa di profondamente sbagliato nel sistema di assegnazione dei fondi pubblici impiegato dal governo federale. Questa stupefacente mancanza di trasparenza, aggiunge il professore, stride in maniera palese con quanto stabilito il merito dalle leggi statunitensi, che attribuiscono al Congresso il compito di giustificare le spese federali. È interessante notare, a questo proposito, che l’annuncio di un audit da parte del Pentagono è giunto pochi giorni dopo che Skidmore aveva cofirmato con il suo collega di Boston Laurence Kotlikoff un articolo per ‘Forbes’ in cui si dava conto delle sue ricerche. Tale risultato ha indotto il professore ad affermare che «anche se non possiamo sapere con certezza quale ruolo abbiano svolto i nostri sforzi nell’indurre il governo  a riprendere in mano documenti originali e a condividerli con il pubblico, riteniamo che possa aver fatto la differenza», anche se, stando a quanto denunciato dallo stesso Skidmore, alcuni dei link ai documenti chiave grazie ai quali la sua squadra era riuscita a certificare l’inghippo sono stati nel frattempo disattivati – nei giorni successivi, i documenti in questione sono stati reinseriti ed etichettati con indirizzi differenti. «È importante che il Congresso e i cittadini statunitensi abbiano fiducia nella capacità del Dipartimento della Difesa di amministrare correttamente ogni dollaro dei contribuenti», ha commentato il sottosegretario alla Difesa David Norquist cercando evidentemente di smentire le conclusioni di un’approfondita inchiesta condotta nel 2013 per ‘Reuters’ da Scott Paltrow, il quale si era convinto che «negli uffici del Dfas che si occupano di tenere la contabilità per conto di Esercito, Marina, Aeronautica e altre agenzie della Difesa, quella consistente nel falsificare i conti è una procedura operativa standard».

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