martedì, agosto 21

Visita di Erdogan in Italia: polemiche in tutta l’UE Abdeslam a Processo sfida la Corte. Negli Stati Uniti non si placa la polemica sull'immigrazione

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Al via la visita del Presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, in Italia. Nel corso del suo soggiorno a Roma, Erdogan incontrerà il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e il Primo Ministro, Paolo Gentiloni: nei colloqui saranno certamente toccati i temi della crisi sul confine turco-siriano, dove Ankara sta portando avanti una serie di attacchi contro i curdi, e lo stallo sul fronte dell’adesione turca all’Unione Europea: nonostante da tutte le parti si parli di ottimi rapporti bilaterali, è improbabile che i colloqui possano portare ad una svolta su entrambi i fronti.

Prima di incontrare le autorità italiane, Erdogan si è fermato in Vaticano, dove ha avuto un colloquio con il Papa durante il quale, secondo fonti ufficiali, i due hanno parlato soprattutto dello status di Gerusalemme. Nel frattempo, in piazza, si sono avuti scontri tra le Forze dell’Ordine e i manifestanti legati ai movimenti antagonisti e alla comunità turca: il bilancio è di un manifestante ferito e due fermati.

La visita italiana del Presidente turco, ha avuto ripercussioni anche a livello europeo: per l’Unione Europea, la Turchia è importante sia dal punto di vista economico, a causa dei fitti scambi commerciali, sia dal punto di vista politico, a causa del ruolo giocato nella crisi dei migranti. In relazione al difficile rapporto tra Ankara e Bruxelles, fonti dell’UE hanno confermato che i rapporti sono buoni ma che, al momento, le posizioni turche sui diritti civili vanno nella direzione opposta all’eventualità di una sua adesione all’Unione. Più dura la posizione del Governo dei Paesi Bassi che ha ritirato il proprio Ambasciatore ad Ankara: la crisi tra i due Paesi è scoppiata nel marzo del 2017 in relazione alla richiesta turca di svolgere comizi a favore del Referendum Costituzionale (voluto da Erdogan) su territorio europeo. Fonti olandesi hanno dichiarato che tutti i colloqui avuti fin’ora con il Governo turco non hanno potuto trovare una soluzione alla crisi.

Si apre, in Belgio, il Processo a Salah Abdeslam, l’unico attentatore sopravvissuto dopo gli attentati di Parigi del 27 novembre 2016, e al suo complice, Soufien Ayari. Abdeslam, che subito dopo la cattura in Belgio aveva dichiarato di voler collaborare con gli inquirenti, ha poi cambiato posizione rifiutando di testimoniare. Oggi, all’apertura del Processo, Abdeslam ha rifiutato di rispondere a i Giudici affermando di non riconoscere né di temere l’Autorità del Tribunale e di riporre la propria fede in Allah. Il Procuratore Federale belga, Kathleen Gorsjean, ha chiesto per gli imputati il massimo della pena, ovvero venti anni, a cui dovrebbe venire applicata la clausola secondo cui ad una eventuale condanna non potrebbe essere applicato uno sconto di pena superiore a un terzo degli anni di reclusione.

Mentre Michel Barnier, Capo-negoziatore dell’UE per la Brexit, si appresta a partire per Londra e dichiara che, se si vuole raggiungere un accordo, è necessario che non si perda ulteriore tempo, il Primo Ministro inglese, Theresa May, dichiara che la Gran Bretagna uscirà anche dall’unione doganale. Dopo la vittoria al Referendum sull’uscita dall’UE, la parte più moderata dei conservatori inglesi spingeva per mantenere almeno l’unione doganale; questa posizione si scontra però con la parte più aggressiva del partito, quella vicina al Ministro degli Esteri Boris Johnson, che vuole una separazione netta tra l’Inghilterra ed il resto d’Europa. La May, negli ultimi tempi, ha dovuto affrontare una forte fronda interna, guidata proprio dagli oltranzisti che sono arrivati a minacciare la sfiducia al Primo Ministro in caso di nuove concessioni all’UE: le dichiarazioni odierne, dunque, sarebbero una rassicurazione all’ala più conservatrice del partito.

Come reazione alle dichiarazioni della May, Barnier ha affermato che senza l’unione doganale, non sarà possibile evitare l’instaurazione di barriere commerciali.

Una delegazione degli indipendentisti catalani si è recata a Bruxelles per incontrare l’ex-Presidente dell’Autonomia, Carles Puigdemont, la cui dichiarazione unilaterale di indipendenza ha fatto sì che la Catalogna venisse commissariata dalla Spagna, secondo quanto stabilito dall’Articolo 155 della Costituzione. Puigdemont, che non può rientrare in Spagna dove verrebbe arrestato, è fuggito in Belgio da dove ha assistito alla nuova vittoria, seppur di misura, del fronte indipendentista; dopo la decisione degli indipendentisti di ricandidarlo alla Presidenza, però, è sorto il problema dell’investitura: secondo la legge spagnola, il Presidente dell’Autorità locale non può essere eletto a distanza e, a causa della sua condizione di latitante, Puigdemont non può rientrare in Spagna. La visita degli indipendentisti catalani alla villa che Puigdemont ha affittato nei pressi di Waterloo dovrebbe quindi stabilire se sia il caso di restare fermi sulla posizione dello scontro diretto con Madrid o se non sia meglio pensare ad un nuovo candidato. La nomina del nuovo Presidente dell’Autonomia Catalana era prevista per lo scorso 30 gennaio ma, a causa della situazione di stallo, è stata rinviata a data da destinarsi. Un’ipotesi, circolata in ambienti secessionisti, è quella del doppio Governo: uno legittimo in esilio a Bruxelles, uno esecutivo a Barcellona. Questa soluzione, però, è ancora alquanto vaga, soprattutto per quanto riguarda i rapporti tra i due Governi; inoltre, non è detto che tale soluzione possa far decadere l’Articolo 155 attualmente in vigore.

Negli Stati Uniti non si placa la polemica sull’immigrazione. Il Presidente, Donald Trump, nei giorni scorsi, si era detto disposto a concedere aperture sui cosiddetti Dreamers, i giovani immigrati senza documenti residenti negli USA, in cambio del via libera del Congresso ai fondi per la costruzione del muro al confine con il Messico. Oggi, in un Disegno di Legge, presentato dal democratico Christopher Coons e dal repubblicano John McCain, veniva proposto lo sblocco della posizione dei Dreamers senza fare alcun riferimento alla costruzione del muro. La risposta di Trump non si è fatta attendere: senza i soldi per il muro, non potrà esserci alcun accordo sull’immigrazione.

Sul fronte internazionale, va registrata la notizia, arrivata da fonti irachene e confermata da testimoni statunitensi in loco, dell’inizio del ritiro delle truppe USA dall’Iraq: dopo la fine della lotta contro Daesh, non ci sarebbe più bisogno di mantenere le truppe su territorio iracheno. Si tratta della prima riduzione di personale militare USA in Iraq dall’inizio della missione contro il califfato.

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