sabato, ottobre 21

Vietnam: stretta sui blogger

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Il fatto che Donald Trump si sia sfilato dal Trattato Trans Pacifico deve aver indotto qualcuno in Vietnam nel ritenere che l’attenzione nei confronti dei Diritti Umani sia andata scemando. Come se –nelle leve del potere vietnamita- qualcuno si sia sentito in grado di ritenere spente le luci della ribalta sui temi riguardanti i Diritti Umani soprattutto in materia di libera espressione. E così, chiusa la strada alla compartecipazione USA del TPP, il Vietnam sembra voler riprendere certa sua ruvidezza in materia di rispetto dei Diritti Umani, esplicitando alcune radici vetero-comuniste più oscure e retrive. Questo, almeno stando a quel che affermano alcuni esperti in materia e che monitorano lo stato dell’arte in Vietnam.

In ogni caso, il Dipartimento di Stato degli USA ha affermato in pubblico che continuerà ad insistere sul fatto che migliori legami con Hanoi dipenderanno proprio dai progressi che il Vietnam dimostrerà di conseguire in materia di rispetto dei Diritti Umani.

Il Vietnam, in tempi recenti, ha particolarmente inasprito la propria rete di controllo sui media, soprattutto sui nuovi media e sui social, in una Nazione che è tra le prime dieci al Mondo per accessi a Facebook, in modo da impedire quanto più possibile che i blogger e i critici di ogni entità ed estrazione nei confronti dell’operato governativo e politico centrale possano comunicare al vasto uditorio mediatico e virtuale vietnamita.

Almeno 15 persone –secondo le Autorità locali– sono state arrestate nell’arco del 2017, quindi, più che in ogni altra campagna di pressione sui giovani attivisti in atto dal 2011 e tutti con l’accusa di svolgere attività contro lo Stato. Quattro dissidenti -un pastore, un ingegnere, un giornalista ed un avvocato- sono stati arrestati nella sola scorsa settimana. Da una parte gli attivisti affermano di vedere un notevole aumento dell’operato dei loro sostenitori contro il Governo centrale, sotto forma di adesioni, sostegno e forti critiche verso Hanoi, dall’altra non si può che constatare una certa insofferenza da parte dei vertici governativi nei confronti delle critiche che partono dal basso e con una liberalità –permessa dal mezzo virtuale e social- che hanno difficoltà ad imbrigliare e porre in silenzio come auspicherebbero.

Spesso gli attivisti sono arrestati più volte al fine di intimidirli e senza che vi siano capi d’accusa ufficiali aperti nei loro confronti, alcune volte con particolare concentrazione di casi in un certo lasso di tempo a fronte del fatto che –prima e dopo- vengono lasciati agire seppur in modo sempre monitorato chirurgicamente. Il Governo di Hanoi afferma che opera in tal senso solo nei confronti di coloro che infrangono la Legge, in verità ponendo forti restrizioni alla libertà di espressione in particolar modo nei social.

Il portavoce del Ministero vietnamita degli esteri, Le Thi Thu Huang, non a caso ha affermato: «Tutti gli atti di violazione delle leggi sono trattati in stretto rispetto di quanto previsto dal sistema legislativo vietnamita», rispondendo ad una apposita interrogazione presentata dalle Nazioni Unite a proposito dei trattamenti riservati ai blogger vietnamiti, in particolare quando si tratta di arresti e di soggetti posti in stato di carcerazione.

Nel frattempo, il Vietnam può vantare numerosi record conseguiti in materia di produzione, commercio ed in Economia più in generale. La crescita economica vietnamita registra un incremento del cinque per cento annuo almeno nell’arco degli ultimi sedici anni e tutto ciò ha trasformato il Vietnam in una delle più grandi potenze manifatturiere mondiali così che grandi Marchi che vanno da Samsung fino alla Nike oggi traggono grande giovamento dalla manodopera vietnamita –offerta a prezzi fortemente concorrenziali sul mercato del lavoro in Asia e nel contesto più globale- così come ne ha tratto giovamento finora la stessa società vietnamita che si avvia a regimi di prosperità ed una aperta rivoluzione culturale e sociale nel Paese.

Tutto diventa molto più lento quando si tratta di sviluppo politico.

L’inizio della pressione da parte del Potere contro i critici ed i blogger secondo analisti, studiosi ed esperti viene datata al Congresso del Partito Comunista del 2016, quando i vertici della leadership nazionale slittarono vistosamente a favore delle ali più conservatrici e che intendevano porre maggior attenzione alla sicurezza nazionale ed alla disciplina. «Sebbene vi sia un solo partito così come previsto dalla Costituzione stessa, attualmente vi sono numerose fazioni e gruppi di interesse», affermano gli attivisti vietnamiti.

«La scena politica si muove a favore di movimenti sempre più forti, non solo in termini di attivisti ma anche all’interno dello stesso Partito Comunista», ha affermato un attivista vietnamita interpellato da alcuni media internazionali.

Segnali di rotture interne al Partito Comunista ed al suo vertice sono state ravvisate recentemente quando il Partito ha proposto il licenziamento di una vice-ministro accusata di corruzione in relazione al suo ruolo precedente in una Società che si occupa di Energia elettrica. All’inizio di quest’anno, un esponente ufficiale di primissimo livello è stato degradato ed espulso dal Politburo del Partito con una modalità alquanto rara nella Storia del Vietnam.

La identificazione di un nuovo Segretario Generale pare abbia mobilizzato all’estremo lo scenario politico nazionale vietnamita, sebbene non vi siano segnali vistosi in tal senso. E tutto il contesto dei blogger e degli attivisti critici nei confronti del Governo Centrale si è particolarmente mobilizzato dopo le proteste in strada dello scorso anno a proposito di una fuoriuscita tossica da una fabbrica di acciaio di proprietà di Taiwan.

Così, alcuni nomi di blogger vietnamiti sono balzati all’attenzione di tutti i media mondiali, come Ngoc, Nhu Quynh –conosciuta come Mamma Fungo– poi condannata a 10 anni di detenzione nel mese di Luglio scorso. Un’altra blogger famosa è diventata Tran Thi Nga, che nel mese di Luglio 2017 ha ricevuto una condanna a nove anni di carcere.

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